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Hanno fatto il giro del mondo sul web,  le lacrime di gioia delle ragazze coreane, quando, nella partita con la Russia, a 3’44” del terzo tempo, Daseul Kyung lascia partire il tiro che, superata la Golovina, s’insacca alle sue spalle. E’ la prima rete della nazionale coreana di pallanuoto realizzata nella sua “breve” storia.
Basti pensare che solo due giorni prima, contro l’Ungheria, la Corea ne aveva subito ben 64, senza realizzarne una. E’ stata una festa sulla panchina  coreana, come se questi campionati relegati in quella penisola asiatica che separa la Manciuria dal Giappone, li avessero vinti loro.

Bisogna analizzare la storia di questa squadra, per capire il perché di questa gioia.
Le regole della FINA (forse assurde?) impongono la partecipazione ai tornei di pallanuoto alle squadre del paese che ospita i Campionati. La Corea del Sud non ha campionati di pallanuoto, né esistono club. Che fare? Sono state raccolte un mese e mezzo prima dell’inizio dei campionati alcune nuotatrici ed ex giocatrici che hanno praticato all’estero la pallanuoto. Ed ecco la nazionale pronta a sfidare chi, da oltre un secolo, ha una vera e propria cultura per questo sport.

«Quando ho tirato, non pensavo che la palla sarebbe entrata – ha dichiarato Daseul Kyung-. Ho dato tutto me stessa in questa partita, e devo dire grazie alle mie compagne di squadra: senza di loro non sareiu mai riuscita a fare quel tiro. I nostri allenatori ci hanno detto che eravamo qui per mostrare al mondo che siamo pronti a combattere. E ci hanno fatto i complimenti perché secondo loro siamo molto cresciute in questa prima fase di gare». (fonte france waterpolo)

Cosa succederà dopo il Mondiale è difficle saperlo: ma certamente la strada per divulgare la pallanuoto crediamo sia un'altra. L'insegnamento paga. L'imposizione no.

20 / 07/ 19