Massimiliano Ferretti è stato “espulso” dalla pallanuoto. Dal 2013 è scomparso dalle piscine come Roberto Baggio dai manti erbosi del calcio e Antonello Riva dai parquet cestistici. Lo sport italiano perde per strada dei simboli, dei campioni, ma soprattutto dei professionisti preparati e seri.

Forse anche questa è una chiave per capire il terreno ceduto dall’Italia negli sport di squadra, a livello di club come di nazionali. Fu clamoroso il caso di Antonello Riva, ora manager di successo: «È il basket che ha mollato il bomber, non il contrario».
Emblematica anche la storia di Roberto Baggio. Su proposta dell’allora Presidente della FIGC, Giancarlo Abete, il 4 agosto 2010, dopo il disastro al mondiale, venne nominato Presidente del Settore tecnico della Federazione. Il 23 gennaio 2013 lasciò con una motivazione disarmante: «Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta e ne traggo le consesuenze».

Max Ferretti ha fatto la storia della pallanuoto. Partendo il 22 giugno 1966 da Tor Pignattara, difficile borgata della periferia romana, ha fornito un contributo decisivo alla conquista dei trionfi del Settebello, guidato prima da Fritz Dennerlein e poi da Ratko Rudic. All’aeroporto di Fiumicino, durante i Mondiali 1994, sparivano le sue gigantografie, come dai distributori di benzina quelle di Baggio. Nel 1999 era diventato “re di Roma”, grazie ad uno scudetto memorabile. Era un simbolo, come la sua Porsche e la sua Harley Davidson.
Bravo e pure bello, a molti mai simpatico. Una valanga di gol in carriera, ben quattro nella finale olimpica di Barcellona nel 1992, la partita del secolo. Eppure non ha avuto solo gioie. Nel 1995, dopo il titolo mondiale di Roma, arrivò la sua sorprendente esclusione dal Settebello. Si disse per motivi di età. Eppure Max ha continuato per un altro decennio a vincere titoli di capocannoniere, campionati e coppe, come dimostra l’ultima Euro League conquistata nel 2003 a Genova. Nel 2007 viene messo alla porta dal Presidente Volpi, che tanto lo aveva voluto come Direttore Generale della Pro Recco, dopo appena due stagioni di incarico nelle quali fece tornare tricolore, Euro League e soprattutto impostò un’importante intelaiatura societaria e tecnica. Dopo si ricordano quattro anni al Nervi, come tecnico e Direttore Generale, ed un’ultima stagione a Sori in mezzo a tante difficoltà, ma sempre con risultati oltre le più rosee aspettative. Poi più nulla.

La grinta in vasca di Max Ferretti, qui con la calottina della Pro Recco (foto Borsarelli)


«Mi sarebbe piaciuto continuare, ma non è stato possibile. I contatti con i club italiani non hanno mai portato a nulla. In ambito FIN, sono risultati lettera morta sia un incontro con il presidente Barelli che una e-mail indirizzata al tecnico Alessandro Campagna. Ho anche partecipato ai bandi delle varie federazioni straniere (USA, Canada, Cina, Dubai, Iran, Georgia), senza mai ricevere neanche risposta».

Tutte amarezze, un solo ricordo piacevole. «Nel 2013, a Francoforte, ho partecipato alla selezione europea per la panchina della nazionale maschile USA, andata poi al serbo Dejan Udovicic. Essere chiamato per un’intervista di quel livello fu un enorme onore e rimane la più grande soddisfazione nella mia breve carriera di tecnico».

L’ultima delusione nella corsa alla panchina della Georgia nel 2016. Non proprio una nazione di riferimento nella pallanuoto.
«Un amico mi aveva informato che Amedeo Pomilio e Gu Baldineti avevano declinato le proposte. Non avendo riferimenti diretti, ho contattato George Mshvenieradze, il leggendario centroboa della nazionale russa e della Pro Recco, georgiano di nascita. Inizialmente mi diede qualche speranza, ma dopo pochi giorni mi fece capire che la mia candidatura era stata “bloccata”. La motivazione ufficiale fu la mancanza di esperienza su panchine di livello internazionale. Ho poi saputo che il tecnico destinato non era di certo un veterano delle panchine internazionali, tutt’altro».

Max parla della pallanuoto al passato. «Ho chiuso. Se da giocatore non avessi mai fatto gol, avrei smesso e in questo caso è successo qualcosa di simile, dunque ho deciso di farmi da parte. Dal 2014 sono residente a Budapest e lavoro in proprio».

Cerca di trovare una spiegazione razionale alla sua emarginazione.
«Credo che il vero problema non sia stato esclusivamente la personalità spiccata, come molti sostengono. Semmai ritengo che il mio modo di propormi non sia stato apprezzato dall’ambiente (ride). Ho sempre usato una maniera dignitosa, senza mai chiedere favori o promettere ricompense, cercando di puntare su professionalità, serietà, onestà e lavoro».

Max era abituato alle battaglie in vasca, a volte crudeli, ma dove il merito alla fine emergeva. Ha dovuto imparare che fuori dall’acqua si gioca con regole ancor più spietate che quasi mai riconoscono il merito.
«Me ne sono fatto una ragione, certi meccanismi ormai prevalgono dappertutto».

Dalle poche amicizie sincere e da una lucida riflessione un piccolo spiraglio di consolazione.
«Mi sembra che affidarsi sempre agli “amici degli amici”, puntare esclusivamente sugli “yes men” non paghi granché. Meritocrazia e selezione potrebbero portare risultati migliori. Mai togliere la speranza di poter riuscire e la motivazione a farlo».

Rimangono i ricordi, le vittorie, i momenti indimenticabili. Oltre quelli nulla, solo l’oblio. Servirebbe una rovesciata come a Barcellona, una giocata da fuoriclasse delle sue, ma quelle si possono fare solo in vasca.
(1_da Repubblica ed. Genova)

IL PALMARES
Ha vinto quattro scudetti (Savona 1991 e 1992, Roma 1999, Pro Recco 2002), l’Eurolega (Pro Recco 2003), tre Coppa Coppe (Arenzano 1989, Pescara 1990 e Roma 1996) ed il grande slam con l’Italia (Olimpiadi 1992, Europeo1993, Mondiale 1994).

IL CURRICULUM
Laureato in filosofia, con una tesi di pedagogia, ha esordito in A 1 a 15 anni con la Lazio. Si è ritirato nel 2005. Era un centroboa.Ha vinto per 7 stagioni la classifica marcatori.Nel 1992 (Savona-Roma 20-14)realizzò il record con 13 reti in una sola gara.

Max Ferretti marcato "stretto da Giovanni Foresti

 

 

13 / 08/ 18

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