Pro Recco – Ferencvaros giocata mercoledì a Bologna è stata una gran bella partita. Uno spot per la nostra pallanuoto. L’occasione per scambiare due parole con l’artefice di questa “pallanuoto itinerante per club”: Maurizio Felugo.

Recco - Ferencvaros è stato uno spot per la pallanuoto. Bella gara, intensa, che ha deliziato gli spettatori di bologna
Abbiamo visto tre gare in una, giocate spettacolari in un impianto tra i più belli in Italia: c'era un'atmosfera bellissima sulle tribune e il tifo ci ha dato quella spinta in più nel momento difficile. La gente si è divertita, serate così ripagano di tutti gli sforzi organizzativi che facciamo per portare la pallanuoto in altre città.

La politica della pallanuoto itinerante quanto può giovare al movimento?
La migliore risposta è la felicità che avevano negli occhi i bambini venuti a Bologna e in coda a fine gara per un autografo o un selfie. Da piccoli si ha ancora il tempo per sognare e vivere serate come quella di mercoledì, così come quelle di Bergamo e le altre delle scorse stagioni, è il miglior modo per alimentare il loro entusiasmo. Si danno ulteriori stimoli, si capisce che i sacrifici possono portare, un giorno, ad essere i protagonisti di eventi di questo livello con le tribune piene e la diretta di Sky Sport. Dagli allenatori dell'Academy ci arrivano feedback entusiastici, quasi impensabili: dagli allenamenti successivi c'è chi si "gasa" e prova a tirare come Di Fulvio o a girarsi come Kayes.

Recco sta facendo per questo uno sforzo molto grande. E' l'unico club che percorre questa strada. Perché?
Perché il risultato sportivo è importante, ma è importante anche e soprattutto l'impegno sociale che sta alla base di ogni sport e di cui non dobbiamo mai dimenticarci. E poi, più semplicemente, posso rispondere che amare la pallanuoto significa anche fare di tutto per farla conoscere, per aumentarne la visibilità, per regalare la vetrina giusta a un prodotto così bello che forse è stato un po' trascurato negli ultimi anni. Lavoriamo tanto a livello di comunicazione e penso che la Pro Recco e i suoi giocatori stiano arrivando. A Piacenza, prima della partita con il Brescia, abbiamo svolto la rifinitura in una tribuna stracolma; alla fine i nostri campioni sono stati "assaliti" dai ragazzi, quasi non riuscivamo a lasciare l'impianto. Pochi giorni dopo, un'altra società ci ha chiesto di andare ad allenarci da loro prima della partita di Bologna contro il Ferencvaros, ma purtroppo non è stato possibile. C'è un mondo che tifa Pro Recco, che ci apre le porte di casa, ci sostiene, si veste con i nostri colori. Scherzando, ma neppure troppo, ho già pre allertato il mio staff: cominciamo a pensare all'allenamento itinerante.

Come ha visto i biancocelesti?
Non mi permetto di fare un'analisi tecnica del match, per quella abbiamo mister Rudic che è il numero uno e sa gestire in maniera impeccabile il gruppo. Penso sia inevitabile non essere al cento per cento in questa fase della stagione, sarebbe anormale esserlo: tutte le squadre stanno faticando, anche chi vince spesso lo fa di un sol gol di scarto seppur contro avversari tecnicamente meno dotati. Mercoledì sera abbiamo affrontato una grande squadra, i campioni in carica, praticamente la nazionale ungherese con quattro stranieri di prima fascia. Faccio i complimenti al mio amico Norbert Madaras: sta dimostrando di essere forte anche dietro la scrivania, ma non avevo dubbi vista la sua intelligenza.

Come vede il cammino in Champions visto che in campionato non c'è praticamente storia?
La Champions League è una competizione tanto bella quanto complicata. Ci sono club come Ferencvaros, Olympiakos e Barceloneta che partono alla pari con noi per vincere. E poi le variabili impazzite: squadre come Jug, Osc, Mladost e Szolnok ti possono mettere in crisi nella partita singola, per batterle devi sudare le proverbiali sette camice. Per alzare la coppa devi superare tre muri in tre giorni. In poche parole: serve la perfezione. Non sono d'accordo sul fatto che in campionato non ci sarà storia: le partite, a maggior ragione gli scudetti, si vincono in campo, non a parole. Nello sport nulla è scontato.

Il calo che ha avuto da metà gara è dovuto ad un cambio di preparazione? Negli ultimi anni si è sempre evidenziato un avvicinamento a fine stagione sempre al top, poi nelle finali di champions c'è stato quel leggero calo che ne ha pregiudicato il successo.
Questa è una stagione strana, con due grandi soste: dopo l' ultima partita del 9 dicembre torneremo in vasca il primo febbraio. E poi ci sarà un altro lungo stop a marzo per le qualificazioni pre olimpiche. Conterà essere al top a fine febbraio per la coppa Italia e poi a maggio. Le ultime finali di Champions hanno avuto tutte un andamento piuttosto simile e mi riferisco alle due sconfitte con lo Jug a Budapest e alla sconfitta dello scorso anno con l'Olympiakos: una partenza ad handicap e una rimonta nella seconda fase di partita poi non concretizzata. Non penso quindi sia corretto parlare dell'aspetto fisico per inquadrare il risultato negativo. La verità è che quando ci si scontra contro grandi squadre tutto è possibile, basta la giornata storta di un singolo per far pendere la bilancia dall'altra parte.

Sarebbe d'accordo a cambiare formula in Champions? Quarti di finale andata e ritorno, poi una final four e non una final eight? Così anche i costi per chi organizza sarebbe inferiori.
Questo sarà il terzo anno di Final 8. Penso sia giusto fermarsi ad analizzare pro e contro di questa formula, sentendo prima di tutto i principali protagonisti: giocatori e club. Ecco, quello che sento dagli atleti è che tre partite di quel  livello, in meno di 72 ore, sono uno sforzo fisico immenso che purtroppo va a discapito dello spettacolo. A livello organizzativo gestire otto squadre e otto tifoserie è impegnativo. Per non parlare della gestione dei biglietti: se non puoi svuotare le tribune tra una partita e l'altra rischi di avere gradinate vuote perché le tifoserie delle squadre non si fermano a vedere le partite in cui non è coinvolta la loro. Penso che la Final Four, con l'antipasto dei quarti di finale andata e ritorno, potrebbe essere una soluzione intelligente.

Il campionato sta esprimendo in queste prime sette giornate qualche realtà nuova. Ma manca sempre la televisione. Oggi in tv si vede solo la Pro e le nazionali. Cambiare strada?
I new media sono importantissimi, ma un conto è vedere la partita di pallanuoto in televisione, un altro sullo smartphone con lo schermo di pochi pollici e magari la connessione che va e viene. Non c'è paragone. E poi la diretta televisiva è importante anche per dare nobiltà agli occhi della gente all'evento stesso. È stato un grande peccato aver perso la Rai per il campionato: quest'anno ci sono partite equilibrate che si decidono a pochi secondi dalla sirena, sarebbe stato bello tornare a vederne una alla settimana, magari al venerdì sera.

 

 

22 / 11/ 19