A Bologna il pieno, a Torino pure, a Firenze anche. Lo scorso anno a Novara altro sold out. Portare in giro per l’Italia le partite di Champions League è stata un’operazione di marketing importante per la Pro Recco e per la pallanuoto. Che deve fare meditare tutto l’ambiente sportivo.
Oggi, a parte qualche nicchia come Siracusa e Trieste, le piscine durante il campionato sono praticamente vuote. Non vogliamo fare demagogia ma rifiutiamo a prescindere chi continua a dire: il campionato è morto. Lo hanno ammazzato. Balle. Sono le società che lo hanno affossato.
Non una società. Sono quelle società che non investono in pubblicità, che non si muovono con la stampa, che ronfano su un passato ormai cancellato dall’incuria. Siamo al punto che o ci si muove, tutti insieme, o finirà presto tutto.
Anche nel calcio c’è chi vince da anni il titolo. Ma i club non si piangono addosso e investono per invertire la rotta. Nel mondo del cloro, purtroppo, è un vezzo quello di scaricare su altri le proprie colpe.

Se oggi il Recco ha le risorse economiche per fare una super squadra, forse negli anni ‘90 Posillipo e Pescara non facevano altrettanto? Gli Humbert, i Kasas, i Kiss, Zlokovic, gli Estiarte chi li ha portati in Italia? I cicli ci sono in ogni sport, di squadra e individuali. C’è stato il tempo in cui le Ferrari dettavano legge, poi Lotus, McLaren, oggi le Mercedes. Ma nessuno ha mai accusato i vincenti.
Purtroppo nel nostro mondo o è il cloro che annebbia la vista, o è l’incapacità di tanti personaggi che si improvvisano dirigenti che non hanno le capacità necessarie per reperire fondi, scovare talenti, crescere i giocatori. Solo lamentele in Federazione e, cosa peggiore, comportamenti al ribasso che costringono tutto il sistema a ridimensionarsi nella logica del "tanto peggio tanto meglio"
Basta. E’ l’ora di cambiare passo.
La Champions itinerante lo ha dimostrato. A Firenze nella vecchia Nannini ieri sera c’era un pienone che dai tempi delle sfide scudetto della Florentia non si vedeva più. La pallanuoto quando si gioca ad alti livelli attira gente anche se la Stella Rossa è squadra che in Italia farebbe fatica a qualificarsi per la Final Six. Bene: allora considerando il bel campionato che la Rari Florentia ha fatto, o la President Bologna, o il Torino ‘81, perché le società non interagiscono con il territorio? Perchè non si muovono con le scuole, con i vertici delle istituzioni scolastiche per portare i ragazzini sugli spalti delle piscine? E’ così difficile? Certe azioni non richiedono impegni economici, solo buona volontà. E capacità. Che probabilmente i “nostri” dirigenti non hanno. O per lo meno si fanno solo vedere quando davanti a loro c’è l’obiettivo del fotografo e si piazzano davanti con i sorrisi a trentadue denti.

E le parole di Maurizio Felugo, all’indomani della trasferta fiorentina, dovrebbero far meditare sulla strada del futuro.
«L'evento di ieri mi lascia una doppia gioia: la presenza di tanti ragazzi con le famiglie e la collaborazione con la Rari Nantes Florentia. È un messaggio molto potente per il mondo della pallanuoto: se due società dello stesso campionato si uniscono con l'unico obiettivo di promuovere il nostro sport, guardando ad un orizzonte più ampio del proprio cortile, vuol dire che qualcosa sta cambiando. Ringrazio il presidente Andrea Pieri, il suo staff e quello dell'impianto per l'ospitalità, il supporto e la competenza. Il piacere è stato nostro, la Rari Nantes Florentia è un club storico che rappresenta un valore aggiunto per la pallanuoto italiana e merita il massimo rispetto».

Il sasso è stato lanciato. Adesso vedremo se, specie al Sud, altre società vorranno ospitare questi eventi. E siamo convinti che i più importanti club, quali Recco, Brescia e Sport Management, non si tireranno indietro. E’ una sfida, per far crescere a 360° la pallanuoto. Prendere o lasciare.

Nella foto
uno scorcio della Scandone di Napoli in occasione della Final Four di Euroleague del 2010

 

16 / 05/ 19

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