Entrando nel suo ufficio, al secondo piano dell'impianto dell'Acquachiara a Napoli, incontri il suo sorriso, sempre da "scugnizzo", lo sguardo sornione, quasi scanzonato, ma con occhi di ghiaccio. Occhi che se un tempo magnetizzavano i suoi avversari in vasca, oggi fanno del "mancino di Dio" un affermato manager: Franco Porzio, presidente onorario dell'Acquachiara accoglie qui i suoi ospiti, fra una spettacolare tela grande quanto una parete, raffigurante uno scorcio di Posillipo, e il dipinto che lo ritrae con il fratello Pino e l'oro Olimpico al collo, fra il collage di foto di Chiara, Rossella e Pasquale, i suoi tre figli, e soprattutto i tanti trofei, fra cui spicca quella calottina numero 8, quella che faceva paura.
La pallanuoto, la sua vita: un intreccio indissolubile di vittorie, di sconfitte e di grandissime soddisfazioni. Oggi Franco Porzio, classe '66, ha un obbiettivo ben preciso: avvicinare i giovani alla pallanuoto.  
«Ho pensato di voler tendere ancora una volta la mano a questo meraviglioso sport, che, ora come ora, credo stia toccando i livelli più bassi della propria storia».

Nobile proposito, ancorchè difficile. Ma come ha pensato di attuarlo?
Anni orsono, con un uomo che per certi aspetti non esito a definire fantastico, Gabriele Pomilio, abbiamo inventato, se così possiamo dire, lo Yellow Ball. Decidemmo allora di scendere in campo per promuovere e diffondere la pallanuoto su tutto il territorio nazionale puntando sui giovanissimi, sopratutto per appassionarli, farli crescere, e diventare poi campioni. Partendo dalla base si può pensare di costruire degli atleti che in seguito faranno la fortuna dei vari club e delle varie nazionali.

C'è chi dice che questo tipo di attività in realtà sia un paravento propedeutico ad una vera e propria attività commerciale
Il nostro evento clou quest'anno si terrà in un villaggio in Calabria, in quanto a Napoli le piscine chiuderanno all'inizio dell'estate per permettere un restyling in vista della Universiadi. La manifestazione al massimo ospiterà una cinquantina di squadre, che poi sono il culmine di un'attività che la nostra società compie tutto l'anno nella piscina sociale. La nostra mission termina qui: quello che incassiamo spendiamo per i ragazzi. E sono contento di aver trovato questa location in Calabria (il Futura Club Itaca-Nausicaa Resort, ndr) che metterà a disposizione dei ragazzi anche un acqua park dove potranno divertirsi nei momenti liberi. Ma sempre restando in acqua.

Ultimamente nomi importanti della pallanuoto europea hanno puntato il dito su tornei che vedono impegnate le squadre per tre o quattro giorni di fila. Come crede che un ragazzino reagisca alla luce di queste polemiche?
Sul fatto che si giochi troppo sono d'accordo, anche se ai miei tempi giocavamo mattina e sera. Altro tipo di gioco, però: oggi c'è più agonismo, più fisicità, più intensità e giocare giorno dopo giorno penso non vada bene, sopratutto per tutelare l'incolumità stessa degli atleti. I ragazzini di fronte a questo cosa dicono? Direi nulla. Loro non pensano a quello che c'è in alto. Loro si divertono, giocano. Ed è sopratutto il nostro scopo: farli divertire, farli innamorare della pallanuoto. Poi per quello che succede "in alto" penso stia a noi fare in modo che trovino un mondo sempre migliore, rapportato alla loro dimensione. Forse non sempre ci riusciamo.

Se oggi fosse nei loro panni, dimenticandosi della sua incredibile carriera, si avvicinerebbe alla pallanuoto?
Oggi siamo lontani anni luce dai miei tempi: a me, a mio fratello, ai miei amici ci ha sempre mosso la passione per la pallanuoto. Noi non abbiamo avuto grandi ritorni economici. Allora c'era passione a tutto tondo. Oggi no, anzi, ci prenderebbero per pazzi. Oggi i giovani fanno più fatica ad appassionarsi: computer, social, e tante altre diavolerie. E' nostro preciso compito farli alzare, farli muovere, fargli fare sport. Da vent'anni ci provo con l'Acquachiara e da quattro o cinque con Yellow Ball. Diffondere, promuovere ed appassionarsi alla pallanuoto perchè diversamente sarebbe un mondo senza futuro.

Quale potrebbe essere la "cura" Franco Porzio per far risollevare la pallanuoto a  Napoli?
C'è grande difficoltà, sia di budget economici che di vivai. E mancano i "grandi" maestri che ti davano anche disciplina morale ed educazione: noi sul piano vasca avevamo personaggi come i compianti Fritz e Paolo, e altri come Mino Marsili, Mino Cacace che hanno fatto la storia della pallanuoto napoletana. Oggi sono figure in via di estinzione: abbiamo Sandro Campagna, Carlo Silipo, Sandro Bovo, Pierluigi Formiconi, Gianni De Magistris e mi perdoni chi in questo momento dimentico. Dobbiamo difenderli, fare in modo che possano insegnare la pallanuoto in tutte le piscine d'Italia. Bisognerebbe istituire un comitato tecnico scientifico con questi personaggi, con Paolo Barelli e la FIN: mettere in campo tutte le energie possibili per studiare un piano organico di sviluppo della pallanuoto a livello nazionale. Dobbiamo costruire ponti, non muri.

 

10 / 04/ 18