Napoli - È il sintomo del malessere che, almeno in Italia, si sta vivendo. E che tanti nascondono, come con la polvere sotto il tappeto: la pallanuoto sta perdendo appeal.
Cosa c’è di nuovo? Poco e niente, se non fosse che gli ultimi a disamorarsi, in ordine di tempo, sono 2 giocatori, giovani e di belle speranze, come si dice.

Gaetano Baviera e Antonio Maccioni lasciano la pallanuoto di alto livello. Per motivi simili, anche se con sfaccettature diverse.
Solo un caso che siano entrambi giocatori, pardon, ex, della Canottieri Napoli. Non è un caso che siano stati tanto coraggiosi da lasciare il certo o quasi, una buona carriera, seppur povera economicamente come questo sport prospetta un po’ a tutti, per l’incerto, lo studio e la prospettiva di diventare qualcuno nel mondo del lavoro.
Basta parlarci meno di 30 secondi per capire che si tratta di due ragazzi perbene, educati e con i piedi ben piantati a terra. Non una scelta azzardata quindi, o dettata dall’impulso di chissà cosa, ma meditata e voluta. E il bronzo alle Universiadi recentemente conquistato con la Nazionale non è servito a far loro cambiare idea.
«L’impegno universitario richiede tempo – dice Maccioni – conciliare lo sport di alto livello con lo studio alla Bocconi non consentirebbe di dare il meglio, bisogna fare delle scelte e pensare prima di tutto al futuro, la pallanuoto in questo momento non garantisce chissà cosa, preferisco trasferirmi a Milano ed iniziare una nuova avventura».
Diverso, almeno nella sua genesi, il caso di Baviera: «Non sento più gli stimoli giusti per dare tutto me stesso alla pallanuoto. Complici dei problemi fisici, durante la stagione non ho potuto rendere al massimo, dopo la Final Six scudetto ho preso la decisione di fermarmi. Troppo stress probabilmente, accompagnato all’impossibilità di seguire i corsi universitari che sono la base per il mio futuro».
Una chiusura totale e definitiva?
«Chissà – prosegue Maccioni – sicuramente nelle cadetterie l’impegno da dedicare agli allenamenti è minore. Ho già ricevuto qualche offerta ma valuterò con calma, non vorrei fare scelte sbagliate»
Meno delineato il prossimo futuro di Baviera. «Ancora non so presso quale Ateneo mi iscriverò – racconta – sceglierò a breve, e di conseguenza in base alla città in cui vivrò e alla disponibilità delle squadre valuterò cosa fare. Ho già ricevuto delle proposte ma non è il momento di decidere, tra qualche settimana si vedrà».
Entrambi pensano, seppur con diverso entusiasmo, ad un ritorno ad alti livelli. «Se ci sarà qualche squadra che mi vorrà tra qualche anno perché no», conclude Maccioni. Si trincera dietro un «non so, vedremo, non lo escludo» Baviera.
L’unica certezza al momento, si trasformeranno nei primi tifosi dei loro ex compagni sugli spalti di una piscina.

UNA CRUDA REALTA'

Torniamo indietro di qualche mese, metà maggio più o meno. Molti ancora ricordano la rissa durante i gironi di qualificazione del campionato Under 20 sanzionata poco e male sia nell’immediato a bordovasca, sia tra le scartoffie del Giudice Sportivo. Ebbene, quei ragazzi, come tutti gli altri ovviamente, sacrificano la loro gioventù per gli allenamenti, rinunciando a cinema, feste o semplici uscite, e facendo i salti mortali a scuola.
Lo sport deve essere maestro di vita prima di ogni altra cosa ma in questo momento ci sono troppi dubbi che lo sia davvero, almeno per quel che riguarda la palla acquatica.
Maccioni e Baviera sono i casi più eclatanti e recenti, ma quanti ancora dovranno fare questa scelta per mancanza di equità nei giudizi, mancanza di capacità nel gestire le gare e, non ultima, mancanza di soddisfazioni economiche?
Chi gioca a pallanuoto sa che non diventerà ricco, ma sa anche che resterà povero se il movimento non tirerà fuori la testa dalla sabbia e si muoverà unito, come una squadra formata da squadre, verso la crescita del movimento.

 

02 / 09/ 17