Arbitri e delegati in plenaria ad Ostia: il GUG centrale ha riunito tutti i fischietti per il confronto pre campionato. C'erano tutti i vertici, a cui si è unito Gianni Lonzi ed i due Ct Campagna e Conti. Abbiamo fatto il punto con Massimiliano Caputi, settorista, per "misurare" la temperatura del settore.

Siamo in pieno cambiamento generazionale. Come vede questi nuovi "fischietti" alla luce di una decisione FINA di aumentare l'età arbitrale a 60 anni?
Stiamo aspettando la decisione della FINA che per noi è un'opportunità: avere a disposizione esperienza e professionalità è un valore aggiunto. Oggi rientrerebbero solo tre arbitri (Gomez, Riccitelli e Taccini, ndc) però in futuro diventerebbe un limite costante. Ma nulla cambia all'attenzione ed alla responsabilità per far crescere nuovi talenti. Due fatti che sono indipendenti e che non faranno cambiare i nostri progetti.

Ultimamente si è notato un aumento di "quote rosa". A cosa è dovuto?
E' un aumento graduale iniziato da poco tempo. Chiaramente è un percorso indicatoci anche a livello internazionale voluto dalla LEN, dove si iniziano a garantire posti al femminile, pena la perdita di posti a disposizione. Fino ad oggi siamo stati una delle pochissime nazioni al mondo a fornire un arbitro femminile di primissima qualità, come Cristina Taccini. Un'attenzione che oggi si rinnova perchè il movimento pallanuotistico femminile è di assoluto rilievo, sia numericamente sia di qualità. Quindi era inevitabile che lo stesso movimento producesse un certo numero di adesioni che vanno ad accrescere il valore degli arbitri italiani. E' un percorso che stiamo assolutamente favorendo, è una delle priorità che abbiamo. Ed al raduno precampionato di domenica scorsa erano tutte presenti proprio perchè, e lo spero, le vogliamo coinvolgere da subito in un percorso di crescita come accaduto per Cristina Taccini.

Visto che ha parlato del raduno precampionato siamo alle solite: evitare il gioco fisico, pesante, fischiare meno. In Italia c'è attenzione, nelle gare internazionali meno. Come conciliare questa distonia?
Non basta tirare fuori i cartellini: non saranno mai una sconfitta per chi li riceve, ma solo per chi li dà. C'è una sola strada: il lavoro. Con la conoscenza, con gli affiancamenti, con l'esperienza. Prima parlavo di percorsi: per certi versi non ha senso. Ha senso se giovani e donne sono bravi e disponibili a lavorare. In che modo? Affiancandosi ai colleghi più esperti, ma soprattutto attraverso un percorso di confronto. Ed una delle tante novità di quest'anno. Anche con i due allenatori delle nazionali maggiori (Campagna e Conti, ndc) abbiamo proseguito in questo specifico lavoro sia sabato che domenica. Ma lo faremo tutto l'anno: loro stessi che sono ogni sabato a bordo vasca, contribuiranno a dare dei ritorni al centro tecnico sulle impressioni che avranno dall'arbitraggio delle gare a cui assistono. Un contributo importante di confronto aperto che ha un suo significato: noi non ci allineiamo alle posizioni dei due tecnici ma ci confrontiamo con due professionalità di alto livello. E' l'unico modo per essere coerenti con il movimento e allineati con il gioco. Abbiamo bisogno di non essere arroccati su noi stessi ma aperti al contributo che non deve venire dalle società ma da persone di alto profilo e di alta conoscenza del gioco.
Con l'estero, dalla mia esperienza internazionale, credo che noi italiani siamo stati leader, non solo perchè avevamo il presidente della Commissione Tecnica (Gianni Lonzi, ndc) ma perchè avevamo arbitri leader nel panorama internazionale. Oggi dobbiamo consentire ai nuovi arbitri internazionali di avere il supporto necessario per proseguire questo tipo di attività nel mondo arbitrale. Oggi è un momento di grande attesa su quelle che potranno essere novità regolamentari, d'interpretazione. Ma credo che alla fine la personalità che saremmo in grado di proporre potrà in qualche modo dare il contributo per avere una certa uniformità. Vorrei ricordare che il fallo di simulazione oggi è regola introdotta su proposta di un arbitro italiano.

Alla luce di quanto ci ha detto, ripensando alla prima domanda, forse questo cambio generazionale sta arrivando in ritardo? Abbiamo perso tempo?
Non so se abbiamo perso tempo. So che per molti anni abbiamo provato, abbiamo cercato ma non ci siamo riusciti, certamente non per mancanza di buona volontà ma più concretamente per mancanza di elementi. Una generazione l'abbiamo persa, è sotto gli occhi di tutti. E non credo ci siano responsabilità precise. In questi ultimi mesi, di osservazione e di gestione, abbiamo stravolto tante cose. Cambiamento sarà lo slogan della stagione che va ad iniziare. Abbiamo necessità di cambiare e di semplificare. Sopratutto la necessità di semplificare le interpretazioni, ma anche le valutazioni degli arbitri, quindi in qualche modo di indirizzare la nostra classe arbitrale in maniera più coerente con i tempi. Forse andare incontro alle nuove generazioni significa andare incontro a diverse esigenze, ad una realtà diversa, ad uno stile di vita diverso, quindi non dovranno solo essere i giovani a venire verso di noi ma anche noi andare verso i giovani. Dobbiamo andare incontro ad un mondo che sta cambiando.

Questo è il secondo campionato che non è a bordo vasca a fischiare. Nostalgia?
Non riesco ad averne perchè sono troppo coinvolto in questa nuova attività. No, non ho nessuna nostalgia: sono orgoglioso di quello che ho fatto, spero di aver lasciato qualcosa e spero oggi di dare e trasmettere qualcosa. C'è un gruppo molto ricettivo, molto disponibile a lavorare e meritano di raggiungere certi risultati. Io sarò pronto a dare loro un supporto, un aiuto. Ma non a bordo vasca.
 

 

17 / 10/ 17