Mercoledì 4 marzo, sera, l'Iren Quinto affronta la trasferta di Trieste, anticipo infrasettimanale del massimo campionato maschile di pallanuoto. Si gioca a porte chiuse perché il livello di guardia, per l'emergenza sanitaria dovuta al coronavirus, inizia ad alzarsi sempre di più, al punto che quella in casa dei giuliani finirà per essere, per i biancorossi genovesi, l'ultima gara della stagione. Da quella sera infatti i ragazzi allenati da Gabriele Luccianti non scenderanno più in acqua.

È ora il capitano dell'Iren, il ventottenne Luca Bittarello, a raccontare questi due mesi e mezzo trascorsi tra quarantena e voglia di tornare, il prima possibile, a una vita normale.
«È stato un periodo davvero particolare - ammette - perché nessuno di noi era preparato a un'evenienza del genere; una situazione nuova, alla quale ci siamo dovuti adeguare. Per quanto mi riguarda il primo mese è passato abbastanza velocemente, perché sono riuscito a fare tutte quelle cose che magari la quotidianità solitamente mi impedisce di fare. La seconda parte è stata invece decisamente più difficile, perché la mancanza della vita normale e quella della settimana-tipo scandita dagli allenamenti iniziava davvero a farsi sentire. Quello che mi è mancato di più è stato il contatto con i miei compagni di squadra: non soltanto l'allenamento in sé o la partita ma tutto ciò che vi ruota attorno, come la trasferta per esempio, lo stare insieme, prima e dopo un allenamento, sentirsi, organizzarsi, lo scambio dei propri pensieri e delle proprie sensazioni, e non solo riguardo allo sport, perché durante una stagione i compagni diventano come fratelli. Nei due mesi in casa ci siamo allenati comunque "a secco" tutti insieme, in videoconferenza, con il nostro preparatore atletico Armando Turbati, e il nostro tecnico Gabriele Luccianti».

Oltre che capitano della prima squadra dell'Iren Quinto, Bittarello è anche tecnico delle giovanili e pure con i suoi ragazzi ha svolto numerose sedute da casa in videoconferenza.
«I programmi in questo caso li ho acquisiti da una disciplina diversa - spiega - come la kickboxing, per muovere tutto il corpo, non solo a beneficio dei muscoli ma anche del cuore. Mi ero avvicinato a questo sport tempo fa, da infortunato, perché mi ero fatto male a un timpano e non potevo scendere in acqua. Ora l'ho riscoperta insieme ai ragazzi delle nostre giovanili, che invito anche a guardare, una volta alla settimana, una partita di pallanuoto del passato, di Mondiali, Olimpiadi o Champions League. Poi gli chiedo di elaborare statistiche e riferire impressioni sulle differenze tra il gioco di allora e quello di oggi».

Proprio per i campionati giovanili, in vista dell'estate, c'è ancora uno spiraglio, dato che non sono ancora stati dichiarati ufficialmente conclusi dalla Fin.
«La porta è ancora aperta - conferma Bittarello - rimaniamo in attesa di comunicazioni, mentre per la prima squadra, anche se avremmo voluto finire la stagione, sappiamo già che dovremo concentrarci sul prossimo campionato. Avremo quindi un nuovo obiettivo, e questo è fondamentale; spero che a breve potremo tornare ad allenarci, ho visto che già in questi giorni potremmo iniziare quanto meno a tuffarci in mare, quindi non appena le temperature dell'acqua ce lo consentiranno potremo farci una nuotata, naturalmente nel rispetto delle norme». (1-da Il Secolo XIX)

Nella foto di Paolo Zeggio
Luca Bittarello

19 / 05/ 20