Quanto è difficile dire smetto. Chiedetelo ad Erzsebet Valkai, che dopo aver detto “basta pallanuoto” almeno un paio di volte, superata la soglia dei suoi 42 anni (peraltro portati benissimo) è tornata ad indossare la calottina e si è rituffata nella mischia. L’episodio è accaduto domenica scorsa in occasione della gara tra Napoli Nuoto e Torre del Grifo valida per la 4a giornata del girone di andata del campionato di  A2.
Erzsebet, che difendeva i colori del team partenopeo, è scesa in vasca con la calottina numero 2.
Per la cronaca ha anche segnato due gol che può apparire superfluo definire di “ottima fattura”.  

«Sì, è vero, è così: senza pallanuoto non so stare –ammette candidamente l’ex campionessa nativa di Lajosmizse, in Ungheria e che ha alle spalle una serie di partecipazioni ad Europei, Mondiali ed Olimpiadi con l’Ungheria prima e poi con l’Italia– quei “marpioni” dei dirigenti del Napoli Nuoto (la nuova società partenopea è stata fondata da personaggi illustri della pallanuoto italiana come Carlo Silipo, Francesco Postiglione e Fabrizio Buonocore: tra coloro che operano in seno al team c’è anche suo marito Roberto Vestuto che riveste i panni di allenatore) ci hanno messo poco a convincermi e rieccomi qui, divertita, molto più allegra e spensierata di un tempo, con lo stesso entusiasmo e la stessa grinta di allora, pur se nella consapevolezza di svolgere, all’interno di questa squadra, un ruolo decisamente diverso rispetto a quello svolto in passato». 
Nel senso che? «Nel senso che prima ero squisitamente una giocatrice, oggi in vasca, oltre a quello, ricopro anche il ruolo di “sorella maggiore” di “dispensatrice” di quei consigli che ritengo possano rappresentare un valore aggiunto per la crescita delle giocatrici della Napoli Nuoto». 

Ci sono in giro potenzialmente almeno un’altra dozzina di giocatrici che come Erzsebet Valkai hanno dato lustro alla pallanuoto. Lei non consiglierebbe alle sue colleghe di un tempo di fare, laddove vivono, le stesse cose che fa lei per le ragazze del Napoli?

«Certo che sì, anche se il rischio è quello di sentirsi poi dire che stai portando via un posto in squadra ad un’altra ragazza. Ma quello che si dà in termini di “suggerimenti” in vasca sono convinta aiuti più di tante altre cose a far crescere le più giovani. Giovani che, se spalleggiate e sostenute, finiscono per apprendere più agevolmente i rudimenti della pallanuoto, rendendo poi, partita dopo partita, in maniera pressoché esponenziale». 

09 / 03/ 21