Che tra Paolo Barelli, presidente della Fin, e Giovanni Malagò, presidente del Coni, non ci sia sintonia, diciamo così, è cosa nota lippis et tonsoribus, direbbero i latini. I motivi di contrasto risalgono alla corsa (mancata) di Barelli alla poltrona di Malagò. Poi, assordanti silenzi, stilettate giudiziarie, un parlare tra sordi, personaggi distanti anni luce.
Nuovo casus belli, l'utilizzo delle somme destinate alla preparazione olimpica. Malagò, una ventina di giorni fa, aveva reso nota che la Giunta del Coni "in​ considerazione di quello che sta succedendo ha deciso di fare una delibera in cui indichiamo, suggeriamo, richiediamo a tutte le federazioni che tutte le voci appostate in bilancio preventivo per la preparazione olimpica, l'alto livello, anche per le discipline non olimpiche devono essere trasferite a favore dell'associazionismo, sia delle asd sia delle ssd».

​Parole chiare. Ma il presidente del Coni si era spinto oltre con una sottolineatura che non consentiva equivoci, né interpretazioni diverse:​ "Molte manifestazioni e molti impegni – le parole di Malagò - come l'Olimpiade che erano a carico del Coni non sono possibili da praticare e quindi a cascata trasferte, ritiri, premi, integrazioni di giudici, arbitri, commissioni tecniche ecc. tutte devono essere trasferite. Qualche federazione l'aveva portata avanti (leggasi federbasket, ndr), ora c'è precisa presa di posizione del Coni, su cui noi vigileremo».

La (non) disponibilità della Federnuoto si è materializzata con la convocazione del super collegiale del Settebello (30 giocatori con staff) a Siracusa dal 3 giugno al 25 luglio. A spanne una spesa di oltre 200 mila euro. Come dire: Malagò propone, Barelli dispone.​ O meglio: i soldi sono della Fin e li spendo come mi pare.
Una decisione, quella della Fin, che cozza con l'austerity adottata dallo stesso Barelli con la messa in cassa integrazione dei "suoi" dipendenti, il che ha suscitato non pochi malumori al Foro Italico.

Il problema, al di là della contesa diciamo istituzionale tra Malagò  e Barelli, resta comunque un altro. Cui prodest il lungo collegiale del Settebello visto che da qui all'anno prossimo, ben che vada, non sono in calendario impegni internazionali?
Buon senso e valutazione del quadro socio-economico avrebbero suggerito di utilizzare i quattrini di Siracusa per dare ossigeno alle società e consentire all'intero movimento di provare a rialzare la testa, a cominciare dai settori giovanili in molti casi a rischio di ridimensionamento se non di estinzione.

Privilegiare i programmi di Campagna, legittimi da parte di un c.t., in prospettiva Olimpiadi (forse tra oltre un anno), Mondiali (fra due), Europei (idem), stona, usando un eufemismo, con la crisi che sta attanagliando l'intero movimento con migliaia tra atleti di ogni età e categoria, tecnici, istruttori, addetti agli impianti, e che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza di numerose società senza solleciti (ma siamo già in ritardo) ed adeguati quanto auspicabili interventi della Federnuoto.

Infine, ma non ultimo per importanza, il risvolto politico. Emerge in modo sempre più palese il contrasto tra il capo dello sport italiano e il presidente della Fin. Una lotta di potere che poco o nulla ha da spartire con le infinite problematiche sport italiano. Ora le posizioni sono chiare. Tra Coni e Fin è in corso l'ennesimo braccio di ferro. E parrebbe d'obbligo un chiarimento.
Ma, siamo pronti a scommetterci, finirà con la classica tempesta in un bicchiere d'acqua. Clorata, questa volta. A spese della pallanuoto.​ ​

31 / 05/ 20