Il garage è diventato una micro-palestra privata, l’unico luogo dove, al momento, si cerca di mantenere in forma. Le piscine sono chiuse anche per chi andrà alle Olimpiadi. E in qualche modo bisogna attrezzarsi. Pietro Figlioli, capitano del Settebello e colonna della Pro Recco, vive così questa quarantena forzata, tra allenamenti in garage, dubbi sul futuro e vita familiare stranamente quotidiana.

È mai stato così tanto senza toccare l’acqua?
Se un periodo così c’è stato non me lo ricordo. Anche in vacanza non sto mai fermo. Sono un tipo attivo.

Com’è nata l’idea della palestra in garage?
Prima che le piscine fossero chiuse, la Pro Recco ci aveva dato la possibilità di portarci a casa qualcosa dalla palestra che utilizziamo di solito. Avevo capito che la situazione stava diventando seria. Così ho preso pesi, bilancieri, dischi, manubri, una panca, un cubo e qualche palla medica. Ho acquistato qualcosa online e ora ho la mia micropalestra. Siamo professionisti, non possiamo limitarci solo a flessioni e elastici. I bilancieri caricano fino a 150 chili, con quel peso puoi fare tante cose. Fare attività mi rende più tranquillo.

Pochi piani più in alto la vita familiare. Come va?
Ho due maschi, giochiamo con le macchinine o con i Lego. Col grande che va alle elementari faccio anche i compiti, soprattutto al mattino quando la testa è più fresca. Per i miei figli questo periodo è quasi come una vacanza: mi vedono tutti i giorni, non vanno a scuola. Certo, stare chiusi in casa non è sempre facile. A volte scendiamo nella zona garage e visto che non c’è praticamente nessuno li faccio andare un po’ in bicicletta. Uscite per correre? Ho tutto in garage. Ma non voglio condannare chi lo fa. Il decreto lo prevede. Chiaro che ci vuole buon senso. Se ti sei riscoperto solo ora professionista del trekking e stai 8 ore fuori casa non va bene.

Si è fatto un’idea di cosa succederà alle Olimpiadi?
Vedo troppi virologi ed esperti sui social, io non lo sono: faccio il pallanuotista. Per ora è tutto confermato, ma bisognerà capire l’evolversi della situazione. Stiamo alla finestra e aspettiamo.

Campionato e Champions?
Se non ci saranno le Olimpiadi si potrà pensare anche di giocare d’estate. Ma se Tokyo sarà confermato bisognerà vedere quanto tempo ci sarà quando torneremo a giocare. Se si disputeranno, ci saranno atleti che rischiano di non arrivare in Giappone al meglio. Mi aspetto che certe federazioni facciano notare questi aspetti, soprattutto in discipline con un peso politico importante. C’è il rischio che in certe Nazioni ci si alleni più o meno normalmente e in altri si fermi tutto. Bisognerà capire anche come si diffonderà il virus. Io spero che le Olimpiadi si facciano. Ma prima bisogna pensare alla salute di questo mondo.

Tante incognite.
Proprio così. Per questo posso solo allenarmi. E farmi trovare pronto quando qualcuno ci comunicherà le decisioni che sono state prese. (1-da Il Secolo XIX)

19 / 03/ 20