Ha conosciuto questo mondo “dove nasce la palma”: a Tijuana, città messicana della bassa California, la famiglia Baldineti, immigrata dall’Italia, produceva caffè. Salvador, il capostipite, mandò suo figlio Ciriaco negli Usa, dove si laureò in ingegneria elettronica.
Ma alla sua dipartita, però, non ne volle sapere di continuare l’attività imprenditoriale paterna e con famiglia al seguito si trasferì a Milano.
Il suo secondogenito, Salvador Marco aveva poco più di un anno e quando arrivò l’età scolastica, si ritrovò in un paesino sul mare, ad una manciata di chilometri da Genova, perché il suo babbo, trasferito per lavoro sotto la Lanterna, non ne voleva sapere di abitare in città, e scelse Recco, in quanto la divideva dal capoluogo solo un casello dell’autostrada A12.
Marco, meglio “Gu”, iniziò proprio dalla prima elementare anche a nuotare. E la sua vita, da quel momento, fu segnata per sempre.
«A Recco mia mamma mi portò da subito a fare i corsi di nuoto – racconta Gu -. Ricordo ancora il mio istruttore, Zabberoni. Poi arrivò qualche garetta, e quindi inevitabilmente, il pallone».
Già dalle prima battute si capiva che la stoffa c’era:«Schenone mi mise subito la calottina in testa, anche se con i “piccoli” giocavo in attacco, con gli allievi in porta».

Incredibile pensare Baldineti portiere! «In effetti non mi piaceva per niente ed ho fatto fuoco e fiamme per giocare in attacco. Così fu ed ho iniziato tutta la trafila fino all’esordio in prima squadra. Era il 1975. E’ stato Eraldo Pizzo, allora allenatore, a convocarmi. Avversario le Fiamme oro, dove giocavano i fratelli De Magistris, Ricordo che conquistai ben tre rigori, tutti poi realizzati da Sandro Ghibellini».

Ci vorranno tre anni, ma nel 1978 arrivò anche il primo titolo italiano. Gu, ormai, era un punto fermo di quel Recco. Stessa trafila con la calottina azzurra: prima le giovanili, poi il buon Gianni Lonzi lo imbarcò in prima squadra, anche se nel 1980 rimase fuori per le Olimpiadi, dove andò la nazionale che due anni prima vinse l’oro mondiale. Ma ormai il dado era tratto.
Nel Recco, intanto, arrivarono tre scudetti di fila e la Coppa Campioni, e il nostro, dal 1981, è presenza fissa nel Settebello. Dopo l’addio di Lonzi alla panchina azzurra, con l’arrivo di Fritz Dennerlein arriva anche la prima (e ultima) partecipazione all’Olimpiade: siamo nel 1984, a Los Angeles, l’Italia si piazza al settimo posto. Tutto fila liscio fino al fattaccio del 1986. «E’ storia nota, ormai – racconta Baldineti -. Il Recco navigava in brutte acque e l’ultima gara di quel campionato era il derby con il Camogli. L’avversario per eccellenza. Il nemico, direi a  quei tempi. Dovevamo vincere per fare gli ultimi punti: fu una partita tiratissima, che perdemmo con una sola rete di scarto. Erano molto forti: c’erano Gianni De Magistris, Frank Otto. Ma non digerii il gesto che Mamo Fondelli, allora bandiera dei “cugini” fece sotto la nostra gradinata e quando lasciammo la vasca nella scaletta gli diedi una testata. Cosa d’altri tempi che oggi non si vedono praticamente più».
Fu così che due “denti” galeotti gli costarono la nazionale.

Non restava che rituffarsi nella Pro. Della squadra che vinse la Coppa Campioni nel 1984, rimanevano solo lui, Lagostena e Tronchini. A conti fatti, erano già ventidue anni con la calottina biancoceleste. «Ma ci fu comunque di nuovo un bel periodo, quando divenne presidente Fulvio Tornich. Vincemmo la Coppa Len, ed arrivammo secondi in campionato. E come sempre avvenimenti estranei alla pallanuoto ci fecero perdere presidente e sponsor».
Le strade si separarono: arrivò la calottina biancoverde dello Sturla, dove trovò il compianto Professor Renzo Mora.
(«Una persona splendida») con cui finì la carriera da giocatore nel Nervi, conquistando la promozione in A1. Dalla vasca alla panchina il salto fu breve: riecco il Recco, che da una situazione di crisi, riuscì a rialzare con prepotenza la testa. Fino all’entrata del gruppo dei “genovesi”, capeggiati da Fabrizio Parodi. «Quando andai a parlare con Fabrizio, era una giornata piovosa, andai a Genova in auto e, tanto per non smentirmi, mi presi anche la multa per divieto di sosta».
Alla fine, risolti tanti problemi contabili della vecchia gestione, il nuovo Recco decollò:«Ma la cosa strana che nel bel mezzo di questa trattativa, mi chiamò il Camogli, per andare sulla loro panchina. Ma rifiutai».

Sette anni a Recco, uno scudetto ed una Coppa Campioni, poi l’era Volpi e la fine del binomio Recco – Baldineti. Arrivarono i quattro anni a Cremona, con una Coppa Italia, quindi altri quattro a Nervi, poi la Pallanuoto Brescia, fino ai giorni nostri con la Sport Management, mentre il futuro si chiama Telimar Palermo.
«La mia vita, in pratica, 35 anni da giocatore quasi 25 da allenatore».
La morale? « E’ uno sport bellissimo, meraviglioso. E’ stata la mia vita, e spero continui».

Che messaggio lancerebbe ad un ragazzino che intraprende questa strada? «E’ uno sport che lo farà crescere, non solo fisicamente, ma come uomo. Ma deve tenere ben presente che deve essere solo un’opportunità, perché per come è gestita, per quello che è, non dà futuro. Come invece lo può dare lo studio».
Il suo cuore, però, sommerso dal cloro glielo ha strappato Fabrizia, che gli ha anche regalato Tommaso e Leonardo.
E chissà, se in giugno come in gennaio, coltiverà una rosa bianca, e non il cardo e l’ortica.
Auguri "vecchio Gu".

Nella foto di copertina
Gu Baldineti allenatore della Sportiva Nervi


Gu Baldineti atleta



Gu Baldineti allenatore della Pro Recco



Rivali ma amici: Paolo De Crescenco allenatore del Posillipo e Gu Baldineti allenatore della Pro Recco



Gu Baldineti allenatore della Bissolati Cremona



Gu Baldineti allenatore della Sport Management



 
06 / 07/ 20