Gianmarco Nicosia, il più giovane del Settebello d’oro, ormai da due anni indossa la calottina numero 13 della nazionale. E dopo il bronzo in Europa Cup della scorsa stagione, è riuscito a mettersi al collo la medaglia del metallo più pregiato in una manifestazione che conta. Compito ingrato il suo: ma nonostante avesse davanti un monumento come Marco Del Lungo, che ha dimostrato di essere il miglior portiere a Gwangju, ha fatto la sua parte sopratutto nel gruppo.
Lo abbiamo raggiunto a Santa Marinella, dove si sta godendo il meritato riposo. « Devo ringraziare Goran Volarevic, è stato fantastico. Anche se ho visto poco l’acqua, mi ha reso padrone delle miei potenzialità».

Certo che stare durante le battaglie fondamentali in panchina, non è piacevole. Ma nonostante tutto è entusiasta per esserci stato.
Come ha detto Sandro (Campagna, ndc) è stata una progressione, arrivando al top nell’ultima partita. Fondamentale lo staff con cui abbiamo curato nei minimi particolari i dettagli. Continue analisi, continui focus sugli avversari. E’ stata la nostra marcia in più. Sono convinto che la differenza fra noi e le altre squadre sia da individuare in questo supporto che altri non hanno.  Comunque sono stati attimi intensi, ogni partita era una finale. Dopo la Germania ci siamo riuniti da soli,  guardandoci negli occhi: ragazzi se giriamo così male, ci siamo detti, dove vogliamo andare? Il capitano ci ha parlato con calma: abbiamo un potenziale enorme e ci stiamo giocando il mondiale, non perdiamo questa opportunità.

Senza dubbio la partita dei quarti con la Grecia è stata la più difficile da affrontare
Si perchè venivamo da un momento come dire di “crisi”  e dovevamo salire su un gradino più alto per partire. Ci siamo riusciti e poi con l’Ungheria abbiamo giocato a memoria. La finale, certo di mette ansia, ma anche li abbiamo dimostrato la forza del nostro gruppo. Anche grazie alla cura del dettaglio, come dicevo prima: abbiamo studiato ogni singolo giocatore, come marcarlo, che tipo di reazione avrebbe avuto. E li abbiamo massacrati.

Com’è stata la vita di gruppo, lontano dalle telecamere?
Mi sono trovato benissimo, la squadra ha un grande equilibrio. E sopratutto non esiste più quel “nonnismo” che usava anni fa. E’ un gruppo allegro, ma molto unito. Uno dei momenti più belli passati insieme è stato prima di iniziare il torneo, quando c’è stato lo stop ed abbiamo visitato Seul. Un break che ci è servito tantissimo, ci siamo distratti, ci siamo divertiti. Beh poi chiaro il culmine la sera con l’oro al collo. Ma quello è un altro film.

Perchè cosa avete combinato?
Sfortunatamente eravamo in Corea, quindi non c’erano amici, parenti e tifosi. Abbiamo passato la serata a cena tutti insieme, urlando a facendo una gran caciara. In fondo siamo italiani. O no? Poi la festa a “casa” quando siamo arrivati a Fiumicino: tanta gente, tanti ragazzini che ti avvicinano, ti stringono la mano. Emozionante. Ho visto che anche a Genova sono stati festeggiati i compagni che tornavano a casa. Mentre sei li che stringi mani e ringrazi, pensi: mi sono fatto un mazzo tanto negli allenamenti, nelle battaglie ed adesso ti ringraziano. Ma noi abbiamo rappresentato l’Italia al mondiale.

Il prossimo anno indosserà la calottina numero uno nella sua squadra la Sport Management. Una grande responsabilità ma come pensa di affrontarla?
Certo sono ultracontento, dopo la grande stagione che abbiamo fatto. Sarà un anno importante per me e per la società. Devo dimostrare innanzitutto la mia continuità, la mia costanza. Poi … che dire vedremo. Il ci sono e ce la metterò tutta.

 

01 / 08/ 19