In questo momento particolare della nostra vita, certamente quello che accade nel mondo della “palla clorata” passa in secondo se non in ultimo piano.
Ma a campionati fermi, inondati da quesiti senza risposte sul futuro di quanto accadrà nei prossimi mesi, i tanti fatti che sono accaduti negli ultimi anni ci fanno capire come il mondo della pallanuoto di vertice in Italia sia cambiato.
A Napoli sopratutto.
Già perché la crisi che ormai da anni ha abbracciato Posillipo e Canottieri Napoli sembra avere solo uno sbocco: la scomparsa di due squadre gloriose dal palcoscenico della pallanuoto italiana.

L'alternativa possibile: se entrambe le squadre si staccassero dai rispettivi circoli e diventassero autonome?

Potrebbe essere una via d’uscita perseguibile, considerando la realtà dei fatti.
Il Posillipo con l’attuale gestione Semeraro, dopo il brillante quarto posto della passata stagione, oggi si trova sull’orlo di un precipizio: eppure i giovani che sono in squadra non sono certamente da mettere in congelatore, anzi.
Se nelle nazionali giovanili si leggono i loro nomi, non è certamente un caso. Se nell’under 17 campione d’Europa lo scorso anno c’erano ben tre posillipini, non è un altro caso.
Eppure il “Circolo” ha costretto i rossoverdi a disputare un campionato in rigoroso affanno, perdendo anche dirigenti, come Carlo Silipo, di levatura internazionale. La gestione dello sport al Posillipo è in totale declino: campioni d’Italia under 20 e under 15, quarti con gli under 17 la scorsa stagione, trofeo del giocatore in bacheca ma la prima squadra lotta per la salvezza. I tempi dei fratelli Porzio, dei Fiorillo, dei Gandolfi, dei Postiglione  non hanno insegnato dunque nulla?
Una volta i soci dei Posillipo affollavano le gradinate della Scandone: oggi?

Anche perché proprio la politica del circolo stesso è cambiata. Per diventare socio ai tempi di Presidenti come Ritondale o Cerciello la lista d’attesa durava anni e bisognava presentare il certificato del casellario giudiziario. Oggi porte aperte a tutti.
Così come l’articolo uno dello statuto del circolo prevede che ogni introito (salvo fatte le spese di gestione) devono essere investiti nello sviluppo e nella gestione delle attività sportive.
Risultato? Lo sport muore.
Dunque, tornando al discorso iniziale, la squadra staccata dal Circolo avrebbe migliori possibilità di sopravvivere, di trovare sponsor, di trovare quella fascia imprenditoriale cittadina che ben conosce il mondo della pallanuoto.

La storia alla Canottieri non è molto diversa: Ventura ha allestito una squadra che piomberà in A2 senza via di scampo. Non fa certamente onore al Circolo del Molosiglio, una volta impegnato a contendere il titolo al Recco.
E dunque staccarsi potrebbe essere anche per i giallorossi un’importante via d’uscita.

Ma la cosa più strana è che a Napoli i media evitano: dalla carta stampata, alle televisioni e sopratutto ai siti non ci si preoccupa di capire il perché di questa situazione, non si creano dibattiti, non si cercano “personaggi” su cui costruire storie, quasi si avesse paura di toccare “cose di famiglia”. Meglio interessarsi delle altre società, lontane da Napoli.
Tutto scontato o il troppo campanilismo, alle volte, fa proprio paura?

21 / 03/ 20