Qualche ruga in più, qualche filo bianco nella capigliatura nera, ma il sorriso e la simpatia di sempre: si presenta così Manel Estiarte, strappato alla sua vacanza pescarese dall’incredibile festa con i suoi ex campagni della Sisley vincitori del “triplete” nell’ormai lontano 1987. «Una coincidenza che mi ha fatto immenso piacere –confessa-. Ritrovarmi con i miei ex compagni è stato fantastico».

Oggi è l'uomo ombra di Pep Guardiola: amico, punto di riferimento, consigliere. Vive il calcio in modo totale, dopo essere stato mito, simbolo e interprete di classe purissima della pallanuoto. Un ricordo non si cancella mai.

Ma quella pallanuoto che ha vissuto, che ha giocato, esiste ancora?
Non lo so. Non ha tanta importanza. Quando ho giocato quella pallanuoto trent’anni fa era una pallanuoto diversa dalle immagini in bianco e nero di trent’anni prima, era diversa da quella giocata dai campioni Olimpici italiani di Roma ‘60 o da quella degli ungheresi a Tokyo ’64. Così oggi è diversa da quella che io giocavo. Sono passati trent’anni ed è giusto che sia cambiata. In meglio o in peggio non devo essere io a dirlo. Io l’ho giocata e me ne vanto. Tra vent’anni sarà diversa da quella di oggi. E’ la legge della vita, dello sport. Guardiamo per un attimo il calcio: nelle immagini di trent’anni fa i giocatori sembravano camminare in campo. Oggi sembra che volino. In trent’anni tutto cambia. Non credo che sia importante scatenare una polemica su questa tematica: mi tengo ben stretto nei miei pensieri e nel mio cuore la mia pallanuoto, quella di trent’anni fa, e voglio complimentarmi con i campioni di oggi e con i suoi protagonisti che la giocano a questi livelli.

Trent’anni fa c’erano grandi dirigenti nella pallanuoto che non solo hanno scritto la storia di grandi club, come Gabriele Pomilio a Pescara, ma hanno dato un impulso a tutto il movimento. Oggi non sembra ci sia più questa spinta. Secondo lei perché?
E’ un aspetto che merita un’importante valutazione. Come ho detto prima, la pallanuoto di trent’anni fa è diversa da quella di oggi, come trent’anni prima era diversa dalla mia. Oggi non conosco gli uomini che sono impegnati nella pallanuoto. Oggi sono lontano dall’ambiente per poter giudicare. Ma quando giocavo c’erano tanti dirigenti che si battevano per la pallanuoto. Ho avuto la fortuna di conoscere Gabriele Pomilio: oggi posso affermare con certezza che magari nello sport, non solo nella pallanuoto, ci fossero persone come lui. Passione, idee, capacità di convincimento: doti che oggi dovrebbero animare tutti i dirigenti. Gervasio, Mistrangelo, Paolo De Crescenzo, dirigenti di Posillipo e Canottieri Napoli: hanno scritto la storia della pallanuoto, ma trent’anni fa. Oggi bisogna ritrovare personaggi animati dallo stesso spirito.

Da ciò possiamo dedurre che secondo lei ogni epoca ha avuto i suoi grandi protagonisti
Certo. Per me i campioni erano i Fiorillo, i Gandolfi, i Silipo, i Porzio, i D’Altrui, i Mammarella. Oggi ci sono i Perrone, i Molina, i Sukno, i Di Fulvio, i Fondelli. E’ bello, mi piace ricordare il passato. Ma non mi piace vivere nel passato. I miei miti erano Gianni De Magistris, Sante Marsili. Quando poi sono diventato un discreto (falsa modestia, dnr) giocatore volevo condividere con i miei compagni i successi sia del Pescara, che del Savona, che della nazionale spagnola. Credo che sia giusto così. Ogni epoca ha la sua storia. I giovani di oggi non devono vivere con i riflessi di Silipo o Estiarte. Devono guardare i giocatori come Di Fulvio o Perrone. Quelli che vedono ogni giorno. Il passato è passato. Poi se con il tempo conosceranno la storia della pallanuoto allora scopriranno i campioni del passato. Io non conoscevo nessuno, volevo giocare solo con mio fratello. Poi ho visto Janè e volevo diventare come lui. E con il tempo ho scoperto nomi e campioni come Farago o De Magistris che ho conosciuto con la nazionale. I giovani di oggi non devono avere Estiarte come modello, ma devono riflettersi nei campioni che vedono, quelli di oggi. Non bisogna vivere di nostalgia.

Avere negli occhi le controfughe che Estiarte e Ferretti facevano nel Savona porta ad una sola conclusione: oggi non c’è più fantasia.
Mi fa piacere, però sia Massimiliano che il sottoscritto non si mettevano a tirare in verticale come adesso. I giocatori di oggi hanno una tecnica, una sicurezza nel palleggio, nel tiro, diversa. La pallanuoto oggi è più concreta, c’è più analisi della partita, ci sono schemi, ci sono dettagli studiati centimetro per centimetro. E questo toglie un po’ di fantasia. Quando giocavo era tutto più spartano, più libero: gli allenatori ci gridavano vai via, parti, giocatela, dribla. Oggi no, non partire, non driblare perché è rischioso. Perché è tutto più schematico. Si sono perse certe cose, ma se ne sono guadagnate altre. Tutto evolve come evolve lo sport.

E sul cambio di regole?
Dovrei vedere almeno dieci, venti partite per poter esprimere un giudizio. Posso solo dire che tutti noi che amiamo la pallanuoto, vediamo meno i difetti di questo sport. La proteggeremo sempre perché l’amiamo. Noi non possiamo quindi esprimere giudizi sulla pallanuoto. Credo che il vero dibattito sulla pallanuoto sia l’approccio. Quale è il giudizio che esprimono dei bambini che vedono una partita? La capiscono? Sulle regole nuove, se era meglio o sarà peggio, non so cosa dire. Trent’anni fa si giocava in undici. Adesso c’è polemica perché si vuole tornare ad undici. Certo era meno fisica di oggi, si gestiva diversamente. O forse il CIO vuole tornare alla pallanuoto di trent’anni fa?


19 / 06/ 17