Ciò che Andrea Mangiante ha illustrato nell'intervista pubblicata sul nostro sito due giorni orsono, ha trovato "fedele" applicazione nell'incidente che ha provocato la sospensione di Bogliasco-Posillipo e nella susseguente pletora di comunicati delle due società.
Il risultato, poco edificante, è sotto gli occhi di tutti: in questo sport manca la professionalità dirigenziale, manca quello spirito di squadra che dovrebbe caratterizzare un armonico svolgimento di un campionato. Come sempre ognuno cerca di far vivere il proprio orticello con la sola propria luce, cercando di offuscare quella altrui.
Sabato pomeriggio, chi scrive, era presente alla piscina Vassallo. Ha vissuto attimo per attimo tutto quanto è successo. Che ci fossero problemi all'impianto elettrico prima della gara, è innegabile: la vasca era illuminata ma non funzionava il tabellone. Infatti prima che le due squadre si schierassero a bordo vasca per la presentazione, alcuni ragazzini hanno portato un tabellone "manuale" che indicasse solo il risultato, sistemato davanti a quello elettronico (foto in basso).
Quindi dopo che le squadre si sono schierate a bordo vasca per la presentazione, dopo che lo speaker aveva presentato tutto il Posillipo, nel bel mezzo delle presentazione della squadra di casa, si sente uno scoppio e l'impianto di illuminazione si spegne del tutto. Panico? No: il delegato FIN, Domenico De Meo, ex arbitro di comprovata esperienza, concede i canonici 30 minuti di sospensione nei quali però non accade nulla, se non un gran vociare, discussioni, illazioni, scoppio di mortaretti fuori dell'impianto (più che mortaretti si potrebbe tranquillamente affermare bombe carta), e, quasi a tempo scaduto, salta fuori l'ipotesi di andare a Camogli. Siamo rimasti ad osservare la scena, in silenzio, incuriositi e sorpresi dall'atteggiamento delle persone a bordo vasca (era presente anche il designatore arbitrale Claudio Maggiolo), dallo scambio di accuse, dalle ipotesi più strane e stravaganti che venivano annunciate. Anche perchè il problema elettrico si è venuto a scoprire che non riguardava solo la piscina, ma l'intero quartiere di Bogliasco alle spalle della piscina, come del resto ci è stato confermato dall'ENEL che abbiamo interpellato in serata.
Siamo anche molto scettici sulla proposta dello spostamento a Camogli: alla Baldini era in corso un torneo di acquagol, con circa 150 bambini, e quindi il loro spostamento non sarebbe stato cosa facile.
La conclusione di questa storia è comunque poco illuminata da un regolamento obsoleto. I trenta minuti di sospensione, l'ora e mezzo necessaria ad approntare il cambio della vasca dovrebbero essere rivisti: se si ha un impianto di riserva e questo non è immediatamente disponibile, a che serve?
Sui comunicati delle società nel post partita preferiamo stendere un velo pietoso: il gioco a scarica barile non fa parte della nostra filosofia nè del nostro comunicare.
Riteniamo, invece, che la dimostrazione di altissima professionalità si evince dal comportamento di un arbitro a bordo vasca, che asillato da dirigenti e giocatori, ha giustamente affermato:«Il mio dovere si ferma dopo i tre fischi. Cosa succederà dopo? Non spetta a me dirlo, c'è la giustizia sportiva, io sono solo l'arbitro della partita».
Come dire: ad ognuno il proprio compito. Cari dirigenti, fatevi un bell'esame di coscienza.

PS. Le società avevano stabilito di giocare le partite di campionato alle ore 18. Ma nell'incrocio nord-sud si gioca sempre in orari diversi da quello stabilito. Capiamo i motivi di ordine economico legati ai costi del viaggio, ma la girandola di orari è indice di un campionato per molti aspetti dopo lavoristico

 

 

20 / 11/ 16