Italia squadra da battere? Alla vigilia dei 34° Campionati Europei di pallanuoto, Sandro Campagna, Ct azzurro e artefice della vittoria del Mondiale coreano, ne è convinto, vista la bella prova del Settebello al quadrangolare di Cuneo: «Abbiamo celebrato molto, ultimamente, la vittoria del Mondiale. Questo torneo ci ha rimesso mentalmente in una competizione internazionale. Tutte le squadre vogliono battere l’Italia, sarà un percorso difficilissimo, i ragazzi lo devono sapere».

Il Ct teme un calo di concentrazione, soprattutto perché c’è chi deve conquistarsi ancora il pass per Tokyo: «Sarà un anno molto difficile, dove bisogna essere preparati sotto tutti i punti di vista. Già agli europei troveremo squadre agguerrite che vorranno qualificarsi per le Olimpiadi. E se hanno visto in alcuni momenti l’Italia messa in difficoltà penseranno che lo potranno fare anche loro, dobbiamo essere consapevoli di questo. È stato molto utile aver preso parte al quadrangolare, sono contento di come i ragazzi hanno affrontato le partite con USA e Ungheria. Contro i magiari la squadra ha reagito bene dopo il primo tempo sotto l’aspetto fisico, ed ha giocato una partita vera. Sono stati due ottimi confronti».

A che punto è la preparazione?
Siamo ancora indietro, non stiamo bene, dobbiamo perfezionare tante cose. Abbiamo lavorato più sulla struttura del gioco, adesso ci manca qualcosa per consolidare. Le tre partite iniziali del torneo dobbiamo vincerle, la prima l'avremo con la Grecia che è in crescita, non sarà per niente facile da quanto ho visto a Cuneo, ci darà del filo da torcere. La Francia ha battuto la Germania nel torneo in Montenegro. Saranno partite che dovremo sfruttare anche per migliorare ulteriormente. Come struttura di gioco dobbiamo perfezionare la difesa, troppi gol presi, dobbiamo fare meglio nell’uno contro uno. C’è tanto ancora su cui lavorare.

Secondo lei anche a livello individuale?
Il pressing non lo facciamo con la giusta intensità e con la giusta tecnica. Spesso poi lo subiamo parecchio, siamo molto distanti dalla porta. E questo è anche un discorso psicologico dell’uno contro uno. Sono stati troppo facili i gol con tiri dai sei metri di Vamos e Zalanki, senza nessuna pressione, senza aver tentato di farli tirare da sette metri e oltre stando molto più sulle gambe, in anticipo per evitare di far prendere all’avversario la posizione troppo comodamente. Fatti che nulla hanno a che fare con la tattica, ma è più un discorso di uno contro uno, un discorso più psicologico.

Cosa l’ha soddisfatta dopo le tre partite di Cuneo?
Mi entusiasma sempre il gioco di squadra che si vuole applicare. Se giochiamo individualmente si vede, come per esempio contro gli USA. Se giochiamo da squadra, siamo una gran bella squadra. Belle parole di sicuro, ma lo dovremo applicare quotidianamente. E’ il punto dolente su cui lavorare.

Non vi nasconderete agli Europei?
Non c’è niente da nascondere. Se giochi un attimo per nasconderti perdi di 4 o 5 gol con tutti. Dobbiamo affrontare tutti a viso aperto. Poi si può anche perdere, ma comunque mettendo quella ferocia e quella fame che ci hanno sempre contraddistinto.

Gli arbitri. Lei si è lamentato dopo la prima partita, dopo la seconda di più.
Con l’Ungheria meglio senza dubbio. Le prime due giornate sono state devastanti sotto un certo punto di vista. Con i magiari sono stati più positivi e di conseguenza si è vista anche qualche giocata migliore. Quando si distrugge il gioco e si crea confusione con l’aggressività non va bene. I giocatori vanno tutelati perché gli eccessi poi sfociano nel gioco violento. Con gli Usa già alla fine del primo tempo ero convinto che ci scappasse la scazzottata. Era nell’aria e gli arbitri non l’hanno saputa gestire. Poi con le indicazioni e le giuste raccomandazioni che ci sono state, grazie senza dubbio a Gianni Lonzi, gli arbitri si sono adeguati immediatamente a quanto gli si dice.

Anche la classe arbitrale necessità di un rodaggio con l’applicazione delle nuove regole?
In questo Europeo ci saranno molti fischietti alla loro prima esperienza perché la LEN sta mettendo in atto un ricambio generazionale. Le indicazioni devono essere chiare e precise. Ricordo che prima del mondiale ricevemmo un book dove di ogni minima situazione si entrava nel dettaglio. E quando c’è una cosa scritta che viene applicata dall’inizio alla fine vuol dire che c’è un metodo. Poi si può non condividere la regola, ma se è uguale per l’Italia campione del Mondo e la Nuova Zelanda che è l’ultima, vuol dire che il metodo viene applicato bene. A me piace quando c’è. Si può criticare, ma ci si adatta. Alla seconda partita del Mondiale ho capito come fosse l’andazzo ed ho fatto adeguare a quel tipo di arbitraggio i giocatori. A Cuneo non c’è stato criterio, mi auguro che agli Europei ci sia una linearità, un criterio uniforme dalla prima all’ultima partita. Questo deve avvenire: poi se c’è l’impeding o non c’è basta che ce lo dicano. Ma su tutto chiarezza e linearità.

Damonte e Di Somma  non verranno all’Europeo. Perché questa scelta?
E’ solo un problema di turnover, voglio far crescere tutto il gruppo. Oggi è toccato a loro. In altre competizioni, prima delle Olimpiadi toccherà ad altri. Voglio tutti al massimo per il rush finale di Tokyo. Ho scelto Fondelli perché aveva già saltato il Mondiale per infortunio e non mi sembrava giusto escluderlo un’altra volta. Ripeto: dobbiamo crescere tutti insieme.

 

 

 

10 / 01/ 20