Rigoroso, come vuole la filosofia serba. Ma anche intellettualmente onesto mentre, nonostante i due scudetti vinti in estate, continua a ripetere che «i risultati contano meno della crescita di un ragazzo».
Milos Ciric da qualche mese a questa parte è diventato l'uomo che - da responsabile del settore giovanile - ha riportato la linea verde della Pro Recco sul trono italiano. E così, inevitabilmente, all'inizio di una nuova stagione, si ritrova sotto i riflettori dopo aver lavorato per anni in silenzio e senza tanti clamori:
«Per noi non cambia nulla - sottolinea a bordo vasca mentre non perde di vista i ragazzi -. Il lavoro prosegue. Stupito dei due scudetti in estate? Magari non li avevamo messi proprio in preventivo. Ma i ragazzi quei tricolori se li sono meritati».

Arrivato sei anni fa a Recco al seguito di Vlado Vujasinovic, Ciric (che ha un fratello gemello, Stefan, allenatore come lui) è rimasto anche quando Vujasinovic si è separato dalla società. Assieme a Elio Brasiliano, storico tecnico delle giovanili biancocelesti, ha portato avanti un progetto che sta proseguendo e che ha al centro proprio i giovani.
Ciric lo sottolinea anche con grande schiettezza:«Quello che non mi piace dei settori giovanili è che i ragazzi siano considerati in relazione alle quote che pagano e che le società giudichino il lavoro sulla base dei risultati - sottolinea il tecnico serbo -. Capisco che le quote siano importanti e che vincere piaccia a tutti. Ma non è questa la mia filosofia. Sono felice che il Recco sia tornato a vincere in ambito giovanile. Ma mi piace sottolineare anche che tutto questo non è arrivato per caso».

Ciric ricorda il percorso di questi sei anni («Non dimentichiamoci l'importanza di avere finalmente una piscina» ricorda), ma parla di sport anche ad ampio raggio:«Un tempo i giovani di Recco giocavano tutti a pallanuoto, o almeno provavano a giocare - continua -. Io vorrei che si arrivasse a questo. Penso al mio sport, è vero, ma anche agli altri. Lo sport, almeno fino ad una certa età, non dovrebbe prevedere pagamenti di quote. Da noi quest'anno i ragazzini dal 2009 in poi non pagano per tutto un anno. Arrivo dalla Serbia dove dal 1985 al 2000 lo sport è stato libero per tutti perché le famiglie non potevano permetterselo. Credo che i risultati di questi anni del mio Paese siano figli anche di quella filosofia».

Serbia e Italia, due mondi molto diversi. Ma Ciric a Recco ha portato il rigore slavo:«Lo ammetto, in Serbia i ragazzi hanno più fame perché vedono lo sport come un lavoro futuro - sottolinea -. In Italia è diverso. Ma io in tutti questi anni non ho mai avuto nessuno problema né con i ragazzi né con i genitori».
Elio Brasilano, un altro sergente di ferro, a fare amicizia con Ciric ci ha messo poco:«La verità è che noi a Recco non accettiamo molto i consigli, siamo un po' presumin - sorride -. Ma a uno come Milos non puoi non starlo ad ascoltare».
Ciric sorride ringrazia e rilancia:«Elio ha più anni di me, ma mi ha lasciato decidere su certe cose anche se ne condividiamo tante altre. Senza di lui questi risultati non sarebbero mai arrivati».

A proposito, in questa stagione giovanile il Recco non sarà più una sorpresa, ma dovranno confermarsi. Ciric non si nasconde.
Ma ribadisce la sua filosofia:«La crescita dei ragazzi è la prima cosa - sottolinea -. E mi onora che molti ragazzi scelgano di venire a giocare da noi anche da altri Comuni perché qui la concorrenza è forte. Pensiamo a loro. Il presidente Maurizio Felugo non ci ha mai chiesto di vincere, ma di formarli. E io vorrei regalare alla prima squadra del Recco del futuro due giocatori importanti cresciuti qui da noi».(1_da Il Secolo XIX)



 

11 / 10/ 21