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Proponiamo ai nostri lettori l'intervista che Maurizio Felugo, ex azzurro oggi Presidente della Pro Recco, ha rilasciato a Michael Randazzo, firma del prestigioso sito USA  swimmingworldmagazine.com

In una carriera lunga quasi vent'anni, ha vinto se non tutto, quasi tutto ciò che la pallanuoto gli potesse offrire. Giocando con le migliori squadre di club, vanta un palmares di primissimo piano: sei Champions League, dieci Campionati italiani, nove Coppe Italia, cinque LEN Supercup, una Coppa delle Coppe e una Jadranska Liga.
Anche se Maurizio Felugo è maggiormente conosciuto all'estero per aver indossato 369 volte la calottina azzurra del Settebello.
Tre volte olimpionico (Atene, Pechino, Londra), Felugo ha vinto con il Settebello una medaglia d'argento nei Giochi di Londra del 2012, realizzando tre reti nella finale persa 8-6 con la Croazia.
Dopo il suo ritiro nel 2015, Felugo è rimasto sempre in cabina di regia, ma dalla vasca è passato ... all'ufficio, assumendo la carica di Presidente della Pro Recco, il più prestigioso club di pallanuoto del mondo.
Un ruolo appropriato per uno dei più grandi giocatori che abbia indossato la calottina del Settebello. Brillante la sua carriera a livello di club: Chiavari Nuoto (1988 - 1998), RN Savona (1998 - 2002), CN Posillipo (2002 -2006) e Pro Recco (2006 - 2015).

Maurizio Felugo, ha avuto una carriera impressionante da giocatore, giocando a livello "professionistico" in due fortissime squadre italiane, il Posillipo e la Pro Recco.
L'esperienza che ho maturato al Posillipo è stata la prima lontano da casa, nonostante avessi lasciato Chiavari a 17 anni per giocare nel Savona, squadra ambiziosa guidata da un grande allenatore come Claudio Mistrangelo. A Napoli sono cresciuto molto, ho vinto il mio primo scudetto e la mia prima Champions League, misurandomi con campioni straordinari.  È stata la scelta giusta prima di tornare in Liguria per giocare con la Pro Recco, squadra nella quale poi mi sono affermato a livello internazionale. Giocare a pallanuoto in formazioni così blasonate è certamente impegnativo: a livello fisico perché ci si allena per cinque ore al giorno, a livello mentale perché bisogna convivere con la pressione di dover vincere sempre. Le trasferte e gli impegni con la Nazionale sottraggono tanto tempo alla famiglia, ti costringono a delle rinunce, ma questa è la vita dello sportivo e io sono sempre stato fortunato ad avere accanto a me persone che mi hanno sempre supportato.

Ha rappresentato il suo paese molte volte in tutte le competizioni internazionali. Quanto importante per la sua crescita giocare con gli Azzurri, specialmente nelle Olimpiadi del 2004, 2008 e 2012?
Il Settebello è qualcosa di magico per chi gioca a pallanuoto, la prima convocazione è stata come un sogno che si avvera. Le olimpiadi rappresentano l'apice di uno sportivo, salire sul podio nel 2012 è stato qualcosa di indescrivibile. Perdemmo in finale con la Croazia, quindi la sensazione era un misto di delusione, per non aver portato a casa l'oro, e di orgoglio per il cammino straordinario che avevamo fatto.

Qual' è stato uno dei momenti più importanti della sua carriera con la squadra nazionale italiana?
Con la Nazionale ho vissuto tanti momenti esaltanti e non solo in vasca, perché eravamo un gruppo unito. È chiaro che se penso all'aspetto sportivo, il momento più bello è stato a Shanghai nel 2011: campioni del mondo grazie ad un mio gol a pochi secondi dalla fine. Che cosa può chiedere di più un atleta?

Tra i tanti compagni di squadra ha avuto Stefano Tempesti, anche lui grande campione sia con la Pro Recco che con la Nazionale italiana. Quali sensazioni giocare con lui?
Stefano è un amico, una persona con la quale ci si può confrontare su tutto e su cui puoi contare sempre. Da lui c'è solo da imparare: il più grande portiere della storia della pallanuoto che si allena ogni giorno come se fosse il primo, un esempio per tutti i giovani pallanuotisti. In vasca la sua presenza è tranquillizzante: dà grande sicurezza alla squadra, sai che se sbagli avrai ancora una possibilità di salvezza.

