Terza piscina nel Levante ligure che chiude. Alla “Ravera" di Chiavari, già sotto osservazione per un crollo del soffitto nella palestra, è venuta giù una parte di controsoffitto. Chiusura inevitabile, dunque, ma le previsioni di riapertura?
Difficile dirlo, perché l’ammaloramento della piscina non è un fatto occasionale, ma i problemi sono apparsi già da anni, nonostante la piscina non sia poi così vecchia, visto che stata inaugurata nel 2006.

Ma costruire una piscina proprio in quel punto della città è stata solo una scelta figlia di ripicche e litigi a cui i politici del tempo non si sottrassero, scegliendo uno spazio angusto, anziché ristrutturare la storica vasca del Lido, da allora abbandonata ed oggi in forte degrado.
La struttura della Ravera soffre di un difetto di costruzione, come mormora radio vasca: la mancanza di un intercapedine  fra i controsoffitto ed il soffitto, che avrebbe dovuto raccogliere vapore acqueo e, peggio, quelli del cloro. Così la struttura si è ammalorata.

Nella soprastante palestra mesi fa la prima avvisaglia, con il crollo del soffitto, come si legge sul magazine Piazza Levante, nell’articolo a firma di Danilo Sanguineti: «La storia recente inizia nei mesi scorsi, ed inizia con il crollo di una porzione di tetto nella zona sud est della struttura, al livello della palestra, ovvero dove si allenano atleti e atlete in forza alla Pro Chiavari.
Viene giù il controsoffitto, viene giù una parte di tetto, non si fa male nessuno solo per miracolo, visto che la seduta di allenamento era terminata pochi minuti prima e ci si stava preparando per quella successiva. Fatto sta che la sala viene dichiarata inagibile e dal Comune di Chiavari, che è il proprietario dell’immobile, parte tutto l’iter per i lavori straordinari e urgenti».

Lavori che terminati nei giorni scorsi con la messa in sicurezza del tetto, hanno evidenziato lo stato di criticità anche del soffitto della sottostante piscina.
Queste le dichiarazioni, a Piazza Levante, dell’assessore Massimiliano Bisso, che per amor di verità, è anzitutto un architetto:«Non si può dire che il soffitto della palestra sia stato realizzato a regola d’arte, così come risulta discutibile costruire una palestra e una piscina con una struttura in ferro, visto che il ferro è continuamente esposto ai vapori di cloro che, come noto, sono molto corrosivi. Non c’ero e se l’hanno fatta così, avranno avuto i loro motivi».

Dunque ancora una volta per colpa della politica lo sport paga dazio. Con la speranza che gli amministratori oggi in carica pensino seriamente di mettere mano al progetto di ristrutturazione della storica vasca del Lido, senza limitazioni temporali come si mormora in città: d’inverno alla Ravera, d’estate al Lido.
Sarebbe ancora una scelleratezza fatta da incapaci, per evitare di riconoscere gli errori del passato.  

 

26 / 04/ 21