Il debutto nel 1992 in Serie B, con la calottina verde blu del Chiavari. Poi il salto nella Pro Recco nel 1994, che lasciò nel 2001 per andare a Savona dove restò cinque anni. Quindi arriva il grande giorno in cui Francesco Ferrari varca i confini della Liguria e lascia la natìa Camogli: va a Brescia, fermandosi prima a Cremona. Un anno di stop nel 2010 per ripartire con il Nervi, un biennio a Camogli, ancora Nervi, poi Sori ed infine, San Donato.

Ed a 44 anni c'è ancora la voglia di giocare?
Di giocare certamente, perchè mi diverto e molto. Pesano gli allenamenti, questo si. Dopo tutti i sacrifici giornalieri, tra lavoro e famiglia, andare in piscina all'ora di cena è fatica. Però al sabato quando gioco mi diverto ancora, quindi va bene così … finché dura!

Nella sua carriera ha giocato campionati e coppe con i club, manifestazioni internazionali (fra cui il mondiale nel '95) con varie nazionali. Che differenza trova fra quella pallanuoto e quella di oggi?
Non ho dubbi. Agli inizi degli anni 2000 il livello, specie quello tecnico, era molto più alto. Certamente c'era già una certa fisicità, ma la tecnica era eccezionale. Oggi fisicamente c'è una preparazione maggiore, ma la tecnica lascia molto a desiderare. E' molto più facile giocare rispetto a prima. Diversamente a 44 anni non sarei ancora in vasca.

Fra i tanti allenatori che ha avuto, Baldineti, D'Angelo, Mistrangelo, Formiconi per citare i più noti, qual'è quello che le ha segnato di più la carriera e perchè?
Non vorrei fare torti a nessuno, perchè sono stati tutti bravi. Direi che quello che però mi ha seguito in modo diverso sia stato Claudio Mistrangelo. Pallanuotisticamente competente, gestiva con grande acume la squadra, ti stava vicino nelle difficoltà, insomma globalmente mi è sembrato un passo avanti agli altri.

Ha giocato con grandi campioni. Oggi è sceso in serie B. Quali differenze?
Direi nessuna. Sono ambienti diversi. Quello di allora, seppur mai stato riconosciuto come tale, era un ambiente più professionistico. Per i miei compagni giocare era un lavoro. La realtà odierna è ben diversa: praticamente lavoriamo tutti e poi giochiamo. Certamente con grande impegno e sacrificio e tanta voglia di vincere. In fondo ci piace scendere in vasca.

La squadra del San Donato Metanopoli oggi ha un gruppetto di atleti del posto ed una pattuglia ligure. Ma come funziona?
In effetti siamo una squadra eterogenea: mi alleno a Camogli con Guenna e Ale Caliogna. Un altro gruppetto si allena a Genova con lo Sturla o alla Sciorba, e poi ci sono i nativi che per motivi di lavoro si allenano a casa. Per adesso i risultati ci sono: siamo una squadra molto forte per la categoria, normalmente ci alleniamo con le squadre di A2. Certo il non allenarci insieme potrebbe essere il nostro tallone di Achille: ma considerando il nostro tasso tecnico credo che potremmo sopperire a questo problema. Certamente se il futuro sarà di categoria superiore, le cose dovranno cambiare. E credo che la società abbia tutte le intenzioni per farlo.

Cosa farà Francesco Ferrari da grande?
(grossa risata) Innanzitutto diventerò papà per la seconda volta: è infatti in arrivo un fratellino per Stella. Per quanto riguarda la pallanuoto mi piacerebbe restare nell'ambiente come allenatore dei portieri: è un compito importante e non vedo neppure una grande concorrenza. Poi, vabbè, nella vita faccio tutt'altro e continuerò a farlo.

E questa volta chiudere con “auguri e figli maschi” ci sta proprio tutta.

Nella foto d'archivio
in alto Francesco Ferrari difende la porta della RN SAvona
in basso della RN Camogli

29 / 01/ 19