Ha avuto due dei più grandi allenatori di pallanuoto degli ultimi anni: Alessandro Campagna (attuale allenatore della nazionale italiana) e Ratko Rudic (allenatore della nazionale italiana dal 1990-2000). Perchè hanno avuto un così grande successo e in che modo sono diversi e simili nel loro approccio allo sport?
Rudic e Campagna sono due professionisti eccezionali. Credo che Sandro abbia imparato tanto da Ratko, prima come giocatore e poi come suo assistente. Rappresentano il massimo che il nostro sport abbia offerto negli ultimi 30 anni. Io mi reputo molto fortunato ad aver lavorato con entrambi.

Ha appeso la calottina al "chiodo" nel 2015. Ci racconti di questo passaggio dalla vasca alla dirigenza della Pro Recco: nel fare questa mossa ha incontrato situazioni inaspettate?
Un passaggio improvviso, ma molto deciso, mi sono dedicato in maniera professionale come quando giocavo. Sono passati quasi due anni e lo posso affermare: sono contento della scelta che ho fatto. Mi sono trovato di fronte un mondo nuovo, tante difficoltà che ho affrontato in maniera decisa: lo sport aiuta molto ad avere la giusta mentalità.

A differenza di altri club rivali, Pro Recco è stata in grado di mantenere un livello di eccellenza. Perchè?
Il merito di questi successi ha un nome e un cognome: Gabriele Volpi. Ama la Pro Recco e ci mette nelle condizioni migliori per lavorare. La squadra negli anni ha cambiato tanti giocatori, ma non ha mai perso la sua identità. Le vittorie fanno parte del Dna del Club: lo dimostra la nostra storia, sacrifici e passione sono la pietra su cui basiamo i successi di oggi e domani. Qualcuno potrà obiettare: "i campioni aiutano a vincere". È vero, ma da soli non bastano.

La FINA ha proposto cambiamenti fondamentali al gioco, compresi la rosa ridotta, destinati alle competizioni olimpiche. Come crede che queste nuove regole, inclusa l'idea ratificata di soli 11 giocatori per le Olimpiadi del 2020, avranno un impatto sul gioco internazionale?
Non sono questi i problemi da risolvere per migliorare la pallanuoto e comunque penso che prima di decidere si debbano consultare allenatori e giocatori: da loro possono arrivare le soluzioni giuste. Undici giocatori alle Olimpiadi di Tokyo? Tra tutti i cambiamenti proposti, questa è quella mi preoccupa di meno...

Probabilmente lei è principalmente concentrato sulla pallanuoto in Europa, ma cosa pensa della squadra maschile degli Stati Uniti? Sarà possibile per gli americani arrivare in zona medaglie alle Olimpiadi di Tokyo del 2020?
La Nazionale Usa ha perso grandi campioni e deve essere brava a riaprire un ciclo lavorando a lungo termine senza pensare al risultato immediato. Tre anni sembrano molti, ma non lo sono. Gli Usa hanno una squadra molto giovane che può crescere se manderà i suoi atleti in Europa dove il livello di allenamenti e campionati è più alto. L'allenatore saprà tirare fuori il meglio da questi giocatori.

C'è il sospetto che Luca Cupido, che attualmente gioca nell'Università della California potrebbe giocare per Pro Recco terminati gli studi. Quante probabilità ci sono perchè ciòavvenga?
Cupido è un giocatore molto forte e farebbe comodo a tante squadre: senza dubbio il suo arrivo in Europa lo aiuterebbe a migliorare perché potrebbe misurarsi ogni giorno con grandi campioni. Adesso, però, lui è concentrato sugli studi e da papà, più che da presidente, dico che fa bene a mettere l'Università come sua priorità. Oltretutto è un ragazzo di Santa Margherita, delle nostre parti, è chiaro se mai decidesse di tornare a casa lo valuteremo con positività.

 

03 / 01/ 18