Ancora una tragedia a Gwangju: sabato 10 agosto in una partita di pallanuoto master 70+ tra i Blue Thunder Masters Polo Team della California meridionale e i Cockatoos australiani di Perth, Robert Wake, giocatore americano è stato colpito da un infarto. Purtroppo è mancato successivamente.

Ma ci sono dei tristi retroscena.
A soccorerlo la nostra Giulia Carotenuto, oggi atleta del CSS Verona, ma in Corea con la squadra Master 30+ della Rari Nantes Bologna. Giulia, che è medico, si è subito resa conto di quanto stava accadendo e si è precipitata a bordo vasca, con un altro giocare americano, anche lui medico.

«Questo giocatore ha avuto un arresto cardiaco nella partita precedente la nostra (dovevamo giocare la finale primo secondo posto contro una squadra USA) – ci ha dichiarato Giulia Carotenuto -. Con il collega medico americano abbiamo praticato il massaggio cardiaco. Ciò che comunque mi ha colpito è che eravamo da soli perchè nessuno sul posto era in grado di prestare soccorso, nonostante fosse presente personale con le classiche divise da assistenti medici. Oltretutto il defibrillatore è arrivato in ritardo ma inutilizzabile in quanto era di tipo manuale e con le istruzioni in coreano. Così come altri presidi utili alla rianimazione per non parlare dei farmaci che non erano presenti o comunque non c’era modo di capire nulla perchè nessuno sapeva parlare inglese. La rianimazione è durata quasi mezz’ora fino all’arrivo dell’ ambulanza. Ma la situazione non mi sembrava assolutamente tranquilla: caricato in ambulanza nonostante massaggio e defibrillatore e poi i farmaci, polso debolissimo ma all’ospedale è giunto ancora vivo».

Purtroppo per Robert Wake la storia non avrà un lieto fine: operato d’urgenza, si è spento al Chonnam National University Hospital.

«Il problema – continua Giulia Carotenuto – a mio modesto parere, da medico, non da atleta è che non si può organizzare una manifestazione di questo genere senza personale medico presente, senza personale che sappia come agire in un’emergenza, senza un’ambulanza fuori dalla piscina. La FINA ha gravi responsabilità in merito perché la manifestazione è organizzata sotto la sua supervisione. Non avere un defribillatore a bordo vasca con i master che giocano mi sembra follia pura».

Una denuncia importante che guarda caso coinvolge un’organizzazione dove i suoi membri si preoccupano solo di diarie giornaliere, di hotel di lusso, ma certamente non sanno neppure cosa vuol dire utilizzare un defibrillatore.
Questa triste storia deve suonare da monito per tutti i gestori delle piscine, sopratutto di casa nostra: l’incidente è dietro l’angolo, non conta che in vasca ci sia un atleta o un bagnante. Ci sono essere umani con tutte le loro problematiche. E bisogna essere pronti a aiutarli.

Nella foto
Giulia Carotenuto con l'argento al collo. Nel riquadro lo sfortunato Robert Wake


 

25 / 08/ 19

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