Di lunedì, alla Sciorba di Genova, certamente è inusuale trovare nientemeno che l’Orizzonte Catania ad allenarsi. Mai dire mai nello strano mondo della nostra pallanuoto. Succede che in una settimana la formazione campione d’Italia deve andare tre volte in trasferta, a Bogliasco, a Milano e a Sabadell. Dunque che fare? Trasferta a Bogliasco, quindi sosta due giorni a Genova, per poi giocare martedì a Milano, infine volare in Spagna. E sabato affrontare le iberiche in gara uno dei quarti.
Occasione ghiotta per incontrare la regina delle panchine della Serie A1, la “tigre” Martina Miceli.

A Genova in cerca della spinta giusta per affrontare il Sabadell?
Ci siamo fermate qui proprio perché avevamo bisogno di stare insieme. Il campionato ci ha proposto due partite fuori casa nel giro di tre giorni. Quindi abbiamo chiesto a Milano di anticipare un giorno, e grazie alla Locatelli che ci ha ospitato in questa meravigliosa città ci siamo fermate qui. Ma sopratutto ci siamo ritrovate tutte insieme specialmente fuori dall’acqua dopo la lunga pausa per gli europei. Non ci vedevamo da dicembre. A Bogliasco abbiamo preso i tre punti, ma dobbiamo affrontare Milano che viene da un exploit con la Roma, non siamo nella miglior forma né di testa né di fisico. Ma le affronteremo nel modo giusto. (e così è stato, ndr)

La trasferta in Spagna non sarà delle più agevoli: il Sabadell ha mezza nazionale iberica fra le sue fila, e dopo l’ottimo europeo che hanno disputato saranno cariche.
E’ la partita che vale mezza stagione: vincere o fare un’ottima prova vuole dire mettere a marzo la firma sulla qualificazione alla Final Four di Coppa Campioni, che è il nostro obiettivo principale di questa stagione. Poi il ritorno lo giocheremo in casa, anche  se a Catania la gara di ritorno del quarto di finale sarà una partita poco preparata, le ragazze torneranno dal preolimpico. Del resto anche la gara di sabato non è stata preparata come avrei voluto. Lo sapevamo già e del resto la stessa cosa vale anche per il Sabadell. Siamo nell’anno olimpico e tutto passa in secondo piano.

Cosa teme di più?
Non temo loro ma noi stesse. So come possiamo giocare, cosa possiamo fare, ma so anche cosa succede quando non ci mettiamo la testa, per cui credo che dipenda tutto da come scenderemo in vasca.

Come ha trovato le ragazze tornate dall’europeo?
Dopo una competizione così intensa non saranno certamente brillanti, il risultato è stato anche quello che sappiamo. La qualificazione resta comunque l’obiettivo e già loro saranno proiettate mentalmente verso questo traguardo importantissimo. Per ogni atleta è il massimo, ed è giusto sia così, l'ho provato e so cosa vuol dire. Ma è importante che tutto il movimento stia loro vicino perché a Tokyo dobbiamo esserci. E’ l’unico consiglio che mi sento dai dare a tutti: ognuno faccia la sua parte. Dai singoli atleti ai tecnici dei club, ai dirigenti, ai tifosi: ognuno faccia la sua parte e vedrete che a Tokyo ci arriveremo.

La pallanuoto, specie quella femminile, stenta a decollare in Italia. Nel senso che è localizzata in determinate zone. Pensa che si possa allargare in futuro?
C’è una cosa che in generale non mi è mai piaciuta della pallanuoto: ci piangiamo troppo addosso. Ci sono nazioni che stanno peggio di noi e magari oggi sono ad un livello più alto. Il campionato ungherese non è migliore del nostro. In Italia a livello giovanile facciamo ben tre campionati e penso siamo l’unica nazione la mondo. Ripeto: ognuno faccia il suo e smettiamo di piangerci addosso.

Lei è stata a lungo atleta di spicco del Setterosa, e con l’Orizzonte ha conquistato di tutto e di più. Quanto soffre a non buttarsi in vasca al fianco delle sue ragazze?
(risata) No, no. Ho staccato la spina. Certo alle volte vorrei essere io a dirigere le azioni. Ma in acqua mai. Anche perché la pallanuoto è comunque cambiata. Certamente le cose fondamentali sono sempre le stesse nonostante oggi ci sia più preparazione, più fisicità. Un altro pianeta rispetto a quando giocavo io.

Quanto vale la pallanuoto per Martina Miceli?
Tanto, tantissimo. Vale tutta la mia vita. Se oggi sono quella che sono, con i miei tanti difetti e pochi pregi, è perché ho passato un periodo da atleta fantastico. Ho tantissimi ricordi, belli e anche brutti. Ma è un bagaglio che mi porto dietro del quale sono orgogliosissima e gelosissima.

06 / 02/ 20