Budapest - Il sorriso non manca mai sulle labbra. Entra in sala stampa e saluta tutti con grande cordialità. Ha perso una partita importante, ma non conta più di tanto. Per lui l’importante è giocare, bene, poi se vinci meglio, ma se perdi l’importante era esserci. Lui è Felipe Perrone, stella dello Jug, brasiliano ma … «Devo valutare se tornare a giocare con la Spagna, dopo quanto è successo in Brasile». Già perché in tasca ha anche il passaporto spagnolo.

Stanco, meglio «scoppiato», ma contento. Lo Jug ha cercato di ripetersi visto i presupposti: avete battuto il Recco, poi?
E’ stata la nostra grande impresa. Che oggi non abbiamo però ripetuto. Abbiamo disputato tre partite in meno di 48 ore e siamo arrivati alla fine veramente stanchi. Lo scorso anno abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’Olympiakos che ha un gioco più lento. Il Szolnok ha un gioco molto veloce e noi che venivamo dalla battaglia con il Recco, non siamo riusciti a concentrarci in attacco ed in difesa come avremmo dovuto. Complimenti a loro, ma sono contento di essere stato in finale per il secondo anno di fila.

Facciamo un passo indietro: come leggere oggi la vittoria sul Recco?
Penso e credo che il Recco sia la squadra di club più forte al mondo. Ha giocatori senza dubbio fortissimi e più forti di noi. Ciò detto va sottolineato che con i miei compagni siamo insieme da due anni, abbiamo lottato in tante partite difficili. Loro praticamente no. Non hanno incontri duri in campionato, e questo sotto un certo aspetto li ha penalizzati. Nei momenti difficili scattano quei meccanismi che ti spingono a lottare e stringere i denti. Ed in questo abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna.

Parliamo di Felipe Perrone. Cosa c’è nel suo futuro? Forse l’Italia?
Devo ancora decidere cosa farò. Sicuramente questa estate non giocherò con la nazionale brasiliana: è un momento difficile per loro, dopo che presidente e diversi dirigenti sono stati arrestati. Vorrà dire che mi riposerò, dopo tanti anni, guarderò il mondiale da lontano. C’è anche una possibilità che torni a giocare con la nazionale spagnola. Vedremo. Resta il fatto che la mia passione per la pallanuoto è viva e forte: mi piace allenarmi, giocare, respirare l’aria che c’è nel nostro mondo. Adesso ho tre mesi per riposarmi, anche se sarà in fondo dura guardare un mondiale e non esserci.

Nella foto
Felipe Perrone esulta sotto lo sguardo di Dusan Mandic


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28 / 05/ 17