Alla fine la stretta è arrivata. Ma anche tante le proteste. La chiusura di palestre e piscine fino al 24 novembre, che, seppur i controlli a campione in settimana avevano dato esiti soddisfacenti, mette in crisi un settore già duramente provato pochi mesi orsono.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, il vero problema di fondo non sono gli impianti ed i gestori: tutti hanno fatto la loro parte, e quei pochi che hanno sgarrato, sono stati giustamente sanzionati.

Ma il vero problema sono coloro che frequentano gli impianti: nessuno lo ammette, tutta Italia fa finta che non ci sia, ma in realtà c’è, eccome se c’è. Perchè chi esce dalla palestra o dalla piscina, dopo aver fatto attività fisica, eccolo protagonista nella cosiddetta “movida”: allora salta mascherina e distanziamento, ed i contagi proprio da quelle zone a rischio altissimo si sono propagati. Sfiorando chiaramente chi è in perfetta forma fisica, ma, sopratutto gli asintomatici, che sono diventati i “cavalli di Troia” del virus con famiglie, amici, conoscenti.

E’ doloroso ammetterlo, ma con questa chiusura si cerca disperatamente di bloccare proprio questa assurda catena.

Waterpoloitaly ha contestato più volte le scelte della FIN in una situazione di emergenza, dove dirigenti federali e di club si sono pronunciati sempre ignorando una realtà epidemiologica lontana dal loro quotidiano. I contagi si sono visti, appena è scesa in vasca la Coppa Italia, sia maschile che femminile. Idee poco chiare, suggerimenti fantasiosi, proposte strampalate, vista sopratutto la riottosità della FIN a sovvenzionare economicamente qualsiasi tipo di tentativo di ripresa.

Oggi Paolo Barelli chiede a gran voce al premier Conte di stanziare 3 miliardi di euro per lo sport: certamente potrebbe sembrare una richiesta lecita, ma la FIN, seconda federazione più “ricca” d’Italia cosa ha già fatto dopo la crisi della scorsa primavera? Forse si è “salvata” solo i suoi centri federali? Forse ha fatto una rettifica di bilancio mettendo a “perdite” ben quattro milioni di euro?
Ci suona molto strano come sui social non si leggano queste cose: forse fa più comodo schierarsi “contro”?

«Il problema vero – ha dichiarato Barelli all'Agenzia Italpress - è l'inconsistenza dei provvedimenti che non sono stati presi negli ultimi 4 mesi per quanto concerne i mezzi pubblici e la scuola, che sono ambiti dove la diffusione del contagio è trasversale alla società italiana. Palestre e piscine hanno speso centinaia di migliaia di euro per adeguarsi alle norme e addirittura superarle, incrementando le disposizioni sul distanziamento e sul limite controllato di utenza».

Forse Barelli dimentica che per tutta l’estate, con il virus in grande circolazione, è stata proprio la politica in toto a fregarsene preoccupata a fare campagna elettorale: basta vedere cosa è successo in Liguria, quando il governatore uscente e ricandidato si faceva fotografare in giro per il territorio con i piatti tipici dei vari luoghi, ed oggi grida allo scandalo per il blocco dello sport di base.

Ed è addirittura pazzesco che un onorevole, per giunta uomo di sport arrivi al punto di pensare ad una “ribellione” del mondo sportivo, come ha dichiarato all’Agenzia ANSA: «Se non ci sono interventi immediati - conclude la dichiarazione all'ANSA di Barelli - che permettano alla società sportive e ai gestori di palestre e piscine di credere ancora nel governo, non solo ci sarà il fallimento totale, ma è prevedibile una protesta inesorabile sui territori».

E ci fa veramente sorridere, in conclusione, che sia proprio una sua affermazione in merito a studi epidemiologici:«Quale è lo studio epidemiologico alla base di questa scelta?».

Forse lo stesso che ha coinvolto le squadre che hanno partecipato alla Coppa Italia, dove nessun tipo di protocollo è stato rispettato?

Al link >< il testo del DPCM con le norme che andranno in vigore domani,  26 ottobre 2020.



 

25 / 10/ 20

Potrebbero interessarti