Quello che è accaduto sabato scorso alla Zanelli di Savona, non è stata una novità. Non è stato un fatto sporadico, isolato. Certamente da qualche tempo non veniva sollevato un polverone mediatico per un “pugno”, ma a dirla tutta, ogni sabato c’è chi esce dalla vasca con qualche microfrattura, con una costola incrinata, con qualche livido di troppo.

La pallanuoto, finché saranno tollerate le “mani addosso” è questa. Non facciamoci illusioni di repentini cambiamenti. Finchè la classe arbitrale non sarà obbligata a buttare fuori quel giocatore che si “attacca” o “spinge” o “abbraccia” l’avversario, resterà questa.
C’è chi invoca la prova televisiva: ma quello che accade sott’acqua chi lo potrebbe sanzionare? Allora cerchiamo di tenere saldamente i piedi a terra, cerchiamo di non lasciarci prendere dall’emotività del momento. Perchè basta andare a vedere una partita di Serie A2 femminile per rendersi conto che quanto è successo a Savona è dietro l’angolo.
Non è “il caso” a dover far riflettere, è “l’andazzo”.

E’ l’arbitro che tollera (sopratutto in campo internazionale) a doversi uniformare a quello che non tollera. E’ l’applicazione di un regolamento scritto ma non applicato, purtroppo solo e sempre interpretato. Quando questo andazzo cambierà, allora si potranno punire certi gesti.
Ma fino ad allora, continueremo a sentire tante, troppo parole. Troppe volte anche a sproposito.

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta che Fulvio Di Martire ha inviato a Lorenzo Bianco in data odierna e il comunicato stampa del Presidente del Savona. Giudizi e deduzioni le lasciamo ai lettori.

Ciao Lorenzo,
sono Fulvio il papà di Gianpiero Di Martire. In questi giorni come potrai immaginare ho provato tantissime emozioni, dalla rabbia alla incredulità, al disgusto alla paura. Ho riflettuto molto ed ho preferito aspettare qualche giorno prima di scriverti queste righe. Se l'avessi fatto prima, probabilmente sarebbero state dettate solo dalla rabbia e dalla paura. Invece a mente un po' più calma voglio chiederti scusa (quelle scuse che mio figlio Gianpiero si aspettava che tu gli facessi). Si, scusa perché ho provato rabbia nei tuoi confronti e non ti nascondo che avrei voluto farti provare ciò che tu hai fatto provare a mio figlio.
Poi a dir la verità due episodi mi hanno portato a riflettere: una frase di mia moglie, "Fulvio non cambiamo il modo di educare i nostri figli. Facciamogli capire che alla violenza non si risponde con altra violenza"; ed una risposta di Gianpiero a chi gli diceva che in futuro anche lui potrebbe, giocando, far male a qualcuno. Lui ha risposto così: "Mi auguro di non far mai male, soprattutto in maniera così predeterminata e violenta".
Beh, oggi posso dirti che mio figlio è vittima della tua violenza ma anche tu sei vittima di questo sistema malato che fa della "morte tua vita mia" il suo motto. A questo io non ci sto!
Anche io ho giocato "qualche" partita di pallanuoto e so che non è danza classica. Ho avuto però la fortuna di avere allenatori del calibro di Paolo De Crescenzo, Enzo D'Angelo ed altri, che mi hanno trasmesso i valori della lealtà e della sportività.
Forse in nome di questi valori, oggi tanto solo decantati, la tua società dovrebbe indurti a riflettere sulla gravità del tuo operato, magari adottando un provvedimento disciplinare che si sostituisse alla giustizia sportiva. Ecco, questo vorrebbe dire concretamente prendere le distanze da tale gesto, e non solo a parole.
Hai 23 anni e potresti essere mio figlio. Ti prego, rifletti su queste mie parole e mi farebbe piacere poterti offrire un caffè per chiacchierare serenamente insieme e fare in modo che questo spiacevole episodio possa per te rappresentare un momento di crescita. Saluti.
Fulvio

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Il comunicato stampa del Savona

“La Rari Nantes Savona non può che dispiacersi e anche scusarsi per l’accaduto e formulare i migliori auguri di pronta guarigione al giovane Gianpiero Di Martire.
Allo stesso modo non possiamo lasciare passare senza commento l’attacco mediatico che abbiamo subito in queste ore con frasi lesive della nostra dignità e storia.
Come Presidente trovo fuori luogo e voglio augurarmi frutto dell’emozione del momento le affermazioni fatte dal sig. Triunfo quando afferma “ …solo perché un avversario non è preparato tecnicamente e tatticamente a fermarlo e l’unico modo che riesce a mettere in campo è spaccargli il naso con un pugno ben preparato e pensato. Noi alleviamo campioni perché possano dare al Posillipo e all’Italia prestigio, non alleniamo “punchball” per frustrati, dementi, incapaci”
Rari Nantes Savona ha allevato intere generazioni di campioni e tuttora svolge il difficile ruolo di allevare degli uomini, nella serietà nel rispetto delle regole e nell’essere uomini ritti senza cercare scorciatoie.
L’episodio, perché di questo si tratta, seppure deprecabile e stigmatizzato anche dalla nostra Società, fa parte di un’azione di gioco di un gioco che è divenuto negli anni sempre più duro e aggressivo con momenti di autentica brutalità.
Non mi pare il caso di enumerare le volte che i nostri atleti sono usciti dalle piscine di tutta Italia con danni fisici importanti senza che mai nessuno, nemmeno il sig. Triunfo,  sia intervenuto in nostra difesa. Nella stessa azione anche il nostro Piombo è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari, il colpo ricevuto è stato premeditato ? Dovrei affermare con forza di si, ero in piscina, ma non mi unisco a questo penoso coro.
Forse è giunto il momento che tutti, soprattutto gli adulti o presunti tali, moderino i termini e rendano la presenza in acqua dei giocatori meno nervosa, forse tutti potremmo fare in modo di lavorare per regole più chiare e per il rispetto rigoroso delle stesse con serietà e professionalità alla ricerca di un gioco più divertente, meno fisico e conseguentemente meno stressante.
Forse noi adulti dovremmo lavorare su noi stessi evitando di trasmettere ai ragazzi, significati sbagliati di agonismo, forza e determinazione e anche significati sbagliati di furbizia e scaltrezza.
Non aiuta ne Di Martire ne Bianco ne tutto il movimento della pallanuoto il tono usato in queste interviste, ma rende l’episodio ancora più triste di quello che è.”
Rari Nantes Savona
Il Presidente
Maurizio Maricone

Nella foto: sangue su volti del passato
Goran Radjenovic, durante una partita di Coppa dei Campioni Anni'80
Luca Giustolisi, durante una finale scudetto fra Recco e Posillipo

06 / 03/ 19