La feluca è ancora sul tavolo, vestigia della festa del giorno prima. Sul feltro nero - colore che da tempo s'associa alla facoltà d'Ingegneria - sono attaccati i ricordi di una vita: ci sono le medaglie vinte da ragazzo, nei campionati dilettantistici, e poco più in là, quelle dei trionfi in serie A con la Rari Nantes Savona di pallanuoto. Il cappello delle lauree è una macchina del tempo con il biglietto per il concerto dei Linking Park all'I- Days di Monza del 2017 e del viaggio in pullman con gli amici per arrivarci; è il ricordo delle qualificazioni della nazionale italiana di basket alle Olimpiadi del 2016.
Come il fuoco continua ad ardere nascosto sotto la cenere, così, ai tempi della pandemia da Covid- 19, la vita va avanti e i ragazzi continuano a laurearsi. Così ha fatto Lorenzo Bianco, genovese classe 1995, che ha da poco conseguito la laurea magistrale in Ingegneria energetica alla facoltà d'ingegneria nella sede distaccata dell'Università di Genova a Savona.
La tecnologia è corsa in soccorso del giovane ingegnere e ha ridotto le distanze con la commissione d'esame: niente aula magna e strette di mano questa volta, la discussione si è svolta su un software per conferenze, ognuno da casa propria.
Ad assistere alla laurea c'erano settanta persone tra amici e parenti, ma le distanze di sicurezza sono state abbondantemente rispettate: la diretta Facebook ha permesso a tutti di essere presenti. Lorenzo ha portato davanti alla commissione una tesi sperimentale e in lingua inglese redatta assieme al suo compagno di classe d'origini indiane Abhinav Sawhney.
«Abbiamo lavorato duramente a partire dalla scorsa estate, ma, per fortuna, la parte di laboratorio l'avevamo terminata a dicembre, prima della quarantena forzata. Non è stato facile lavorare a distanza, ma ce l'abbiamo fatta».
Sedute interminabili su Skype e telefonate di ore per cesellare questo lavoro che è valso a entrambi gli studenti la dignità di stampa: «Abhinav ha deciso di rimanere in Italia nonostante la possibilità di rimpatrio. È rimasto per concludere il percorso di studi e gliene sono grato».

La sveglia, la mattina della laurea, è suonata presto, in tempo per prepararsi di tutto punto per il grande appuntamento: il vestito da cerimonia pronto dalla sera prima, la colazione per avere l'energia necessaria e poi alle 9,50 davanti allo schermo del pc, ad aspettare il proprio turno.
«Devo ammettere che è stato strano ritrovarsi a casa a discutere la tesi. È una cosa che ricorderò sempre».
Davanti a lui, dietro lo schermo del pc, la mamma, il babbo e il fratello maggiore con la fidanzata. Tutti a fare il tifo per Lorenzo, «ma con una poker face sempre stampata per non lasciare trapassare le emozioni».
È lo spirito di adattamento che ci permette di andare avanti in momenti difficili come questo che stiamo vivendo. Si prosegue, cambiando le nostre abitudini anche di un poco, ma quel tanto da farci leggere la realtà in modo sostanzialmente diverso. Così i professori non mancano al rituale della riunione per deliberare sul voto, anche se, questa volta, l'aula è una sala virtuale; gli sguardi e i sorrisi carichi d'attesa s'incrociano tra i pochi presenti fisicamente: mancano gli amici e i parenti, anche se collegati in streaming. Poi il voto, una bottiglia stappata, gli abbracci e le lacrime trattenute a stento; dal web i cori di sfottò - come da tradizione alla lauree - e i complimenti: « Ora posso dirlo: è una liberazione aver finito. Allenarsi due volte al giorno e studiare non è stato facile. Ho raccolto la sfida e l'ho vinta».
Ora conta solo il presente, anche se al futuro s'inizia già a pensare, ma per qualche meritato svago: «Prima che si conclamasse la pandemia, sognavo il coast to coast dell'America alla Jack Kerouac». (1_ da La Repubblica-Genova)

29 / 03/ 20