Di botte ne prende e dà, considerando che il suo ruolo, difensore,  è l’ultimo baluardo di fronte agli attacchi delle avversarie. Giulia Viacava, genovese doc, lontana dalla sua squadra, l’Orizzonte («ma mi chiamano tutti i giorni, Martina mi manda i messaggi di incoraggiamento») è rimasta bloccata a casa dei suoi genitori a Genova. Ma non solo: due anni orsono ha conseguito la laurea in scienze infermieristiche, ma prima di lanciarsi nel mondo del lavoro, ha preferito dedicarsi alla pallanuoto. Vista la disperata situazione di penuria di personale, dopo aver preso le debite informazioni, da due giorni è attiva  nella RSA “Città di Genova”, una casa di riposo per anziani di Quarto, dove il rischio è altissimo, essendoci anche tanti positivi al virus.
«Sto uscendo di casa adesso, perché sono nel turno di notte – ci ha confessato appena ha risposto al telefono – sarò sola con 65 “nonni” e ci sarà un gran da fare».

Cosa l’ha spinta a fare questa scelta?
Pensiamo che tutte queste persone sono sole. Le visite sono bloccate, e loro si sentono sperduti. Non hanno un minimo conforto, e sono convinta che non si rendano neppure conto di quello che sta succedendo.

Perchè ha scelto la strada infermieristica?
Papà è medico chirurgo al Villa Scassi di Genova, mamma è infermiera. Diciamo che la mia strada era segnata.

Lei è abituata a lottare, visto il suo ruolo di difensore. Ora però non ha un avversario davanti, e le “botte” sono tutte sue.
Già, sono botte che ti arrivano e non sai da dove. Però mi sento utile con queste persone, aiutarle, darle un minimo di conforto, ecco se potessi vorrei dare a loro la mia forza che metto quando gioco.

Perchè ha scelto proprio una RSA?
Ma in effetti mi hanno contatto per andare sia a Milano che a Bergamo. Ma sinceramente trovarmi improvvisamente in una terapia intensiva, sarei stata solo di intralcio, in un reparto dove la gente rischia di morire. Qui, oltre ad essere a casa, mi sento più utile, sono più sicura di poter dare il mio apporto. E comunque non è una passeggiata: lunedì sono stata dentro dalle 7 del mattino alle 21, poi due notti consecutive. E di notte sono sola, perché non c’è personale.

Una situazione drammatica
Senza dubbio, ma sopratutto la cosa peggiore che manca il materiale. Alle volte vedo per strada persone con mascherine da fantascienza. Per fortuna che mio papà mi pensa e mi fornisce di mascherine chirurgiche. Ma certo che la situazione non è accettabile, i supporti per gli operatori sono indispensabili.

E’ lontana mille miglia dal suo mondo di cloro. Che messaggio vorrebbe mandare alle sua compagne, alle sue avversarie?
Visto che non si può uscire, e mi raccomando tantissimo per questo, che provino altre strade per aiutare chi sta soffrendo. O con donazioni, o sensibilizzando amici e parenti a non uscire di casa, o aiutare le organizzazioni no profit che danno supporto agli anziani soli. Resta comunque un fatto, a mio avviso grave: c’è tanta troppa gente che esce senza motivo. E la situazione non può che peggiorare. Non è possibile che persone vadano a fare ogni giorno la spesa: basta una volta alla settimana.

Secondo lei quando potrà tornare in vasca?
Difficile dirlo, impossibile prevederlo. C’è troppa ignoranza in merito, troppo menefreghismo. Spero di poter ancora giocare,   sopratutto per cercare di rimettere in moto tutto il meccanismo che va dalla gestione degli impianti, a noi atleti. Praticamente tutte le società hanno bloccato i nostri stipendi e sarà durissima per loro affrontare la prossima stagione.

 

 

10 / 04/ 20