Fondò l'Associazione "Pallanuoto Sempre" negli anni '90. Con uno slogan molto efficace: Pallanuoto d'amare. Gualtiero Parisio, ingegnere, ex campione della Canottieri Napoli, quella di Fritz per intenderci, è stato il motore trainante di quel gruppo di ex come Sandro Ghibellini, Silvano Forte e Eraldo Pizzo (per citarne solo alcuni, ndr) che riportarono la pallanuoto in mare. Più semplice, più snella, quattro contro quattro, senza tempo ma a set, porte più piccole: insomma la Beach Waterpolo ha spopolato per circa dieci anni lungo molte coste italiane, dalla Liguria alla Toscana, dalla Campania alla Sicilia. Non solo: in tutto il mondo esistono ormai campi costruiti da questa associazione, campi che continua a produrre e vendere. Ora che "Pallanuoto Sempre" si è fermata, la beach waterpolo sopravvive in Campania e Liguria. Ma anche in Ungheria, in Croazia, 
L'evento che si terrà a Portofino, Waterpolo by the Sea, fa tornare alla mente quel periodo fantastico, quando giornali e televisioni parlavano in piena estate di pallanuoto.

Portare a Portofino Settebello, Setterosa e All Stars, mettere un campo laddove ci sono solo mega yatchs cosa rappresenta per la nostra pallanuoto?
E' una cosa bellissima, della serie: facciamo in modo che la pallanuoto si avvicini alla gente, anzichè la gente alla pallanuoto. Sarà uno spettacolo che attirerà pubblico e media. E certamente assomiglia molto a quello che abbiamo fatto noi con "Pallanuoto Sempre" per circa dieci anni. L'unica differenza potrebbe essere nel "modo" di giocare. Mi spiego: con la beach abbiamo cercato di semplificare il gioco, renderlo comprensibile a tutti, lasciando ampi spazi alla fantasia dei giocatori, senza adottare schemi, dando a tutti i protagonisti l'opportunità di tirare da ogni posizione e perchè no, grazie alle porte più piccole, ai portieri di parare di più. Oggi purtroppo la pallanuoto molte volte è incomprensibile, specie quella trasmessa in televisione, vuoi per la pessima illuminazione di tante piscine, vuoi per un gioco troppo esasperato.

Calcio a cinque e beach soccer, beach volley, beach rugby. Nella pallanuoto la beach non ha sfondato a livello nazionale. Eppure è semplice: senza tempo di gioco, campo da montare in pochi minuti. Perchè?
Secondo me per la reticenza federale. Siamo sempre stati considerati come gli artefici di una crociata "contro" Roma. Facevamo molto audience con i media, avevamo le dirette con "La 7" (allora Tele Montecarlo, ndr), avevamo uno share che arrivava al 18%. I commenti che ci arrivavano dal palazzo erano lapidari: "al massimo ... non si può negare", rimarcando quindi un'idea negativa, senza però aver mai voluto analizzare il fenomeno. "Pallanuoto Sempre" prima di lanciarsi in questa avventura ha consultato centinaia di esperti, ex giocatori, allenatori, e semplici appassionati: l'idea fu vincente perchè la formula che avevamo proposto era di semplice comprensione per tutti senza schemi, tutte azioni in velocità, tanti tiri e sempre l'incognita del risultato finale. Se avevi vinto il primo set, potevi anche perdere il secondo.

"Pallanuoto Sempre" ha avuto la grande capacità di attirare tanti e importanti sponsor. Oggi sembrano tutti scomparsi.
In nove anni e mezzo abbiamo raccolto 1,5 miliardi di vecchie lire di sponsorizzazioni. Aziende come Maxi Cono Motta, Original Marines, Alitalia, HP, Grana Padano, tanto per citarne alcune, avevano in mano le prove effettive del ritorno pubblicitario, grazie e sopratutto ai media. Le nostre rassegne stampa parlano ancora oggi di quanto abbiamo fatto. Perfino Topolino parlò di beach Waterpolo. Poi è chiaro che ci vennero a mancare le "forze" per proseguire su questa strada. Ma non siamo scomparsi: siamo presenti in tutto il mondo grazie ai nostri campi ed alle porte che la "Sistemi Galleggianti" di Vittorio Ercolano continua incessantemente a produrre.

Secondo lei la perdita del supporto televisivo della Rai ha influito sulla perdita di tanti sponsor?
Le due cose sono un sintomo: nè causa, nè effetto. Quando lo sport diventa veicolo d'informazione, quindi di pubblicità, lo sponsor paga. Con la pallanuoto questo non avviene, anzi è sempre peggio. Oggi la pallanuoto non è uno sport spettacolare, è difficile da comprendere. E non saranno certamente quelle nuove proposte della FINA a cambiarla. Chi non è addetto ai lavori, quindi la gente, il pubblico, non capisce quando un arbitro fischia un fallo.Tutto ciò non diverte, non appassiona.  Allora è più varia la pallamano (che a me non piace), dove i tentativi di realizzare si sprecano, dove la fantasia è regina del campo. Oggi le partite di pallanuoto non sono uno spettacolo, sono monotone. La gente, così, preferisce guardare altre cose, quindi lo share si azzera, i giornali ne parlano meno, gli sponsor scappano.

Lei ha scritto pagine memorabili nella storia della pallanuoto italiana, con la "sua" Canottieri. Quindi non saranno le nuove regole a "cambiare" in positivo l'appeal della pallanuoto verso il grande pubblico?
Non vedo grande attinenza fra questa cose. Oggi è l'intero movimento in sofferenza. Da noi vedo il massimo campionato diviso in due tronconi: in alto due o tre squadre, poi tutte le altre. Senza pensare che è inutile spendere tre o quattro milioni all'anno solo per vincere come fa qualcuno, e forse, non ci riesce neppure tanto. Credo che sia inutile avere atleti che abbiano età vicino o superiore a trent'anni provenienti dall'estero, mentre in tanti vivai ci sono ragazzi che pur avendo talento, pur essendo bravi, non trovano spazi e quindi alla lunga smettono. Se vogliamo conquistare il pubblico deve essere la pallanuoto a muoversi verso la gente, non il contrario. E questo, perdonando la presunzione, noi con "Pallanuoto Sempre" lo abbiamo fatto.

Nella foto in alto (archivio)
Sandro Ghibellini, Gualtiero Parisio e Massimo Fondelli presentano la Beach a Genova (1996)



In basso: campo da gioco all'isola d'Elba (1999)



Si gioca a Napoli (2003)



Siamo a Marsiglia, al Cercle des Nageurs (2004)



In notturna a Santa Margherita Ligure (1998)

10 / 08/ 17

Potrebbero interessarti