Un salto lungo vent’anni, iniziato a Savona e concluso a Recco, passando per Bologna, Camogli, Cremona sponda Bissolati e Brescia, con andate e ritorni a Cremona e Savona. La calottina, sempre quella rossa con il fatidico numero 1. Ebbene si, è di Giacomo Pastorino che stiamo parlando, da oggi nuovo responsabile dell’Academy della Pro Recco. Un “gemello” a tutto tondo: nato il 7 giugno 1980, un palmares azzurro invidiato da tanti con 51 presenze nel Settebello con cui ha vinto un oro mondiale juniores e seniores, argento olimpico, argento e bronzo in world league, e argento europeo.
Poi i club: 6 titoli italiani con il Recco, una coppa Italia con la Bissolati e quattro con il Recco, un’ Euroleague, una Lega Adriatica e una supercoppa Len ancora con il club di Punta Sant'Anna.

Due anni in panchina come team manager, adesso direttore dell’Academy. Una carriera travolgente quindi?
No, devo solo dire che restare nella Pro Recco è un onore, farlo collaborando con i giovani lo è ancor di più considerando che non abbiamo ancora una piscina tutta nostra e quindi la sfida diventa sempre più accattivante.

Lei è cresciuto nelle giovanili del Savona: cosa pensa quando si rivede oggi con questa nutrita pattuglia di ragazzini biancocelesti?
Beh è semplice: sarebbe bello poter tornare indietro per poter ricominciare a giocare a pallanuoto. E’ stata un’esperienza che ha riempito in toto la mia vita. Vedere tutti questi ragazzini, i loro genitori, mi ricordano i bei momenti quando mano nella mano con mia mamma andavo in piscina a Savona per gli allenamenti. Una sensazione piena di ricordi.

Il cloro che respirava allora è lo stesso che si respira oggi?
Certamente è cambiato, come tutte le cose. Non so se in meglio o in peggio. Allora avevo sensazioni che forse da ragazzino non riuscivi neppure a metabolizzare. Poi crescendo, cambiando anche diverse squadre, conoscendo tanta gente, ti rendi conto di tante cose. Certo la pallanuoto da allora ad oggi è cambiata. Non so se in meglio o in peggio, ma come tutti gli sport è in evoluzione. Oggi è orientata più sulle qualità fisiche, mentre un tempo probabilmente era più la fantasia a farla da padrona. Poi le regole, anche quelle sono cambiate, dal tiro oggi ai cinque metri, al tiro d’angolo che c’è o non c’è. Insomma come tutto c’è stata evoluzione.

Se potesse riavvolgere il nastro della sua vita, da dove lo farebbe ripartire?
Bella domanda. La pallanuoto ha riempito la mia vita, ed è stata anche ricca di soddisfazioni. Ma anche piena di fatiche, con tanti sacrifici che ho dovuto affrontare grazie anche all’aiuto della mia famiglia, per permettermi di allenarmi, per cercare di venire fuori in uno sport dove per emergere ed arrivare ci vogliono allenamenti e mentalità giusta. Certamente se potessi ripartire lo farei dopo quel periodo di percorso giovanile, fatto di grandi fatiche e intensi allenamenti, poco prima di affacciarmi alla realtà della prima squadra.

03 / 09/ 18

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