Quando lo scorso anno rientrò dall'Australia, Maurizio Felugo dichiarò a waterpoloitaly che avrebbe voluto portare quell'evento fantastico, Waterpolo by the Sea, in Liguria. Dopo un anno l'evento sarà sul palcoscenico più chic del jet set internazionale: Portofino.

Maurizio Felugo, perchè Portofino?
Innanzitutto è la località a noi più vicina, e poi come impatto mediatico è senza dubbio l'angolo di Liguria più famoso nel mondo. Ma non solo: credo che si presti anche logisticamente molto bene per buttare a mare un campo da pallanuoto. Fino ad oggi non era mai successo. E poi non dimentichiamo che gli australiani hanno subito accolto con entusiasmo la nostra proposta, sopratutto per gli sponsor e patners Portofino un brand mondiale, logico quindi coinvolgerli.

Che risposta si può aspettare dal mondo "estraneo" alla pallanuoto, dai turisti che affollano tutto l'anno la piazzetta del Borgo?
E' un messaggio indirizzato proprio a  chi è estraneo al nostro mondo. E' l'occasione per conoscere da vicino ragazzi e ragazze straordinari in un contesto spettacolare come Portofino. Mi auguro che resti in cuor loro un'emozione unica, un mix che oggi in piscina è sempre più complicato costruire.

Lei è reduce dai Mondiali di Budapest: una media di 7mila persone all'Alfred Hajos. Facciamo un  passo indietro: Final Six di Euroleague alla Acquatic Arena con oltre 10mila spettatori. Che effetto le ha fatto questa immensa cornice di pubblico a cui non siamo abituati?
Un effetto incredibile, non c'è dubbio. L'Ungheria in questo momento ci ha ampiamente surclassato in fatto di impianti. Basta solo pensare noi a Recco. Chiaro che l'affetto del popolo magiaro verso la pallanuoto è decisamente superiore al nostro. Ma è altrettanto chiaro che quando hai a disposizione impianti di questa  caratura è certamente più semplice organizzare eventi e sopratutto riempirli, sia con il nuoto che con la pallanuoto. Un salto che in Italia è ancora molto, troppo lontano.

Abbiamo parlato di Budapest: una stagione "ungherese" molto sfortunata per noi.
No non ha portato fortuna a nessuno: Brescia, Recco, Settebello e Setterosa. Un rammarico per tutte le nostre squadre che sono andate sul Danubio per giocarsela. Sono comunque cose che succedono nello sport. E' l'ennesima dimostrazione che nulla è scritto in partenza l'ha data la Croazia. Nessun addetto ai lavori avrebbe scommesso un cent sulla sua vittoria, pur avendone un grande rispetto, e considerando che Sukno pochi giorni prima dall'inizio del mondiale era anche infortunato. Tutti ci siamo riempiti la bocca con l'invincibile Serbia: poi ha capitolato mestamente.

Certo che se non si fossero rotti gli equilibri nel Settebello ...
Sicuramente non è stato un problema da poco. Ma è anche vero che il lavoro di Campagna ogni anno è straordinario, vista la facilità con cui riesce a cambiare i giocatori e avere sempre un livello di gioco molto alto. Credo forse che per una volta il fatto di aver incontrato la Croazia dopo averla battuta a Siracusa abbia creato inconsciamente una certa rilassatezza sopratutto in una squadra giovane (d'esperienza) come quella scesa in vasca a Budapest.

Alfred Hajos e Acquatic Center hanno fatto il pieno. Ma ad Albaro la Final Eight del prossimo anno come la vede?
Il presupposto è che quello che abbiamo visto a Budapest per ragioni proprie della struttura sarà impossibile replicarlo. Ma credo che in tutta Italia non esista un impianto eguale. Di sicuro cercheremo di creare un evento che lasci un buon ricordo in città. Albaro è un impianto storico, che ha il suo fascino, e certamente avrà bisogno di un buon restyling per accogliere il maggior numero di spettatori. Spero che si venga a creare quell'atmosfera che ho vissuto a Budapest, con un pubblico caloroso. Cosa che è mancato, per esempio, nelle due edizioni precedenti a Barcellona. Durante tutto l'inverno la risposta di Albaro (ma quella coperta, con tutte le sue problematiche) è stata molto positiva, raggiungendo sempre la massima capienza consentita. Segno che Genova ama la pallanuoto.

Parlando di campionato, quest'anno che Recco vedremo?
Quando si perde bisogna cercare di analizzare le sconfitte nel modo più equilibrato possibile, senza cercare alibi, prendendo anche decisioni dolorose, come quella di ridurre una rosa che negli ultimi anni è stata anche troppo abbondante. Sopratutto per quei fuoriclasse che venivano poco utilizzati e quindi non riuscivano a dare il cento per cento  nelle uniche gare in cui dovevano fare la differenza. La scelta è stata quella di avere un'unica ossatura sia per il campionato che per la coppa, anche privandoci di giocatori importanti. Ma sono certo che guadagneremo in termini di compattezza e di gruppo. Non solo: abbiamo così aperto anche il mercato dando la possibilità ad altri competitor di rafforzarsi.

Non c'è il rammarico per aver perso nel corso degli ultimi anni atleti che sono andati a rinforzare club che bene o male si troverà contro?
Faccio un esempio Andrja Prlainovic l'ultimo anno che ha giocato a Recco è stato impiegato solo in coppa. Nella final six si è visto una giocatore ben lontano dal fuoriclasse che era. A maggio ha trascinato il Szolnok alla vittoria ed è stato il miglior giocatore della finale. Credo sia stato naturale lasciarli andare, consapevoli che puoi trovarteli contro e che ti possano anche battere. Credo che accada in tutti gli sport di squadra .

La stranezza è che comunque questi campioni sono andati all'estero e non in Italia.
Purtroppo viviamo un momento storico particolare. Credo che sia giunto il momento che il nostro campionato debba cambiare qualcosa. Sopratutto vedo con grande rammarico la grande difficoltà in cui si trovano le squadre napoletane, mentre all'estero i nostri competitor spingono, investono, vogliono crescere. Quest'anno non abbiamo dato adito alla ricorrente accusa di aver dominato il mercato. Anzi: abbiamo solo ceduto, senza comprare. Ma nessuno sembra accorgersene.

03 / 08/ 17