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Domenica e lunedì si è tenuto ad Ostia, sotto l'egida della FIN, il convegno degli allenatori. Convegno che ha rivisto la presenza del GUG, in un momento in cui proprio i tecnici sembrano avvertire un leggero "malessere" verso la classe arbitrale, frutto soprattutto della mancanza di un confronto serio (non della mezz'ora e spiccioli come accaduto proprio ad Ostia), utile ad interpretare e capire una serie di situazioni spesso fonte di dissapori.
Purtroppo non è stato possibile affrontare ragionamenti sostanziali che sono alla base del confronto, non perchè le problematiche degli ultimi tempi avessero creato una sorta di "rancore" da ambo le parti, ma in quanto l'argomento non ha avuto lo spazio temporale necessario.
Ma cosa succede in realtà? I tecnici "accusano" la classe arbitrale di andare per la propria strada, senza capire l'evoluzione della pallanuoto. La classe arbitrale reagisce con forza: non è retribuita per istruire i giovani fischietti, non ha mezzi informatici adeguati,  non ci sono fondi sufficienti per fare formazione. Ancora: oggi i dirigenti del GUG, se vanno a vedere partite o concentramenti giovanili, lo fanno gratis consumando anche le ferie.
Ma è emerso chiaro ed inequivocabile anche un'altro aspetto: cosa fanno le società per dare un supporto, un aiuto alla classe arbitrale? I filmati delle partite, che servono come il pane per analizzare gli arbitraggi, non vengono forniti se non dalle solite due o tre società che si impegnano a produrli. Le altre? Capita anche che arrivino filmati ripresi con il cellulare, quindi inguardabili.
Oggi più che mai serve un confronto. Serio, organizzato, ma soprattutto costante.
Come fare ad alimentare dialogo, confronti e collaborazione costruttiva? Ovvio che servirebbe una regia che oggi manca alla nostra pallanuoto: la Lega. Che potrebbe essere il "motore" che oggi manca.
C'è poi un altro aspetto che le due categorie "piangono" in comune: da una parte come mai da anni non si riesce a creare atleti di spicco in ruoli chiave, come i centri o i portieri? Dall'altra l'attuale classe dirigente arbitrale oggi si trova a lavorare nel deserto, in quanto per quasi vent'anni non ci sono state new entry. E oggi, con il pensionamento di molti "fischietti" c'è il vuoto. Anche se la FINA potrebbe riaprire una finestra di prolungamento per altri cinque anni, quindi dai 55 ai 60.
Alla luce di cio', perchè si auspica un confronto costruttivo fra allenatori e arbitri? Perchè nelle partite di campionato si fischia troppo. Troppi falli inutili che alla resa dei conti inficiano lo sviluppo del gioco. Oggi non c'è un eguale interpretazione sui metodi di arbitraggio fra campionato e gare internazionali.
Però è anche vero che gli errori si vedono sia in Italia che in Europa. Gli arbitri bravi ci sono in Italia e in Europa. In Italia e in Europa c'è ne sono altri, modesti. Un arbitro giovane probabilmente segue il regolamento alla lettera, forse quello più navigato lo sa filtrare maggiormente.
Il confronto fra la platea degli allenatori e i rappresentanti del GUG, Roberto Petronilli e Massimiliano Caputi, ha avuto come ago della bilancia il Ct azzurro Sandro Campagna, che ha dato una sua logica interpretazione di quanto accade. «Il giocatore in vasca deve capire il metro di giudizio che applica l'arbitro. Se l'arbitro fischia tutto si deve adattare, se non fischia anche. Credo che alla fine siano solo problemi di adattamento. Stessa cosa vale per l'allenatore, che deve saper leggere la partita».

 

23 / 11/ 17