Cuneo - Stanchezza. Tanta. Francesco Di Fulvio si siede sulla tribuna ormai vuota per rispondere alle nostre domande. Fiato ancora corto, il cloro fa bruciare ancora gli occhi, visibilmente rossi. Come sempre è stato uno dei protagonisti dell’ennesima battaglia. Che ad onor del vero, ha fatto impallidire gli oltre mille presenti (sold out anche questa mattina a Cuneo) per lo spettacolo che hanno espresso due grandi squadre.
«Si confermo, è stata una battaglia. Ma è stata anche una bella partita. Molto fisica. Molti contatti. Mani addosso. Tante espulsioni. Due grandi squadre, non c’è dubbio».

Forse oggi anche l’arbitraggio è stato anche più lineare
Non ci vogliamo pensare. Come sbagliamo noi tante volte sbagliano anche loro. La cosa che non dobbiamo fare è innervosirci per qualche fischio “sbagliato”.  Se restiamo calmi, se pensiamo a migliorare il nostro gioco sia in fase difensiva che offensiva, le cose piano piano arrivano. Quando invece cerchi di scaricare su altri le tue responsabilità allora va tutto storto.

Con l’Ungheria l’Italia non è partita bene: un primo tempo da dimenticare. Non scattavano i giusti meccanismi. Poi siete usciti alla distanza.
Analisi giusta. Abbiamo subito il loro pressing e patito un po' le mani addosso. Poi abbiamo carburato. E’ uscita l’anima del Settebello. Ma ripeto: non siamo ancora al cento per cento. Dobbiamo continuare  a lavorare e credo che lo stiamo facendo bene.

Nella foto di Giorgio Scarfì
Denes Varga e Francesco Di Fulvio

 

05 / 01/ 20