Fiume - Quasi sempre, prima delle missioni importanti, la nazionale croata di pallanuoto arriva a Fiume, al polo natatorio di Costabella dove ci sono, come dice il selezionatore Ivica Tucak, ma anche il suo predecessore Ratko Rudić, tutte le condizioni per prepararsi al meglio.
Per l’Europeo di Barcellona, in programma dal 16 al 28 luglio, Tucak ha convocato complessivamente 21 giocatori, ma due sono già esclusi.
Si tratta del centroboa fiumano, ed ex capitano del Primorje Erste bank, Ivan Krapić e di Hrvoje Benić, entrambi infortunati. Domani si parte per la Francia dove la Croazia prenderà parte a un torneo amichevole.

La nazionale di Tucak è campione del mondo in carica e, come tale, ha e deve avere delle ambizioni. Per un pallanuotista di alto livello oggi è davvero dura. Ci sono quelli che giocano nei rispettivi campionati nazionali e quindi in Champions League, con la calottina del club che dà loro lo stipendio. Parallelamente, con la nazionale, si ritrovano a dover disputare le partite di World League, quelle di qualificazione e quelle al torneo finale, ma anche quelle di Europa Cup, torneo massacrante istituito dalla LEN quest’anno e che si è svolta a Fiume in primavera e, alla fine, l’Europeo a Barcellona. Possiamo parlare di ritmi da NBA.

Quanto giova ai giocatori e alla pallanuoto tutto ciò? Lo abbiamo chiesto al tecnico croato Ivica Tucak, che commenta così: «Penso che sia troppo. Il calendario è pieno di appuntamenti e non sono sicuro che sia un bene per questo sport. Si cerca di copiare quello che succede nel calcio».

Tra la pallanuoto e il calcio, però, c’è una differenza sostanziale o, forse, più di una. La popolarità del calcio è quella che riesce a convogliare fiumi di denaro. Nella pallanuoto, che vuole trarre degli insegnamenti dai modelli organizzativi del calcio, a livello di club e nazionali, il denaro non arriva a fiumi. Il club è quello che paga lo stipendio al giocatore, mentre la nazionale è, o dovrebbe essere, il momento in cui entrano in gioco altri valori.
«Giocare a un Europeo, a un Mondiale o a un’Olimpiade – dice Tucak –, è il massimo per uno sportivo. La nazionale è il sogno di ogni atleta, ma oggi devo ammettere di avere delle perplessità. Non c’è nessun altro sport, oltre alla pallanuoto, nel cui calendario nel corso di un anno solare c’è la World League, l’Europa Cup, l’Europeo e i Giochi del Mediterraneo. È decisamente troppo. Penso che ciò non aiuti la pallanuoto. Tante partite, tanti impegni, rischiano di logorare il fisico dei giocatori. Nel calcio ci sono tanti soldi e da questo business sono in tanti a trarre dei vantaggi. Nella pallanuoto, i vantaggi riguardano soltanto una cerchia ristretta».

Il paragone con il calcio è improponibile se non sotto l’aspetto del numero di gare disputate da un giocatore.
«Abbiamo notato anche in questo Mondiale di calcio che sono state eliminate diverse nazionali in cui ci sono giocatori reduci da stagioni massacranti con i loro club, vedi Germania, Spagna, Portogallo, Argentina... Nella pallanuoto il discorso è un altro, ma ci si ritrova a dover affrontare una rassegna importante con giocatori logori o infortunati».

 

04 / 07/ 18

Potrebbero interessarti