E' forse un caso più unico che raro: padre e figlio con entrambi un oro olimpico al collo. Conquistato con lo stesso sport. Il padre, Geppino, oro nel 1960 a Roma, il figlio, Marco, oro nel 1992 a Barcellona. E già, stiamo parlando di Marco D'Altrui, bandiera del Settebello dell'era Rudic, ma anche del Pescara e per ben due anni della Pro Recco. E quel 3 dicembre 1983 vestiva proprio la calottina biancoazzurra quando conquisto la Coppa dei Campioni con la Pro.  

Trentaquattro anni fa era in acqua in questa vasca e stringeva la Coppa dei Campioni. Oggi è qui a ricordare quei momenti. Cosa prova?
Una grande emozione, come del resto mi aspettavo. Solo il fatto di entrare in questo impianto mi sono tornati in mente momenti passati sia di quella grande partita sia di quanto ho vissuto nei campionati quando ho giocato con il Recco. Questa piscina, un tempio della nostra pallanuoto, ci ha visto disputare molte partite anche di campionato. Purtroppo sono passati 34 anni …. Una vita.

Questa sera qui c’è tutta quella squadra dove Lei era uno dei tre stranieri
Ho rivisto con grande gioia tutti i miei vecchi compagni. Alcuni di loro non li vedevo da trent’anni, perché hanno lasciato il mondo della pallanuoto. E’ certamente ero uno “straniero” con, se non sbaglio Bertazzoli, ed il grande Marco Galli. Eravamo “circondati” da genovesi e rechelini. Non nascondo la commozione nell’aver riabbracciato il “mio” portiere, Alberto Alberani che non vedevo da una vita. Una grande bella iniziativa del Recco, non avrei mai pensato di rivivere un momento così.

Lei ha passato due anni a Recco. Che ricordi ha?
Sono stati due anni molto importanti per me. Ero giovane e sono entrato in un club già affermato, con scudetti e coppe in bacheca, ma soprattutto ho trovato una squadra di giocatori esperti che mi ha fatto crescere tecnicamente e mentalmente. Devo solo dire loro grazie per aver costruito qui la mia futura carriera da atleta.

Nella foto
Marco D'Altrui preceduto da Alberto Alberani

26 / 10/ 17

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