Autore

Interessante articolo di Emanuele Caso pubblicato dal quotidiano on line comozero.it che fa molto riflettere.


C’è una potenziale “bomba”, innescata ma non esplosa, sotto quella che appare come la svolta decisiva nell’infinita querelle per l’assegnazione delle vasche e di tutte le altre strutture di viale Geno alla Pallanuoto Como, con esclusione della storica Como Nuoto.
Il 15 giusno scorso, infatti, la comunicazione finale al consiglio comunale dell’assessore al Patrimonio, Francesco Pettignano, basata interamente sulla relazione prodotta dagli uffici di riferimento, si è limitata a confermare che la società guidata da Giovanni Dato potrà entrare e iniziare la gestione del polo sportivo entro il 30 giugno e che, di conseguenza, entro lo stesso termine Como Nuoto dovrà riconsegnare le chiavi.

Ma nella relazione integrale redatta dagli stessi uffici c’è un passaggio ad alto potenziale, per proseguire nella metafora iniziale.

Come noto, infatti, il dilungarsi dei tempi anche ben oltre la sentenza del Consiglio di Stato nella precedente sfida legale, è dipeso da una ulteriore richiesta di verifiche sul rispetto dei criteri della gara comunale per l’assegnazione fatta al Comune da Como Nuoto. In sintesi, la storica società chiedeva un’ulteriore e più approfondita analisi sul numero e sulla tipologia di tesserati nel triennio richiesto dal bando, uno degli elementi che determinò la vittoria di Pallanuoto Como nella gara comunale per pochissimi punti.

Ebbene, per chiedere delucidazioni su questo delicatissimo aspetto, diversi consiglieri comunali sono intervenuti nel corso dei mesi scorsi a partire da Alessandro Rapinese e da Stefano Fanetti, capogruppo Pd. E nella risposta nero su bianco in particolare a Fanetti ecco il passaggio piuttosto clamoroso degli uffici comunali, che riportiamo testualmente.

“Questo ufficio – si legge – ha attivato le opportune verifiche di legge chiedendo a Fin (Federazione Italiana Nuoto), con nota del 15 maggio ultimo scorso, di fornire il numero di tesserati agonisti nel triennio antecedente la data di pubblicazione del bando, ovverosia per il periodo 7 giugno 2015-6 giugno 2018, come indicato dall’ufficio legale, per le tre associazioni/società dilettantistiche (tre perché Pallanuoto Como si è unita alla ligure Crociera Stadium, ndr)”.
Il punto è che – prosegue il documento del Comune – “la Federazione ligure ha prodotto i dati richiesti mentre la Federazione Italiana Nuoto a mezzo pec pervenuta in data 21 maggio ultimo scorso, ha negato l’accesso adducendo il fatto che le federazioni sportive sono ora soggetti dotati di personalità giuridica privata e come tali non soggette agli obblighi di cui alla legge 241/90”.

“Tale assunto – proseguono gli uffici di Palazzo Cernezzi – è stato contestato da questo ufficio che con nota 29 maggio ultimo scorso ha ribadito la necessità della produzione dei dati richiesti. A tale contestazione ha fatto seguito in data 12 giugno 2020 ulteriore diniego da parte di Fin a fornire i dati richiesti”.

Un muro di gomma, insomma, pur su un elemento potenzialmente decisivo per l’esito delle verifiche.
Nonostante questo “pezzo mancante”, e tutt’altro che secondario, il Comune ha comunque invitato il 10 giugno Como Nuoto a lasciare l’immobile di viale Geno entro il 30 giugno, e già il 12 “è stata avviata aggiudicazione della concessione a Pallanuoto Como/Crociera Stadium in ottemperanza al Consiglio di Stato”.

Alla fine, ecco il “ma” grosso come una casa: “L’aggiudicazione – scrive la dirigente del settore Patrimonio di Palazzo Cernezzi, Rossana Tosetti – sarà sottoposta a decadenza che opererà di diritto nel caso in cui venisse accertata a seguito di appositi controlli la non corrispondenza di quanto dichiarato dalla aggiudicataria in sede di gara”.
Clamoroso davvero perché, pur risultando a ora perfettamente legittima l’assegnazione a Pallanuoto Como, di fatto mancano tuttora i dati sui tesserati decisivi per dare corso alle verifiche ulteriori e definitive chieste da Como Nuoto, a causa della segretezza imposta dalla Fin.
Definirla una classica storia all’italiana non è forse troppo.

17 / 06/ 20