«Non siamo speciali, abbiamo solo la fortuna di poter fare due cose che ci piacciono» dicono all’unisono Giovanni e Lorenzo Bianco.
Bandiere del Savona, centroboa il maggiore (Giovanni, 25 anni), difensore il fratello minore di 3 anni, condividono praticamente tutta la loro vita, dallo sport allo studio alle amicizie.
Probabilmente è stata e continua ad essere questa la forza che permette loro di proseguire gli studi nella laurea magistrale in energie alternative dopo la triennale in ingegneria, quella di condividere gioie e sacrifici, quella di potersi fare forza l’uno con l’altro nei momenti bui che prima o poi arrivano.
Genovesi ma ormai trapiantati a Savona, bravi nel cogliere l’occasione che la sorte ha dato loro, il campus della facoltà di ingegneria della loro città natale distaccato proprio a Savona, una combinazione di fattori che non potevano farsi sfuggire. «È dura – confessa Giovanni – bisogna studiare in ogni momento della giornata, anche di notte a volte, con i libri sempre in valigia durante le trasferte». E con l’umiltà di capire che non sempre è possibile conciliare le varie esigenze.
«Mi rendo conto che a volte chi si trova davanti al bivio se continuare nel lavoro/studio o dare tutto nello sport non ha una vera passione per entrambe le cose in egual misura, ma molto più spesso sono le esigenze stesse ad essere inconciliabili tra loro per distanze, tempi richiesti e tanto altro» continua Lorenzo.
Non ultima poi la fortuna di avere un team alle spalle consapevole del fatto che «la pallanuoto, almeno oggi, tolte 2 o 3 realtà, non consente di poter costruire qualcosa di solido anche dal punto di vista economico, bisogna pensare al futuro, la società e mister Angelini ci danno la possibilità di poterci organizzare in alcuni periodi con gli allenamenti in base agli studi e agli esami. Ovviamente questo ci stimola a dare sempre il massimo per ripagare la fiducia e l’elasticità che dimostrano» dice il centroboa.
Vivono ormai in simbiosi come fossero gemelli seppur con 3 anni di differenza. Un affiatamento che parte da lontano grazie alla famiglia che ha inculcato fin da bambini i principi del lavoro e dello sport come la base per la loro vita. La stessa famiglia che li ha spronati a continuare pur con mille difficoltà. Ovviamente il legame si è consolidato «quando anche io sono entrato all’università – racconta Lorenzo – fin da bambini i nostri genitori ci hanno insegnato che i fratelli devono essere sempre un punto di riferimento nella vita l’uno per l’altro, ma ovviamente si condividevano meno cose pur avendo sempre un buon feeling. Finchè ero al liceo viaggiavo tutti i giorni in treno dopo la scuola per gli allenamenti mentre Giovanni si era già trasferito a Savona, poi una volta raggiuntolo e condividendo anche le dinamiche domestiche il rapporto si è evoluto e consolidato ancora di più».
E con l’umiltà di non sentirsi speciali rispetto ad altri. «Assolutamente no – conferma il maggiore dei due – non bisogna mai giudicare le scelte così come le strade intraprese da altri, ognuno ha un percorso a se». Ma il merito di essere l’apripista per il fratello nessuno può toglierglielo.
«È vero – conferma l’altro – ho fatto tesoro dei suoi consigli e anche dei suoi errori per non ripeterli ottimizzando i tempi». E perché no, amici e colleghi universitari hanno la loro fetta di merito. Fare gruppo è importante anche nello studio, confrontarsi con loro, scambiare informazioni e nozioni ha reso il percorso meno ostico per entrambi.
Una “licenza” però se la concedono, durante gli allenamenti, per renderli più simili ad una partita vera: la possibilità di qualche colpetto ai limiti del regolamento in più non se la fanno sfuggire, «resta in famiglia», raccontano con un sorriso.
lo studio per costruire il resto della vita. Ma più a breve termine? «Tra un po’ comincia il campionato, vogliamo migliorare i risultati degli anni scorsi, l’Europa non sarebbe male». E conoscendo la tenacia che Alberto Angelini trasmette alla squadra, i biancorossi saranno avversari sempre più ostici da superare.

 

08 / 09/ 17