"Tojo"arrivò a Recco un pomeriggio di novembre. Era il 1990. Dopo aver lasciato i bagagli all'Hotel Elena, si tuffò subito in vasca. A Punta Sant'Anna, proprio sotto l'albergo, l'aspettava il Savona per il suo primo allenamento.
Iniziò così l'avventura italiana di András Gyöngyösi, talentuoso attaccante magiaro, che giocò due stagioni nella formazione allenata da Pierluigi Formiconi, una con Mimmo Barlocco ed altre tre con Gu Baldineti.
Un tiro fuori del comune, degno di quella scuola magiara in cui è cresciuto. Una velocità del nuoto degna di un nuotatore.
Oggi affermato coach, ad una manciata di giorni dal compimento dei cinquant'anni, vive negli USA, in California, dove allena il Palos Verdes hIgh School Water Polo Club.
Ma nel suo cuore c'è sempre l'Italia:« Da tanti anni sogno di tornare in Italia come allenatore. Mi mancano tante cose. In primis la famosa "focaccia" di Recco. Dopo aver passato nove anni della mia vita in Italia, mi sento per metà italiano».

Qual'è stato il suo approccio con il campionato italiano? Lei veniva da un mondo dove la pallanuoto è sport nazionale
In quegli anni c'era tanta crisi in Ungheria. Non come oggi, dove tanti club stanno economicamente bene. Si guadagnava poco e per noi andare all'estero era una "grande avventura". Perchè ho scelto l'Italia? Per me è sempre stato il paese più bello del mondo. E non ho mai avuto problemi a giocare in Italia. Oggi se dovessi rifare quella scelta non avrei dubbi sul ripetermi.

La pallanuoto è cambiata da allora ad oggi? Cosa le piaceva della "sua" pallanuoto e cosa non le piace oggi?
La pallanuoto è sempre bella, allora come oggi. Come il calcio: cambiamenti ci sono stati è vero, ma come in tutti gli sport. Oggi certamente è uno sport più fisico. La difesa è diventata essenziale nel gioco di una squadra. E non si portano più tanti contropiedi. Oggi è uno sport meno individuale e più tattico, più difensivo. Ma ricordiamoci che alla fine decide sempre la qualità dei giocatori. Vince chi è più forte mentalmente, allora come oggi, e devo dire che vedo sempre i giocatori "slavi" più avanti rispetto agli altri.

Quindi per lei la pallanuoto non è cambiata. Come spiega allora che oggi è uno sport sempre più emarginato rispetto agli anni in cui giocava?
Sono cambiati i tempi, il modo di comunicare. E la pallanuoto è rimasta ferma. Manca il marketing, mancano dirigenti professionisti. I campionati si giocano in pieno inverno quando invece si dovrebbe giocare d' estate e le manifestazioni internazionali d'inverno. Il break potrebbe essere rappresentato solo dalle Olimpiadi. Oggi invece si fa tutto il contrario. Business pari a zero, pochi spazi mediatici e quindi scarso interesse, scarso pubblico.

Si parla di ridurre il numero di giocatori, di "rivoluzionare" lo sport per renderlo più appetibile al grande pubblico. E' questa la strada giusta?
Credo che il problema non siano le regole o cambiare i regolamenti. Pensiamo al football americano: le partite durano un'eternità e sono interrotte ogni 10-20 secondi .... allora il nostro sport è senza dubbio migliore. Solo che il football lo sanno vendere. La pallanuoto no.

Perchè è andato negli States?
Perchè ... mi ha portato il vento... ho trovato una sistemazione che non trovavo più in Europa. Ma anche qui è dura. Agli americani non importa cosa hai fatto in Europa, se sei stato un "big". Sopratutto nello sport ho capito che conta solo quello che fai per loro, per la loro comunità. E per farlo devi lottare.

Dopo Rudic ci sono ancora margini per far crescere la pallanuoto in USA?
Sono convinto che qui c'è la pallanuoto del futuro. Qui ci sono risorse, umane e economiche. Deve solo decollare. Solo in California sono 10 volte più giocatori che in Italia o in Ungheria. Qui ci sono 1500 squadre di high school per i ragazzi e 1500 per le ragazze. C'è un'incredibile quantità e qualità di numeri e talenti. Mi auguro solo che qualcuno nella FINA scopra che qui c'è il futuro e facciano decollare un campionato come in Italia o in Croazia o in Ungheria.
Sarebbe un nuovo ciclo per la pallanuoto, vista la crisi che aleggia in Europa.

Tornerebbe in Italia come allenatore?
Senza dubbio. Mi manca l'Italia. Quando sono venuto in vacanza mi sentivo a casa. Forse più che in Ungheria.

22 / 01/ 18