Tutto incominciò in un lontano giorno d'estate del 1947: Giordano Goggioli, grande atleta e poi giornalista, forse non si sarebbe mai immaginato che trascinando nell'Arno quel gruppetto di ragazzini che stavano giocando sul pontile, dando loro cuffia e pallone, avrebbe fatto scoccare un amore infinito per la pallanuoto in un uno di loro che, personaggio poliedrico nel tempo, prima atleta, poi coach, quindi dirigente ormai di lungo corso, non l'avrebbe mai tradito. Inizia così la storia di Gianni Lonzi amico, per non dire amante, della pallanuoto. Da allora tempo ne è passato e tanto: mandato a farsi le ossa con la squadra di nuoto della Rari Nantes Florentia, tornando a cimentarsi con il pallone, arrivò quindi ad essere titolare della prima squadra che lasciò nel 1963 dopo aver scontato una squalifica di cinque mesi (proprio lui!) per il rifiuto a buttarsi in vasca, con tutta la nazionale, a Belgrado in quanto l'acqua era troppo fredda (15°). Ma anche dopo essersi appeso al collo l'oro Olimpico a Roma nel 1960.

Quindi arrivò a Camogli dove rimase fino al 1966. Anni felici in quella meravigliosa cittadina che, risparmiata dai disastri della guerra, rappresentava in toto la terra di Liguria, con le sue caratteristiche crêuze, le scalinate, i pescatori nel porticciolo. Ma anche con i "camoglini" doc della Rari Nantes.
Racconta "Puigi" La FirenzaGianni era sempre disponibile, sempre pronto a fare tutto. Ricordo che si metteva anche a pitturare le tavolette di legno per nuotare (allora non erano di plastica)  con i nostri colori. Un giorno mi feci male ad un ginocchio: il primo a soccorrermi fu proprio lui e mi accompagnò all'ospedale. Avevo il ginocchio molto gonfio e il medico mi disse che avrebbero dovuto tirarmi fuori del liquido. Gianni, alla vista del sangue che usciva, scappò via e dopo un pò una suora entro nella sala medica chiedendo chi fosse quel signore nel corridoio prossimo allo svenimento. Non lo dimenticherò mai».

La storia camoglina finì e nel 1967 ecco il Lonzi rechelino.
Ma nel mezzo una parentesi che racconta cosa vuol dire essere un uomo di sport: siamo a Firenze, è il 1966. La gente scappa, le strade sono fiumi impazziti. Gianni Lonzi non esita e si tuffa. Saranno una quarantina le persone che salvò durante la terribile alluvione. E gli valse anche la medaglia d'oro al valor civile.

Due anni in biancoceleste, due titoli nazionali. Eraldo Pizzo, allora giocatore e allenatore dice di lui:«Era uno stakanovista. Sempre ad allenarsi, avrebbe voluto che anche noi di Recco andassimo al mattino a fare allenamento. Ma a quei tempi (come oggi del resto...) si doveva lavorare, la pallanuoto non dava i soldi per campare. Io avevo il bar e scappavo in piscina per la partita si e no dieci minuti prima, mentre lui sempre a fare vasche». Ricordi che il tempo non cancella.

Appesa la calottina al chiodo, eccolo sulla panchina della nazionale giovanile. Nel 1970 a Belgrado ha in formazione tal Nanni Moretti: il tecnico lo schiera a centrovasca, in cabina di regia. Anni dopo Moretti dichiarerà «Che avessi una chiamata alla regia, Lonzi fu il primo ad intuirlo».
Poi il salto sulla panchina della nazionale. Nel '72, alle Olimpiadi di Monaco come vice di Mario Majoni (ma era il più il tempo che seguiva le gesta di colei che poi sarà la sua compagna per la vita: Antonella Ragno, oro nel fioretto !), quindi come Ct, con un argento nel '76 alle Olimpiadi di Montreal, ed un oro ai mondiali di Monaco nel '78.
Chiusa la carriera da tecnico ecco la dirigenza in LEN e poi in FINA, e, specie con quest'ultima, ha girato il mondo per parlare di pallanuoto, per far capire e crescere questo sport.  Oggi ha lasciato la TWPC (commissione tecnica pallanuoto) nel massimo organo mondiale, dove, a dirla tutta, ha lottato strenuamente contro personaggi a dir poco ambigui, in difesa della pallanuoto, la sua pallanuoto, fatta solo di gioco e regole.
Ed infatti come ha chiuso la porta in FINA, sono incominciate le fantasticherie.
Ma è rimasto nella TWPC della LEN, da dove continua la sua battaglia contro chi vuol ridurre la pallanuoto ad un gioco da oratorio.

Nominato Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi, si porta dai lontani anni '50, quando andavano di moda i soprannomi, quello che più sbagliato di sbagliato non potrebbe esserci: Ciro.

Ed al Cavaliere, come affettuosamente oggi tutti lo chiamano, non appena compare sempre perfetto in giacca e cravatta, noi gli auguriamo buon compleanno. Oggi sono ottanta. Auguri Gianni !

Una foto storica: la Rari Nantes Camogli nel 1965


 

04 / 08/ 18

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