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Ungheria-Italia 12-11

Ungheria: Vogel, Angyal, Manhercz 1, Zalanki, Vamos 2, Nemet 1, Sedlmayer 1, Kovacs 1, S. Jansik 1, Denes Varga 4 (1R), Pohl 1, Batori, V.Nagy.
All. Tamas Marcz
Italia: Del Lungo, F. Di Fulvio 4, Molina Rios, Figlioli 1, E. Di Somma, Velotto, Renzuto 2, Echenique 1, N. Presciutti, Bodegas 2, Aicardi 1, Bertoli, De Michelis.
All. Sandro Campagna
Arbitri: Margeta (SLO), Zwart (NED)
Parziali: 3-4, 3-3, 4-2, 2-2.
Note: usciti per limite di falli nel IV tempo Nemet(U),  Jansik (U). Espulso per proteste nel III tempo N.Presciutti(I). Nel IV tempo Vogel(U) para tiro di rigore a Di Fulvio. Superiorità num. Ungheria 5/10, Italia 5/12. Spettatori 500 circa. Settebello con il lutto al braccio in memoria di Piero Borelli.

Il commento del Ct Sandro Campagna al link ><

L’Italia cede a testa alta contro una grande squadra, che senza dubbio farà tanta strada. L’Ungheria di Tamas Marcz è squadra giovane, gioca una pallanuoto da manuale, e sopratutto non patisce subire ed andare sotto come storicamente in passato. Anzi, ha dimostrato che pur rincorrento per tre tempi il risultato alla fine ha tirato fuori gli attributi giusti per imporsi, seppur di misura.
L’Italia non ha giocato male. Ha buttato tanta voglia in questa partita, perdendo forse la giusta lucidità in difesa dove ha commesso alcuni errori poi rivelatisi fatali. Per quanto riguarda il nuovo regolamento impostato dalla FINA, entrambe le squadre sembrano aver assimilato bene i cambiamenti, al contrario di altre nazionali, vedi la Serbia, in difficoltà, non dovendo più fare solo della “forza” la loro arma offensiva.
Campagna comunque può essere contento, anche se a fine gara era fortemente rammaricato: la strada imboccata è quella giusta e di qui a Tokyo 2020 certi meccanismi, sopratutto certe incertezze difensive, siamo certi che scompariranno.

Ungheria con Vogel fra i pali, al posto di Nagy. Ma veloce, molto veloce. Azzurri che non sembrano intimoriti dalla loro foga, anzi, ribattono colpo su colpo.
Questo il leit motive di una partita vibrante, giocata a viso aperto, nonostante si ha l’impressione che qualche aiutino da parte della coppia arbitrale ci sia stato.
E’ l’Italia a cancellare l’equilibrio iniziale con Aicardi, che realizza a uomo in più. Quindi inizia un batti e ribatti che vede sempre però il Settebello andare avanti, anche di due reti. C’è da dire che la differenza fra le due formazioni si vede nelle azioni in superiorità: l’Ungheria ha una circolazione di palla veloce e precisa, l’Italia non riesce a finalizzare al meglio. Così gli azzurri perdono per ben due volte il doppio vantaggio: il 4-2 realizzato da Di Fulvio, è vanificato dalla rete di Vamos, mentre il 6-4, di Bodegas, è azzerato prima da Jansik e poi da Pohl che porta il risultato nuovamente in equilibrio(6-6). Ci vuole una prodezza di Renzuto, a 13” dalla seconda sirena a riportare in vantaggio un’Italia che, fino a questo punto, non dipiace.
E’ ancora il Settebello a prendere l’iniziativa dopo l’intervallo lungo: Di Fulvio infila Vogel da posizione defilata, ma il +2 è vanificato da un capolavoro di Denes Varga che, subisce una marcatura asfissiante, va sotto, ma la sua mano non molla la sfera fino a quando non trova il varco per bucare Del Lungo. Gesto atletico fantastico.
E la replica magiara non tarda: Kovacs dal oltre il perimetro, finta il passaggio ma sorprende ancora il numero uno azzurro per la rete dell’ 8-8. C’è da dire che l’Ungheria non concede tregua, ma sopratutto sfrutta ogni minima leggerezza della difesa avversaria che, a dirla tutta, non sembra garantire quella compattezza a cui Campagna aveva fatto appello prima di queste finali. Come la rete che pareggia il vantaggio di Renzuto, nata dall’ennesima sbavatura difensiva: Del Lungo respinge il tiro di Kovacs, raccoglie Nemet e come un falco lo infila dai due metri.
Sul 9-9 arriva anche il penalty: è Figlioli a causarlo, mentre Varga realizza il primo vantaggio magiaro del match. La sirena ferma le due contendenti: per la prima volta l’Italia va al riposo subendo un risultato negativo.
L’ultimo quarto si apre con due prodezze di Vogel, che para un penalty a Di Fulvio, e Del Lungo, su Vamos, riscattando così entrambi alcune sbavature fin qui mostrate.
Ma nulla può il portiere azzurro difronte al tap in volante di Varga: l’Ungheria prende così il largo, portandosi sul +2.  Adesso è il nervosismo a serpeggiare fra le fila azzurre, la fretta di concludere porta a tiri sbilenchi, facile preda dei difensori avversari che, all'opposto, fanno girare la palla con calma e sicurezza. Campagna avverte la situazione di stallo: chiama time out, e catechizza i suoi.
E a dirla tutta i suoi ragazzi lo ascoltano: l’azione riparte e dopo pochi passaggi è Chalo Echenique ad infilare Vogel, poi  capitan Figlioli senza perdere le staffe mette a segno l’undicesimo gol azzurro. Siamo a 1’ dal termine, e arriva l'ennesima disattenzione in difesa, il tiro di Manhercz che non perdona. Ansia, rabbia, paura di perdere: negli ultimi 57” secondi i sentimenti sono soffocati dalle mani addosso ungheresi, che portano la finale a casa.

 

 

06 / 04/ 19

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