Serbia-Croazia 11-12
Serbia: B.Mitrovic, Mandic 1, Rasovic, Randjelovic 1, Cuk, D.Pijetlovic 2, Ubovic, Aleksic, Jaksic, Filipovic, Prlainovic 6, S.Mitrovic 1, G.Pijetlovic.
All. Dejan Savic
Croazia: Bijac, Macan, Fatovic, Loncar 2, Jokovic 3 (1R), Buljubasic, Vukicevic 2, Buslje 2, Sukno 3, Krapic, Setka, J. Garcia, Marcelic.
All. Ivica Tucak
Arbitri: Alexandrescu (ROU), Rotsart (USA)
Parziali: 1-1, 4-4, 4-4, 2-3

Budapest - Partita esaltante fra Serbia e Croazia. Esaltante e corretta. E motivi per cui finisse in rissa ce ne sarebbero stati tanti. Invece è stata una gara correttissima, solo nei due minuti finali la foga dei serbi, che cercavano disperatamente di recuperare quel gol di scarto,  ha fatto vedere qualche mano addosso.
Ha vinto la Croazia, perché ha avuto un qualcosa in più dei suoi storici avversari. Più squadra, più precisione nei passaggi, più manovra.
I serbi si sono, come sempre, basati sulle individualità che forse questa sera sono state al di sotto delle aspettative. Su tutti Mandic: il mancino del Recco, tenuto a riposo nella gara con l’Australia, si è visto chiaramente che era in sofferenza. Filipovic, in cabina di regia, non è sembrato lucido come in altre occasioni. Il solo Prlainovic ha dato “il bianco” alla Alfred Hajos: non solo per le sei realizzazioni, ma per come ha saputo sfruttare sei occasioni diverse e perfezionarle in rete. Da appalusi comunque il far play dell’attaccante del Szolnok, che in controfuga, a tu per tu con Bijac, dopo averlo superato, lo ha accarezzato come per dire: scusa ma dovevo farlo.
La Croazia ha rivelato questa sera la sua essenza di squadra determinata, volitiva, compatta: dopo quanto si è visto, la sconfitta dell’Italia nei quarti si può vedere in altra luce. E poi la coppia Sukno – Jokovic si è rivelata irresistibile.
Ivica Tukac giustamente esulta: la sua squadra adesso è ad un passo dal tetto del mondo. L’Ungheria è avvertita.

 

 

27 / 07/ 17