E' piombato a Recco quasi all'improvviso: primo pranzo "ligure", poi un salto a Sori, per vedere la piscina, quindi il bagno di folla per la sua presentazione ufficiale. La sala consiliare gremita, fotografi e giornalisti che da tempo non si vedevano così numerosi in città. Ratko Rudic è seduto al tavolo vicino al suo amico Eraldo Pizzo con il sorriso a trentadue denti. Poi l'assalto dei cronisti. Senza perdere il suo aplomb, sempre sorridente, ma sopratutto sempre la risposta pronta.

Ci racconti come è andata la trattativa
In verità avevo già dichiarato di aver finito la mia carriera da allenatore. (ns intervista:http://waterpoloitaly.com/conten...). Poi è arrivata la chiamata da Recco. Ci ho pensato un pò, ed ho accettato questa proposta. Perchè Recco è una società speciale, è la società più titolata al mondo, è un brand della pallanuoto. Stare qui mi da nuove energie e motivazioni. Se avessi avuto una proposta da una qualsiasi altra squadra o nazionale non avrei accettato.

Oggi il primo tuffo nella realtà di Recco. Quale è stato il primo impatto?
C'è tanto interesse, vecchi amici, con qualcuno abbiamo anche giocato insieme o l’ho allenato. Comunque sono stato più di dieci anni in Italia e conosco bene la realtà sia del Recco che della pallanuoto italiana.

Lei hai vinto quasi tutto. Come fa ad essere così forte rispetto agli altri allenatori?
Ho incominciato ad allenare dopo una lunga carriera da giocatore. Ma stavo preparando il mio futuro già quando giocavo, studiando gli schemi, facendo esperimenti. Penso che alla base di tutto, però, ci sia una grande passione per lo sport, per il gioco. Sono stato spesso abbastanza critico, perchè ho sempre guardato avanti, analizzando sempre come evolvere i miei programmi per creare qualcosa di nuovo. Soprattutto in Italia ho fatto molti esperimenti, ricerche sullo stato funzionale tattico, tecnico e fisico. Ogni anno ho continuato ad aggiornarmi e studio sempre per fare rendere migliore il mio mestiere.

D'accordo, però questo si potrebbe dire per tanti altri. Però lei ci mette qualcosa in più. Ha individuato quale è l’elemento vincente?
Io sono così, è il mio carattere. Ero molto ambizioso come giocatore e lo sono come allenatore. Non mi accontento con i risultati mediocri. Voglio vincere. Voglio arrivare in cima alla montagna.

Lei ha allenato sempre squadre nazionali. Ora c'è il club. Un mondo diverso: tutti i giorni in piscina. Come pensa si troverà?
Bene. Per me è un piacere allenare. Lo era anche con la nazionale. Solo che qui sono più legato alla piscina. In nazionale ero più legato alla ricerca e alla sperimentazione. Sarà un piacere stare in piscina e lavorare con i ragazzi.

Si parla tanto di un campionato italiano da rivedere per rilanciarlo anche dal punto di vista dell'immagine. Lei che di pallanuoto internazionale ne sa davvero tanto ha qualche idea?
Adesso non so quali siano i piani della Federazione Italiana per la pallanuoto. So che esiste un piano per rilanciarla, ma esiste anche un piano della Federazione Europea e di quella Mondiale. Comunque si deve senz'altro di più investire nella pallanuoto per avere maggiore visibilità. Bisogna investire nel marketing, nell'organizzazione, poi arriva anche il gioco. E speriamo che soggetti che si impegnano in queste attività riescano a farlo nel modo migliore.

Marketing, organizzazione, visibilità: ha scelto anche per questo il Recco, oltre che per avere la possibilità di tornare a vincere tutto?
Chiariamo: il mio lavoro è quello di allenare e preparare la squadra per vincere. Se posso essere utile anche in altri campi va bene, ma il mio primo compito è quello di pensare alla squadra, per gli altri ci sono i dirigenti.

 

26 / 06/ 18