E’ tornato per una mini vacanza, un weekend lungo con la moglie e i figli: Zétény, 8 anni, che già gioca a pallanuoto e il piccolo Agoston, 6, che per ora nuota e basta. «Quando in un posto passi dieci anni, e ci stai bene come sono stato io a Recco, ti senti sempre a casa», ha raccontato Norbi Madaras. Ha rivisto amici ed ex compagni. Ha sempre la faccia da ragazzino.
37? «Sì, sono trentasette», ma non li dimostra. Comunque, ha chiuso con la Nazionale, il suo presente si chiama Ferencvaros, il suo futuro prossimo sarà un campionato magiaro di altissimo livello, dove arriverà anche Nikola Jaksic, il talento serbo più puro, insieme a Slobodan Nikic. Entrambi al Ferencvaros, che vuole rinverdire i fasti del passato. Con Szolnok campione d’Europa, Eger e OSC, che a sua volta si sta molto rafforzando, appunto Ferencvaros e forse altri ancora sarà un torneo magiaro stellare. Per Recco & C. la rincorsa all’Europa – è certo – non sarà una passeggiata. Il segreto? I soldi, ovvio, cioè le disponibilità economiche dei club ungheresi.
«Non solo per via delle sponsorizzazioni. Lo Stato aiuta la pallanuoto come aiuta tutto lo sport. Non è un caso se la pallamano femminile sia campione (con il Gyori) proprio come lo Szolnok. Il calcio, invece, è ancora indietro perché è più basso il livello medio e non basta comprare tre stranieri forti per competere con le grandi squadre europee».

Un domani potrebbe esserci un ritorno a Recco? «Per ora no. Voglio far crescere i bambini a casa, per via della scuola. Quando saranno più grandicelli,il discorso sarà diverso. E poi, mai dire mai». Da quando è tornato a Budapest, ha un mucchio di proposte interessanti: non solo strettamente pallanuotistiche. La passione per la finanza e la Borsa, che coltiva dopo la laurea in economia, è sempre viva; durante la Final Six ha lavorato da commentatore televisivo e lo stesso dovrebbe fare ai prossimi Mondiali.

A proposto, che ne pensa della prova della Pro Recco? «Credo che sia successo un po’ quello che capitò a noi – al mio Recco, voglio dire – quando perdemmo la Coppa contro il Partizan. Lo avevamo battuto durante l’anno. E’ inevitabile che finisci per giocare con l’idea che tutto debba andare come ti aspetti. Invece, inizi, vai sotto e le cose non cambiano, ti innervosisci. La Pro Recco, nel corso di questa stagione, aveva battuto due volte facilmente lo Jug nel girone. E lo Jug è una squadra difficile, non avevano nulla da perdere. Per i croati è stata la vera finale, hanno giocato una partita al top delle loro possibilità. I miei ex compagni, invece, si sono ritrovati a giocare in salita e non sono riusciti a cambiare il copione della gara. Ma restano quello che, nel calcio, sono Real Madrid o Barcellona».

Questo potrebbe essere il suo ultimo anno con la calottina. Poi, se Madaras resterà nel campo pallanuotistico, certamente non sarà per allenare. «Mi stimolano altre cose: gestire, far crescere una società, impostare il lavoro sui giovani. E, a proposito, in Ungheria sono migliaia quelli che scelgono la pallanuoto. Il materiale umano è enorme».   

 

06 / 06/ 17