Abbiamo volutamente pubblicato ieri la lettera con cui la FIN Liguria comunicava lo spostamento di una gara a causa dell’impraticabilità dell’impianto causa una festa di compleanno. Una provocazione, certo, per mettere a nudo un grosso problema.
Oggi spieghiamo il perché. Innanzitutto non certo per crocifiggere il Direttore dell’impianto genovese Lago Figoi, Franco Falcone, né tanto meno la FIN Liguria.
Il problema è ben più vasto e parte da molto lontano.

C’era una volta (sembra proprio l’inizio di una bella favola) un sistema ben diverso nella gestione degli impianti natatori. Una volta erano i proprietari, nella fattispecie i comuni, che gestivano direttamente gli impianti e davano alla FIN la gestione degli spazi acqua. A sua volta la FIN li distribuiva fra le varie società, prima gratis poi a prezzi “politici”, per promuovere le attività agonistiche.
Le società sportive sono un valore aggiunto alla crescita sia morale che dal punto di vista salutare dei giovani. A guadagnarci era sopratutto la sanità pubblica che non avrebbe avuto, come oggi, giovanissimi il cui unico sport è giocare con lo smartphone o peggio, cadere in mano alla droga.
Le società sportive dunque come maestre di vita: possiamo dirlo a voce alta se oggi andiamo a vedere che “fine” hanno fatto gli atleti di una volta. Liberi professionisti o tecnici di altissimo livello.

Ma se andiamo all’estero, neppure tanto lontano per intenderci, vedremo che in Francia, Croazia, Serbia e Grecia gli impianti sono gestiti pubblicamente, in Ungheria la TAO fornisce un supporto economico non indifferente alle società sportive.
In Italia? I comuni mettono al bando la gestione delle piscine, spesso a condizioni veramente capestro, ed obbligano i gestori a fare salti mortali per riuscire a non rimetterci. Ecco quindi perché abbiamo puntato il dito su quella comunicazione, che sa di beffa non solo alla FIN, non solo a chi gestisce l’impianto del Lago Figoi di Genova, ma a tutte quelle società che fanno salti mortali per pagarsi spazi acqua.
Lo ricordiamo a chi non lo sapesse: l’acqua calda costa. E tanto.

Stato, Regioni e i Comuni fanno invece i pesci in barile per togliersi dai piedi un onere  che alla resa dei conti è uno dei più importanti interventi sociali sui giovani. Ricordiamoci che la Federnuoto per numero di praticanti e seconda solo al calcio.
Però i signori della politica sono in prima fila quando si tratta di farsi fotografare accanto ai medagliati.
Oppure, nel nostro caso, ecco il classico specchietto per le allodole, spacciato come una preziosa conquista: Genova capitale europea della cultura nel 2024.
Con due piscine demolite: Voltri e a breve inizierà quella di Nervi. Al loro posto? Solo tante parole. Però c’è l’idea di progettare un palazzetto dello sport, dopo il fallimento del più famoso Palasport della Fiera del Mare.

E dunque se il buon Franco Falcone, direttore dell’impianto del lago Figoi, si è precipitato a fornirci chiarimenti sulla lettera della FIN, dorma pure sonni tranquilli: sappiamo bene che l’impianto di Lago Figoi (piscina e palazzetto dello sport) ad oggi vede una presenza massiccia di agonismo con un numero di 15 società sportive che quotidianamente svolgono allenamenti sportivi, specie per ciò che riguarda la piscina, dove quasi l’80% degli spazi sono destinati, per l’appunto, all’agonismo.

 

31 / 10/ 19