«Noi in squadra abbiamo il capitano dell'Italia, della Serbia, della Croazia, del Montenegro. La pallanuoto mondiale. Il massimo che c'è. Sai chi sono? Un medico, un infermiere, un vigile del fuoco, un rappresentante delle forze dell'ordine. Sono loro in questo momento gli sportivi della Pro Recco, gli uomini o le donne per cui facciamo il tifo. Male allenati per un'emergenza simile, con scarsi mezzi, poco pagati, senza la possibilità di avere una sostituzione, di andare un po' in panchina a tirare il flato. Nomi poco conosciuti, che non vanno in prima pagina sui giornali, ma che devono vincere a tutti i costi la partita, per tutti noi. Hanno bisogno del nostro sostegno, noi sportivi dobbiamo metterci da parte. Seguire le direttive, obbedire ai loro ordini. Stare a casa. Il disagio di noi atleti? Esiste, è chiaro, ipocrita negarlo. Per chi fa sport ad alto livello, l'allenamento è tutto, soprattutto per chi andrà all'Olimpiade, il sogno di una vita e nella Pro Recco ce ne sono almeno quindici. Sì, il disagio c'è. Ma non conta nulla di fronte al bollettino dei morti che ascoltiamo ogni sera».

Maurizio Felugo, 39 anni compiuti da poco, sposato con Sara, padre di tre figli, è il presidente della Pro Recco, la squadra di pallanuoto più forte del mondo, scudetti e coppe nella sua storia da perdere il conto. Un dream team momentaneamente rimasto a secco. No acqua, no piscina. Perché no allenamenti, solo qualche attrezzo da palestra, ognuno rigorosamente a casa propria. Una formazione in difficoltà, come tante, in Italia e nel mondo, Felugo lo riconosce, accetta di parlarne, ma solo se la premessa è la sua metafora dei nuovi giocatori in calottina biancoceleste, «perché un atleta, un uomo, nel mio caso un padre deve usare la testa e avere il giusto senso delle cose. Quando tutto sarà finito la nostra vita riprenderà, torneremo in prima linea, la Pro Recco ricomincerà a vincere. Ma ora nella nostra testa ci dev'essere tutt'altro. Pregare per chi ci può salvare».
Un passato (recente) da pallanuotista di altissimo livello. Centrovasca, regista, il cervello in piscina. Tre Olimpiadi. Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012 , quest'ultima con l'argento al collo. Più un oro mondiale, Shanghai 2011. Colonna della Pro Recco, poi presidente. Perché la Juventus della pallanuoto, non poteva non avere il suo Boniperti e Felugo è l'uomo di fiducia del patron Volpi. Da qualche settimana il mondo agonistico delle calottine si è fermato.

«In questo momento lo stop incide poco, avevamo la pausa delle nazionali, tanto è vero che i nostri stranieri, tanti, erano già tutti partiti, per unirsi alle proprie rappresentative e ora ciascuno è a casa propria. Gli italiani, più di mezza squadra azzurra, sono tutti a casa, nel levante genovese, ad aspettare. Figlioli, Di Fulvio, si sono tutti organizzati. Attrezzi, palestra, atleti seri, seguono con scrupolo le tabelle del preparatore e la dieta del nutrizionista. Ma a grandi livelli conta soprattutto la testa e mi chiedo: con quale spirito ora potrebbero scendere in vasca? Di più: se dovessero svolgersi le Olimpiadi a Tokyo, in questo clima v'immaginate la cerimonia d'apertura? Capisco gli interessi economici, ma spero che i dirigenti del Cio capiscano e decidano di rinviare tutto di un anno. Non è solo questione di risultati: io a Londra sono salito sul podio, ma un'Olimpiade è per sempre, anche se partecipi soltanto. Una festa dello sport, senza distinzioni. E' il mondo che si dà la mano e sorride. Si può avere ora voglia di ridere?».

Senza dimenticare l'incertezza di date per la ripresa agonistica e calendari.
«Noi abbiamo una ferita in più, il sogno di Volpi, il nostro patron, dovrà essere rimandato. Il 5,6,7 giugno a Recco avremmo disputato la Final Eight della Champions League, la nuova piscina di Punta S.Anna, che non ospita una partita da 8 anni, pronta a ricevere le 8 squadre più forti d'Europa. Una sorta di Mondiale per club, l'evento più importante, fuochi a parte, nella storia di Recco. I lavori sono fermi, non ci sono i requisiti per la messa in sicurezza, il progetto ormai è tramontato».
Ma ormai anche il futuro è un'ipotesi. (da Repubblica-Genova)

21 / 03/ 20