Bisognerà attendere la seconda metà di aprile per capire se la Federnuoto deciderà di continuare i campionati di pallanuoto o se, al contrario, dichiararli forzatamente conclusi.
«Non credo sia possibile riprendere il campionato in estate – afferma Claudio Sebastianutti, coach della Sportiva Lazio -.E’ solo un problema di condizioni economiche: in A1 penso che solo Recco, Brescia e Ortigia abbiamo interesse e voglia a riprendere a giocare, impegnati come sono anche in Europa. Ma le altre società di A1 sono sostanzialmente allineate. Lo stop del Campionato ha allontanato gli sponsor facendo venire meno anche le rette per l’uso delle piscine, chiuse dai decreti del Governo. Non c’è liquidità, molti stranieri di diverse squadre sono tornati in patria. Sarà purtroppo una difficilissima situazione economica che ci trascineremo fino al prossimo autunno. Ad oggi credo che ci saranno diverse società che non avranno la solidità economica per iscriversi ai Campionati. Servirà un massiccio intervento del CONI e dello Stato per sopperire a questa drammatica situazione. Senza proventi, abbandonati dagli sponsors e senza gli indotti per l’utilizzo delle piscine, molti club sono destinati a morire».

Un grido di allarme che si eleva da più parti, nonostante ci siano pareri favorevoli per avere, dopo anni, la possibilità di giocare d’estate, sotto le stelle, per completare la stagione, chiudendo il Campionato e forse anche la Coppa Italia, facendo disputare a luglio o agosto play-off o play-out.

«Figurarsi se non mi piacerebbe giocare d’estate, con piscine piene ed entusiaste - svela il coach della Lazio Nuoto-. Penso agli impianti liguri, posizionati davanti al mare. Penso poi quante persone potrebbe invogliare un derby Roma-Lazio giocato alla piscina di Ostia o alla piscina scoperta del Foro Italico. Una partita magari accompagnata da un evento successivo, un aperitivo in riva al mare o al Tevere. Sarebbero manifestazioni spettacolari. Serve però tempo per pianificare una svolta simile. Io credo che, ad esempio, la pallanuoto del futuro dovrebbe distinguersi dalle altre discipline, giocando in tempi diversi dal calcio, dal basket, dal rugby, dalla pallavolo. Giocare d’estate sarebbe tornare al passato e sarebbe un’operazione, anche commerciale, sicuramente eccellente. Ma serve tempo, serve programmazione. Farlo tra pochi mesi significherebbe anticipare i tempi. Sempre ripetendo che la prossima non sarà una estate normale per via di questo virus sotterraneo e pericolosissimo».

In conclusione secondo lei sarebbe meglio proseguire o concludere?
«Sarebbe più opportuno chiudere qui, resettare il tutto e provare a ripartire dal prossimo autunno – conclude Claudio Sebastianutti-. Facendo la conta di chi riuscirà a superare questa crisi. Se si riprendesse a giocare molti club farebbero fatica, oggi, a organizzare persino una trasferta. E poi, sotto l’aspetto tecnico, che Campionato sarebbe? Senza stipendi certi molti stranieri non tornerebbero e molte squadre sarebbero penalizzate pesantemente. Non parlo per interesse personale, non ci interessa non giocare perché così poi l’anno prossimo saremmo di nuovo in A1. Anzi, se si riprendesse, con molte squadre in difficoltà per via di organici ridotti, potremmo ragionevolmente pensare non solo di salvarci ma pure di scalare qualche posizione di classifica. Tutto il mondo della pallanuoto, giocatori, tecnici, staff, vorrebbe tornare in piscina a confrontarsi, a giocare, a soffrire. Purtroppo, però, un po’ per la tempistica, un po’ per le incognite dello sviluppo dell’emergenza sanitaria, un po’ per la crisi di liquidità che attanaglia tanti club, ritengo che la soluzione migliore sia fermarsi per cercare poi di ripartire ad ottobre».

05 / 04/ 20