Il big match della quarta giornata vale il primato in classifica. Ma c'è dell'altro: torna a Catania, da avversario Pierluigi Formiconi, ex di lusso. Non tanto per i tre titoli con l'Orizzonte, ma sopratutto per quello che Catania ha rappresentato nella sua lunga e splendida carriera sulla panchina del Setterosa. «Sono contento di andare a Catania, ho tanti amici, e naturalmente anche qualche nemico. Ma ci sono tanti motivi per cui mi fa piacere tornare a Nesima».

Ci spieghi ...
«Beh innanzitutto avrò di fronte una brava allenatrice: Martina Miceli è stata una delle mie migliori atlete in nazionale e nell'Orizzonte. Un'atleta di altissimo livello. E lo sta dimostrando anche seduta in panchina. Ragiona e fa ragionare le sue atlete. Ha imparato molto bene in acqua, ha la stoffa. E' brava».

Quindi che partita sarà?
«Per noi divertente. Giochiamo contro una squadra che punta al titolo. Si è molto rinforzata con l'arrivo di Garibotti e della Eggins, ma in generale ha una rosa che è cresciuta bene e molto».

Quindi sarà un Orizzonte da temere?
«Senza dubbio. Noi abbiamo altre ambizioni, come per esempio salvarci. Siamo una squadra giovane, che per caso si trova in testa alla classifica. Basti pensare che oggi abbiamo nove punti mentre due anni fa dopo diciotto partite la Roma stava a quota sette. Ecco forse mi aspettavo più attenzione per questa partita, da tutto l'ambiente».
 
Si può azzardare un pronostico per il titolo?
«Ci sono buone squadre. Il Padova ha le carte in regola per riprovare a vincere lo scudetto. Ha un gioco molto fisico, sono rodate. Il Messina ha perso Garibotti e Gorlero, ma ha questo astro nascente Chiappini e una mai doma Bosurgi, senza dimenticare che Aiello è ormai un'atleta di grande esperienza. L'Orizzonte vuole tornare ai vertici: la campagna acquisti lo dimostra. Garibotti, la Eggins, Tania (Di Mario, ndc) che è tornata in vasca. Potrebbe inserirsi il Bogliasco, ma ora come ora vedo queste tre squadre proiettate al vertice».

Lei passa dalla panchina di una squadra maschile ad una femminile con grande disinvoltura. Ma è tutto così semplice?
«Non c'è differenza. Per me il gioco che fanno i maschi lo fanno anche le femmine. Certamente sono più lente nel nuoto, hanno il tiro più debole, i contrasti sono diversi. Ma tatticamente no. E' tutto uguale. Anzi: da un certo punto di vista si capisce di più il gioco guardando le ragazze. Come nel tennis. Non trova?».

 

04 / 11/ 16