«Se non segnavi, non rientrava l'uomo ... e quante volte è finita 0-0 e non è rientrato!». Inizia così la chiacchierata con uno dei grandi "vecchi" della nostra pallanuoto: Mattia Aversa, posillipino doc ma trapiantato ormai da decenni nella nebbiosa Torino. «Arrivai a Torino nel novembre del '63, quando la Fiat iniziò ad interessarsi alla pallanuoto. Sono rimasto in vasca per dieci anni, poi non mi sono più mosso». Vice presidente del Comitato Regionale FIN del Piemonte, ha indossato per 75 volte la calottina della nazionale, dal '66 al '73, prima sotto la guida di Mario Majoni, poi di Gianni Lonzi partecipando alla prima edizione del Campionato del Mondo, quando il Settebello si classificò al 4° posto. «Altri tempi, altro giocare. Una volta si finiva anche 0-0, oggi gol a grappoli. Ma la gente si diverte?»

Certo che se un attaccante, com'era Lei, scatta in controfuga e si presenta davanti al portiere avversario ed impugna ....
«Impugnare cosa? Ai miei tempi bastava un "colonnello" per buttarla a alle spalle del portiere. Oggi forse si fermano ed impugnano la palla. Il gol è emozione non solo per chi lo fa ma anche per chi lo vede fare. Ho visto Ungheria -Italia ai mondiali under 18: 16-13. Ventinove gol. Vulimm pazzià?»

Quindi questo test ai mondiali per capire se le nuove regole funzionano, non le piace?
«No, non è più pallanuoto. In primis la coppia in meno non ha modificato l’idea di giocare con il centro boa che se non ho capito male dovrebbe sparire. Poi il pallone nr. 4: subito ho pensato "questi portieri sono proprio scarsi". Subito dopo ho realizzato: un tiro da cinque metri con quella palla non è imparabile, non lo vedi neppure. La vasca da 25 metri: come prevedibile non ci sono state controfughe e le qualità natatorie risultano ancor meno influenti».

Concludendo?
«Ho subito tanti cambii di regolamento quando giocavo che vedere oggi ancora questo famigerato tiro da 5 metri che aumenta solo la staticità del gioco mi fa proprio pensare ad uno sport soporifero. Ricordo i tempi in cui se prendevi un'espulsione contro potevi tenere la palla per un tempo illimitato, non esisteva la regola della perdita di tempo. Poi si è cambiato: tre falli gravi tiravi un rigore. Mi ricordo di aver tirato dieci rigori. Certo alcuni cambiamenti sono stati essenziali per snellire le azioni, per dare una certa spettacolarità al gioco. Ma credo che oggi si stia esagerando».

Non è che è sopraffatto dalla nostalgia?
«No guardi, fosse per me riporterei il tiro ai sette metri. Forse fra tutte le novità di questo esperimento potrei (sottolineo potrei) salvare i 5 secondi in meno nelle azioni in superiorità: le hanno velocizzate. Ho apprezzato la novità. Gli ex atleti della mia età hanno avuto modo di giocare con il regolamento spesso modificato per rendere lo spettacolo pallanuoto più appetibile. Ciò ha comportato roventi polemiche ma, nel tempo, le modifiche apportate hanno reso il gioco più spettacolare grazie all’emozione che produce il gol. Oggi credo che per dare più spettacolarità alla pallanuoto si dovrebbero evitare le mani addosso, le lotte sul centro ed i grappoli di gol. Sopratutto bisogna lavorare sul giovani, farli diventare campioni. Lasciar sfogare la loro fantasia. Ecco oggi manca proprio la fantasia».

 

30 / 08/ 16