La piccola grande buona notizia è che al Torneo Ravano debutta la pallanuoto. Il “Ravano” era nato come manifestazione calcistica dedicata ai bambini delle scuole elementari genovesi, voluta da Paolo Mantovani, il presidente dello scudetto sampdoriano. Per arbitrare la finale di quel gioiellino dello sport giovanile italiano, non a caso, arrivavano i migliori fischietti della serie A. Negli anni il Ravano, oggi all’edizione numero 33, è diventato una sorta di Olimpiade ligure per i bimbi del terzo, quarto e quinto anno delle primarie, con calcio maschile e femminile, basket, pallavolo, rugby, vela, ciclismo, scherma, atletica, canottaggio e, da quest’anno, pallanuoto.

C’è gente che prova a promuovere la pallanuoto. Con tornei che possano avvicinare i bambini a questo sport, o invitandoli alle partite di Coppa (Felugo, Pro Recco) o che trasforma una partita in evento (Sport Management, Brescia, Roma in A2) e prova a far diventare una piscina un salotto. Recentemente, sfogliando vecchio materiale d’archivio, abbiamo potuto verificare quale fosse il dibattito sulla pallanuoto a inizio anni Settanta. Periodo in cui, peraltro, con il doppio turno nel fine settimana, i giornali (almeno in Liguria) dedicavano pagine intere alla pallanuoto. Beh, sapete qual era il motivo di fondo della discussione? Dare maggiore popolarità e visibilità alla pallanuoto, stabilire riunioni tra club a livello nazionale, intanto lamentando la scarsa caratura dirigenziale. Ah, dimenticavamo: come dare più incertezza al campionato nel periodo della prima serie d’oro della Pro Recco a cavallo fra anni Sessanta e Settanta.

Oggi non è cambiato nulla, al di là della questione riguardante il Recco, su cui si potrebbe discutere all’infinito. Ovvero: sbaglia chi cerca di essere sempre più forte o chi rinuncia a provare ad imitarlo? A parte questa questione, comunque locale, italiana, il punto – a livello di scenario internazionale - è che ormai tutti hanno capito che la salvezza della pallanuoto non è stravolgerne le regole ma diffonderla, “venderla” in modo adeguato e professionale.

La bufala che giocare in vasca da 25 contribuirebbe ad aiutare i Paesi che hanno meno vasche grandi è ridicola. Anche perché per il campo da 25 metri non basta una piscina da 25, dove al massimo si potrebbe montare un campo da 22-23 metri. Nel caso, si potrebbe ribattezzare la disciplina, anziché pallanuoto, palla-pozzanghera.

Insomma, è come se per un malato (quasi) tutti avessero individuato la cura giusta ma (quasi) nessuno volesse applicarla. C’è da sperare che sabato 13 la Len si schieri compatta per il no alle nuove regole e che in luglio a Budapest il congresso Fina possa sancire l’uscita di scena di personaggi come Maglione, Marculescu e i lori accoliti. Per quanto riguarda l’Italia, come ha detto Gu Baldineti nell’intervista a questo sito, sarebbe indispensabile rilanciare i playoff tradizionali che in tutti gli sport a cominciare dall’Nba sono la vetrina annuale.

E poi – a casa nostra – sedersi a un tavolo, discutere e provare a rinunciare agli interessi di bottega è chiedere troppo?

11 / 05/ 17