Era l’Italia di Paolo de Crescenzo quella che nel lontano 2003 ai mondiali di Barcellona affrontò l’Australia. In vasca allora c’era Fabrizio Buonocore, di lì a poco avrebbe avuto al collo uno splendido argento. «È vero, quasi dimenticavo, erano i quarti di finale» ci dice al telefono con un pizzico di emozione.
Una bella Italia che fece gridare al miracolo contro tutti o quasi i pronostici. Oggi quel miracolo non è riuscito, vincere con 11 gol di scarto. Complice anche la tensione del doverlo fare a tutti i costi, gli azzurri scivolano al secondo posto.
«Peccato – prosegue - un po’ di riposo dopo 3 turni fa sempre bene, aiuta a ricaricare le batterie». Per fortuna, ci sarà il Kazakistan come prossima tappa verso il podio. «Il fatto di avere un avversario assolutamente alla portata può avere i suoi lati positivi, consente di non perdere il ritmo partita e farsi trovare pronti per i quarti».
Già, i quarti. Lì si farà sul serio. Ci sarà, salvo cataclismi, la Croazia, di sicuro avversario più ostico. «Non è mai facile incontrarla, è una squadra tosta. Il fatto di averla già battuta due volte quest’anno non significa niente». Il perchè è presto detto: «Ci si gioca il percorso verso le semifinali, ci saranno altri stimoli, in fase di preparazione possono influire tanti fattori sul risultato». Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. «Certo, anche se arrivare primi avrebbe consentito di andare dall’altra parte del tabellone, incontrare Spagna o Russia, avversari meno temibili dei croati avrebbe consentito almeno sulla carta un cammino più agevole», conclude, ribadendo che «gli azzurri se la possono giocare con chiunuque».

Una curiosità: quattordici anni fa insieme a Buonocore nel roster con la calottina rossa c’era un certo Stefano Tempesti. Oggi, qualsiasi siano i motivi, l’Airone è ancora lì…

21 / 07/ 17